Magazine Martedì 24 giugno 2014

«Lei vuole un figlio, ma io non ho un lavoro»

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Magazine - Salve dottor Ventura,
io volevo solo dei consigli da parte sua in quanto mi trovo in una situazione molto complessa e difficoltosa da parte mia.
Sono italiano e convivo con la mia ragazza (non tedesca) in Germania da un anno, attualmente sono disoccupato e ho difficoltà a trovare lavoro dovuto al fatto della crisi, lei ha un lavoro a tempo indeterminato.

Il nostro rapporto è buono ci vogliamo molto bene, non ci sono problemi sentimentali ma il fatto è che lei mi ripete spesso che vuole sposarsi e fare un bambino... Ecco io ovviamente vorrei tutto questo ma cerco sempre di spiegarle che non è il momento buono dato che non trovo un lavoro stabile, ma lei mi continua a ripetere che se si continua così non avremo mai una famiglia, che si sente vecchia (31 anni, io ne ho 33).

Siamo preoccupati entrambi e io sinceramente non so più come comportarmi, forse devo sposarmi lo stsso senza un lavoro fisso? in questi ultimi tempi la vedo un po' come tipo delusa, ho davvero la sensazione di perderla.. mi può dare dei consigli sono abbattuto e non trovo una soluzione!
Cordiali Saluti,
Andrea

Buongiorno Andrea,
nelle sue poche righe ha sollevato un problemino che necessiterebbe di un'analisi ed un approfondimento che va ben oltre le mie capacità e le possibilità di spazio, di questa rubrica.
Questo per mettere le mani avanti e dirle subito che, riguardo a quello che lei mi espone, non solo lei si trova in una situazione veramente "complessa".

Proprio per questo, più che darle dei generici consigli, cercherò di farla sentire un po' meno solo facendo l'elenco dei Grandi Dilemmi che sottintendono la sua situazione e che trovano anche molte altre persone nella sua stessa difficoltà.
E di Dilemmi ve ne sono di diversi tipi, tutti piuttosto importanti, che si intrecciano tra di loro.

Uno degli aspetti più importanti riguarda il fare un figlio.
Che è un punto cardine all'interno di una coppia ma che è un esigenza vissuta diversamente tra maschi e femmine.
In senso generale (e perdonatemi l' estrema semplificazione) le donne hanno una forte "identificazione" fisica (biologica e fisiologica) e mentale con il ruolo materno, mentre i maschi hanno, se mai, più una idea di avere dei figli ma non sentono il bisogno fisico di essere padri (ma possono avere fantasie sul mettere incinte le donne). E scusi se è una differenza da poco.
Senza contare che questo riguarda il fatto in sé di essere madre (o padre).

Poi vi è un aspetto prospettico. Fare un figlio è più che una semplice decisione del momento. È, o meglio dovrebbe essere, un progetto che si articola in un tempo molto lungo e non si esaurisce né con l'atto sessuale, né con la gravidanza e neppure con il parto, ma si sviluppa in un percorso di anni, con innumerevoli tappe, che mischiano gioie e fatiche e coinvolgono in maniera significativa il rapporto di coppia.

Ed a questo proposito, proprio sugli aspetti relativi al futuro può nascere un ulteriore aspetto critico, questa volta molto soggettivo. Una ulteriore antitesi può derivare da diverse caratteristiche di personalità, infatti (seguendo i Tipi Junghiani) se uno è estroverso prima agisce e poi, se mai, giustifica in qualche modo, (a volte anche con aggressività) il proprio comportamento. Mentre, se è introverso, prima di compiere un passo di questa portata, ci pensa cento (mila) volte e si perde in mille crucci a volte anche più grandi della realtà.

Ovviamente se uno ci pensa cosi tanto c'è il rischio che, poi, non se ne faccia niente, con una conseguente "crescita zero".
Ma , a proposito di rischi, fare un figlio oggi e poi non essere in grado di seguirlo adeguatamente, domani, potrebbe essere altrettanto problematico.
E come noterà questo è uno dei comportamenti che contraddistinguono non solo i vostri due punti di vista, ma l'intera società cosiddetta occidentale, che sembra orientata ad avere sempre meno figli rispetto ad altre società che, invece, sono molto più prolifiche.

E parlando di società ci si trova, poi, a confrontarsi con i vari diritti di famiglia che regolano e tutelano il rapporto tra genitori (più o meno sposati o uniti) e figli. E non ultimo il sostegno che lo Stato fornisce ai nuclei familiari (sostegno che in Germania potrebbe essere diverso che in Italia).

In ultimo dovremmo parlare di "responsabilità", ovvero di come suddividere gli oneri non solo di sostegno materiale ma anche educativo di una scelta così importante a partire da una posizione così distante tra lei e la sua compagna.
E parlo di oneri perché mi sembra di capire che lei si trova in difficoltà proprio perché non si sente in grado di fornire un adeguato sostegno economico alla sua famiglia mentre la sua compagna sembra che, adesso, non vi dia lo stesso peso.
Ma, trattandosi di un progetto a lungo termine, diventa difficile prendersi un impegno che non si è sicuri di poter adempiere (avremmo lo stesso problema se si trattasse di un mutuo, solo che un figlio è decisamente più importante).

Come vede il suo problema è davvero un Problema con la P maiuscole e purtroppo, non è neanche solo suo.
Quindi come le dicevo non mi sento all'altezza di poterle dare un saggio consiglio su questo argomento se non quello di continuare ad affrontarlo assieme alla sua compagna sino a quando non raggiungerete un buon accordo tra l'esigenza attuale ed il bisogno di garantire sicurezze per il futuro.

L'ultima cosa che mi resta da dire è che, su questo argomento, che sta riguardando una parte sempre più grande della nostra società dovrebbero confrontarsi, non solo le singole persone, ma anche le istituzioni.

Preso atto delle mutate situazioni sociali e culturali, ci dovrebbe essere un confronto più alto che dovrebbe portare a delle soluzioni e a delle regolamentazioni più adatte a favorire il superamento di tali criticità.
Credo che sarebbe una prova di civiltà riuscire a dare alle persone la possibilità di vivere serenamente l'esperienza di essere genitori nel senso più ampio e compiuto del termine.

di Marco Ventura

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