Weekend Magazine Lunedì 16 settembre 2002

Trieste la bella

Magazine - Sono stato a Trieste, ma un po’ mi sembrava di essere a casa, qui a Genova.
Sì, Trieste conteso ultimo lembo d’Italia con i colori già di Slovenia e la gente e i cartelli per strada che parlano già quella strana lingua fatta di j e di v.
Sì, certo, Trieste con l’austerità tutta mitteleuropea dei suoi palazzoni asburgici: non ce n’è uno senza pareti in bugnato e ingressi con colonnine in bella mostra, quasi per esibire i muscoli di un impero decaduto.
E ancora Trieste con quell’aria un po’ malinconica, triste, per qualcosa di terribile accaduto tanti anni fa e poi ripetutosi poco dopo, fuori di ogni ragione umana. Storie di ragazzi seppelliti nel fango delle trincee, di irredentismo, voglia rivalsa e poi di libertà, di nazisti che volevano far saltare il porto, la vita di questa città, e di voti fatti alla Madonna per salvarsi.

Sì, dicevo, Trieste è Trieste, ma un genovese qui si sente un po’ a casa. Perché?
Primo: il traffico. Appena usciti dalla stazione centrale vi sembra di essere a Brignole (prima delle recenti modifiche). Pure la domenica mattina ci sono un sacco di automobili e scooter, come nella migliore delle giornate zenesi. E poi ci sono strade strette in salita, autobus acrobatici che evitano per un pelo le auto parcheggiate, strisce pedonali mal frequentate dalla Divina Precedenza.
E il mare che sbuca all’improvviso in una delle traverse di via del Lazzaretto Vecchio – unica nota, una sola, d’allegrezza – nella tristezza che accompagnava le giornate di Umberto Saba, il poeta di questi luoghi.

Ma c’è anche dell’altro che ci fa avvicinare Trieste a Genova. Ad esempio il fatto che in una domenica di fine estate sia tutto chiuso e non trovi quasi niente da mangiare. Serranda selvaggia ha colpito anche da queste parti, solo che qui chiuso per ferie te lo scrivono due volte, in italiano e in sloveno.
I triestini, poi, sono un po’ come tanti genovesi. Ho parlato con due o tre persone, anziani in giro senza meta nella sconfinata Piazza Unità d’Italia, con il Piccolo in mano.
Mugugnano, ce l’hanno con il sindaco Illy, sì, quello del caffè, gli rimproverano di aver trascurato il 25 aprile e la memoria degli eccidi delle Foibe e della Risiera di San Saba, compiuti, par condicio, da rossi e da neri allo stesso modo. In fondo, però, amano la loro città e sono gentili se gli chiedi qualcosa. La vita non è neppure cara, un panino e un litro e mezzo d’acqua 2 euro.

Ci sono poi cose veramente diverse.
Una di queste è il contatto con il mare. A Trieste ci sono moli lunghissimi che si buttano nell’Adriatico. Niente parapetti o ringhiere, la gente ci passeggia su, si siede sui bordi, senza paura, tranquillamente. Sembra di vederci camminare su Joyce e Svevo impegnati a smontare il romanzo dell’ottocento. Qui il mare è così tranquillo, quasi come un fiume che scorre, come i pensieri nella mente, senza onde che te li portano via e te li sbattono in faccia.

Un’altra cosa un genovese la nota subito: tra la gente sui moli, nelle piazze, alla stazione e nei vicoli, pochi gli sguardi magrebini, pochi gli uomini d’ebano che vendono ombrelli, nessuna traccia della parlata aglo-swaijli o del mañana!mañana! delle portoricane di via della Maddalena. Solo qualche slavo con violino al seguito che beve alle fontane. Qui la tinta dei vicoli a cui sono abituato è un po' sbiadita.
Sarà, ma quando parto con il battello da ponte Audace e mi si dipingono davanti il porto, le sue gru ed i palazzi abbarbicati sulle colline, quello è un colore a cui non mi sento di rinunciare.

Oggi al cinema

Alpha Un'amicizia forte come la vita Di Albert Hughes Azione, Drammatico, Thriller U.S.A., 2018 Dopo una battuta di caccia finita male, un giovane uomo delle caverne lotta contro una serie di ostacoli per ritrovare la strada di casa. Un’emozionante storia di crescita ed iniziazione arricchita dal forte rapporto tra il protagonista e un lupo. Guarda la scheda del film