Magazine Sabato 14 giugno 2014

Martin Amis: «I nazisti non erano umani, ma rettili»

Martin Amis

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L'intervista di Laura Guglielmi al vincitore del Premio Bottari Lattes Grinzane 2014, nella sezione Il Germoglio, Andrew Sean Greer.

Magazine - Martin Amis arriva trafelato, lo ha appena punto una vespa. L'ex enfant terrible del mondo della letteratura britannica, classe 49, poi procede spedito e risponde alle domande, dimenticandosi di quell'insetto insidioso, in cui si è appena imbattuto. Siamo nelle Langhe, che in questa stagione danno il meglio, con le vigne che si bevono il sole sulle colline cesellate.

London Fields (vedi box a destra), il romanzo per cui ha vinto il Bottari Lattes Grinzane 2014 – verrà premiato a Grinzane Cavour sabato 14 giugno alle 16.30 – è uscito ben 25 anni fa. Ne è passata di acqua sotto i ponti. A breve uscirà anche la versione cinematografica, per la regia di Mathew Cullen.

«I premi fanno piacere – commenta – poi è bello vedere che un tuo libro è ancora in grado di dire delle cose, dopo così tanto tempo. Però devono passare almeno cento anni perché diventi immortale. Quindi, quando sei in vita, non puoi capire se sei un bravo scrittore, tra quelli che saranno ricordati».

La Londra descritta nel romanzo è una metropoli misera, degradata, in preda alla barbarie, con le periferie fatiscenti, le strade sporche. Però allora non era così pressante la paura per il fondamentalismo: «L'islamismo e il terrorismo islamico sono due cose diverse. Non sono d'accordo con chi dice che l'immigrazione è fuori controllo. Invece è una ricchezza. Vorrei che la nostra società fosse come gli Stati Uniti di un tempo, aperta. Le nazioni miste sono le migliori. Non ha più senso parlare di etnie pure».

Amis non è mai stato tenero con i suoi compatrioti britannici, e anche London Fields non è certo un bel ritratto della Londra post-thatcheriana: «Gli inglesi, in verità, hanno molte virtù – la tolleranza e il famoso senso dell'humor – però, dato che sono uno scrittore satirico, metto in evidenza le debolezze. Sono anche invidiosi e permalosi, perché sono stati spodestati prima dagli Stati Uniti e ora anche da altre nazioni. Da una lato sentono di aver perso il potere, dall'altro hanno anche un senso di vergogna per i soprusi che hanno perpetuato».

Però è anche vero che i britannici fanno gli snob e l'integrazione europea non va giù a tutti: «Il carattere di un popolo è determinato anche dalla geografia. La Gran Bretagna è un'isola, e ciò si rispecchia nel carattere della gente. Io auspico un governo globale, certi problemi, come il surriscaldamento del pianeta, non possono essere risolti se non da una confederazione mondiale di nazioni».

In London Fields Amis ha ritratto un bambino di tre anni estremamente violento, il figlio di Gay: «Un bambino terrificante, mi sono ispirato al figlio di un mio amico. E in più io ero appena diventato padre. E spiavo mio figlio che, quando stava cominciando a camminare, come tutti i bambini, sembrava ubriaco. Devo dire che essere padre ti aiuta a scrivere».

Da qualche anno Amis vive negli Stati Uniti: «Le armi andrebbero abolite, troppe stragi nelle scuole, tanti ragazzi morti e quelli sopravvissuti avranno problemi psichiatrici per il resto della vita. Il 45% delle armi vengono vendute a comuni cittadini, durante le fiere. Obama, che voleva vietarne la vendita diffusa, è stato messo in minoranza dal Congresso, che lo ha pure accusato di voler strumentalizzare la campagna contro le armi a fini politici. Una cosa vergognosa».

Venerdì 13 giugno, sempre in occasione del Pemio, Amis ha tenuto ad Alba una Lectio Magistralis su Primo Levi. Non è un caso, perché il suo prossimo romanzo è incentrato sull'olocausto: «Forse con il suo suicidio, Levi ha voluto affermare qualcosa come la vita è mia e spetta solo a me il diritto di togliermela. Nella sua morte percepisco una sfida. E per questo lo onoro. Nel caso di Primo Levi il corpo può non esserci più, ma il corpus dello scrittore è pronto per l'immortalità». I libri di Levi, insomma, ormai sono imprescindibili, per lo scrittore Amis.

Indagando così a fondo l'olocausto per il suo nuovo romanzo, Amis ha trovato delle risposte, dei perché? «Ho scoperto sì qualcosa, ma su di me. Non so se ho scoperto qualcosa di nuovo su questa tragedia. L'olocausto dovrebbe aiutare a comprenderci. Io penserò alle cose che ho letto nella mia ricerca per il resto della mia vita. Man mano che andiamo avanti con gli anni, crediamo di capire sempre qualcosa di più, ma invece sia Hitler sia Stalin rimangono un rebus. Il comportamento di Hitler non può essere spiegato. Era uno psicopatico con una parte di lucidità? Se si fa un passo avanti verso la comprensione, ecco che poi se ne fa subito uno indietro. Nessuno è ancora riuscito a dare risposte chiare. I nazisti non erano esseri umani, mammiferi a sangue caldo, ma rettili. È stato detto che non ci potrà più essere poesia dopo Hitler, ma io non la penso così. Non bisogna lasciarsi permeare dall'oscurità».

È tempo di Mondiali. L'Italia, la Gran Bretagna, e l'Uruguay, dove Amis ha vissuto per tre anni, perché sua moglie è nata lì, sono nello stesso girone: «Gli uruguaiani sono il popolo più dolce del mondo. Agli argentini invece piace l'inganno, sono una nazione di pirati. Adorano la corruzione. Qualcuno ha scritto che gli uruguaiani pur di vincere useranno anche mezzi scorretti. Niente di più falso. Maradona si è vantato anche dei gol ottenuti con mezzi non proprio corretti. Un calciatore uruguaiano non lo farebbe mai. Hanno avuto una storia difficile, ma hanno mantenuto un carattere aperto e solidale».

La conversazione con Martin Amis è terminata. Mi vede con la sigaretta elettronica. Tira fuori la sua: «Era meglio il fumo della sigaretta – mi dice con aria sognante – ne fumavo più di venti al giorno». Ne è passata di acqua sotto i ponti, dicevo, e l'enfant terrible oggi è un uomo pacato.

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