Magazine Venerdì 13 giugno 2014

Salviamo i libri dal macero! Insieme a chi li ha scritti

Barbara Garlaschelli in una foto di Paola Cominetta
© Barbara Garlaschelli - Sdiario

Magazine - Si è ribellata alle perverse leggi del mercato, Barbara Garlaschelli, scrittrice, e ha deciso di salvare la sua creatura da un destino infelice, di riappropriarsi del suo lavoro. È andata così: scadono i diritti di Sirena – mezzo pesante in movimento (Salani, 2004), che è il suo undicesimo romanzo, pubblicato anche in tascabile (Tea) e le viene l'ansia, perché quel libro lì è vitale, più suo di ogni altro: è proprio la sua vita.

Chiama la casa editrice, scopre che i diritti non verranno rinnovati, non chiede che fine faranno i libri, perché nel suo cervello lampeggia la parola macero e la conferma non vuole sentirla.

Garlaschelli è una di quelle impulsive guidate comunque sempre dalla ragione, non ci pensa su, ché sa di non sbagliare e si compra tutte le copie, 577 esatte. Poi le mette in vendita su Facebook e sul suo blog che si chiama Sdiario.
In meno di dieci giorni sono già andate 300 copie, che la scrittrice dedica a chi lo chiede e il marito Giampaolo impacchetta in carta bianca assai elegante.

Sirena, dicevamo è letteralmente la vita di Barbara Garlaschelli, perché racconta dell'incidente -un tuffo in mare che l'ha resa tetraplegica a 15 anni- della cura e riabilitazione durate dieci mesi. Capitoli brevi, scritti in seconda persona, dice Garlaschelli: «Sono riuscita a scriverlo solo così, con una distanza relativa: soltanto le brevissime digressioni sul corpo sono in prima persona. Dopo la prima edizione mio padre ha trovato il coraggio di darmi il diario che ha tenuto ogni giorno per un mese, come se fosse un aggiornamento di cartella clinica. Naturalmente l'ho inserito. È un libro molto emotivo, ma non è una cronistoria. L'ho voluto salvare anche perché le librerie, le biblioteche, le scuole continuano a invitarmi a parlarne... ma non hanno le copie. Però è stata anche un'azione di pancia: ho comprato il libro, poi ho scritto il post Salvate una Sirena dal macero».

Ho già messo le mani avanti scrivendo che Sirena è l'undicesimo romanzo di Barbara Garlaschelli per chiarire dall'inizio che questa storia è scritta da una professionista, dotata di un gran senso dell'umorismo, che fa ridere, sorridere, commuovere, tocca il lettore nel profondo, ma si mantiene leggera. E lo sottolineo perché le storie di vita vissuta -e sempre riscritte o, nel migliore dei casi, molto molto rimaneggiate da un editor- non le sopporto. Sirena non rientra nella categoria e lo dico a chi non conosce Garlaschelli, perché non tutti sono lettori forti.

Ma torniamo alla battaglia Salvate una Sirena dal macero, che ha tanti sostenitori, tra i quali Carlo Lucarelli (il primo a presentare il libro dieci anni fa, insieme a Nicoletta Vallorani che ha fatto molto per Sirena, compresa portare il libro a mano in casa editrice e scrivere una grande postfazione), che oggi citerà Sirena nell'ultima puntata di La tredicesima ora, dedicata a Lucia Annibali. Due donne coraggiose Annibali e Garlaschelli, che stanno bene insieme.

La storia è tutta qui, la sirena va salvata, i lettori si sono mobilitati in modo massiccio e commovente, gli intellettuali anche, ma soprattutto per la prima volta si è visto uno scrittore che non accetta la sorte che gli -anzi le- riserva la casa editrice e si riappropria del suo lavoro. Cosa che Garlaschelli ha una gran voglia di fare su diversi livelli, perché: «Sono stufa di sentirmi ingabbiata tra agenti, uffici stampa, editoria...» dichiara, «e dopo aver sofferto tanto e essermi sentita impotente così a lungo, ora non mi sento più così. Per ora sono solo pensieri, progetti di massima che non dico per scaramanzia ma, conoscendomi, so che passerò all'azione. Penso alle piccole case editrici che meritano di essere salvate, penso alla rete che è comoda e mi evita gli spostamenti, sono assolutamente sicura che non rimarrò nella palude dell'editoria classica. Che, del resto, sta implodendo. Chi capirà in tempo che deve smettere di percorrere questa via suicida, si salverà, gli altri affonderanno, grandi editori compresi. Hanno sprecato somme enormi di denaro pubblicando cose orrende, che non hanno venduto quanto speravano e hanno ignorato cose di grande valore. Invece di soddisfare le esigenze dei lettori forti, di lavorare dal basso con i ragazzi, le scuole, l'animazione, hanno rincorso gente che non leggerà mai. Hanno visto gli e-book come concorrenza e hanno cominciato a pubblicare i loro a prezzi esorbitanti: sono avidi e miopi, soprattutto i grandi. Che investono in multistore invece che nei rapporti personali. Mentre i piccoli editori soffocano».

Barbara Garlaschelli parla e io vedo un futuro di scrittori sempre più indipendenti, dal mercato, dai mercanti, dai produttori. Immagino un futuro di scrittura alta, finalmente. Immagino... non lo dico. Per scaramanzia. E, per ora, ricordo che c'è una Sirena da salvare, scrivendo a Barbara Garlaschelli su Facebook o sul blog, sia per leggere un bel libro, sia per dimostrare che una bella mobilitazione come questa -che vuol dire anche investimento sullo scrittore- funziona molto meglio di tante operazioni dubbie.

di Antonella Viale

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