Concerti Magazine Venerdì 13 settembre 2002

Sotto il segno di Gloria Gaynor

Magazine - Se in una qualsiasi sera genovese vi trovate in locale con un casino di gente che balla, e di sottofondo pompa una YMCA (cioè per capirci la mitica uaaai-emsi-ehi!) impercettibilmente diversa dal solito, niente paura: è probabile che al di là delle teste danzanti vedrete sbrilluccicare le paillettes e i pantaloni a zampa della Babayaga Band.
Babayaga, ovvero uno dei gruppi culto della scena genovese, un nome che fa rima con discomusic e con qualità, a giudicare dalla maniacale perfezione con cui viene riprodotto il sound degli anni ’70. Più che un gruppo un gruppone, una vera mini-orchestra, specializzata non nel liscio ma nei ritmi funk della musica da discoteca dei mitici seventies.
Se ancora non li conoscete, questa chiacchierata con Cesare Grossi, mente e polpastrello (suona le tastiere) della Babayaga, vi aprirà le porte di un mondo tutto da scoprire…

Intanto, toglimi una curiosità: che vuol dire Babayaga?
Non vuol dire nulla, ma ha una storia. È il nome di una strega della tradizione russa – più o meno il nostro Uomo Nero – a cui Musorgskij ha intitolato un movimento della suite per pianoforte Quadri di un'esposizione (orchestrata poi da Ravel). Negli anni ’70 quest’opera fu ri-arrangiata dagli Emerson Lake & Palmer, e il pezzo migliore resta proprio Babayaga. Agli inizi lo proponevamo, adesso non la facciamo più, troppo sinfonica e troppo poco energica.

Ecco, gli inizi, appunto…
Abbiamo cominciato nel ’98. L’idea è stata mia, facevo già parte di un piccolo gruppo senza pretese, ma non ho mai apprezzato la musica da pianobar. Allora ho proposto ai miei compagni di trasformarci in qualcosa di diverso, con una sezione fiati. Un gruppo da intrattenimento, in grado di coniugare musica e spettacolo. Da qui è nata la prima formazione, e adesso dopo qualche cambiamento siamo in nove.

Nove?
Già. Ci piace pensare di avere dimostrato che è possibile rieducare i locali e il pubblico ad ascoltare musica dal vivo. Ad esempio suoniamo sempre in formazione completa, e se il budget è limitato piuttosto non suoniamo.

Ma l’idea della discomusic come vi è venuta?
Beh, è sempre stata una passione un po’ di tutti, e lo dico perché l’età non è proprio quella di chi “si è fatto” gli anni ’70, visto che variamo dai 25 ai 40 anni. È una musica allegra, ballabile, perfetta per fare intrattenimento. Eppoi non c’era nessun gruppo che facesse esclusivamente la disco. Suonarla è stata una scoperta per tutti noi, che venivamo da esperienze diverse.

Come accidenti siete riusciti a trovare note e testi per il repertorio?
È stata una faticaccia! Per cominciare abbiamo cercato un paio di dj, che ci hanno fatto quattro cassette da 90, tutto lo scibile della discomusic. Da lì abbiamo tirato giù tutti i pezzi, scientificamente, usando : un sito che poi abbiamo scoperto era di un ragazzo genovese, ! Da un altro sito, , abbiamo ricavato gli autori per metterci in regola con la SIAE.

Pezzi preferiti?
Ci piace molto quello che proponiamo come apertura, Roof garden di Al Jarreau. Poi abbiamo una serie di medley – anche lunghi, da venti minuti – in cui proponiamo dei tributi alle varie band (KC, Kool, Chic) oppure in cui mixiamo pezzi diversi ma simili per ritmo: la solita scaletta in crescendo, ovviamente! Ma la vera bolgia si scatena con i superclassici, YMCA e I will survive.

Bene, a questo punto non mi resta che chiederti la formazione della Babayaga…
Le voci sono Claudia Sanguineti e Gigi Lupo. Poi abbiamo una sezione fiati composta da tre persone, per riprodurre il più fedelmente possibile il sound originale: Arnaldo Ruggeri (tromba), Jessica Cochis (sax alto) e Paolo Pezzi (sax tenore). La sezione ritmica è formata da Fabrizio Argenziano al basso e Barbara D'Alessio alla batteria. Per finire ci siamo il sottoscritto alle tastiere e Adriano Area alla chitarra. Come vedi abbiamo tre ragazze che suonano, ti assicuro che non sono lì per figura…

Progetti?
In futuro forse ci allargheremo anche agli anni ’80. Sempre disco, però: noi siamo un gruppo che suona, e con una certa musica elettronica di quegli anni non legheremo mai!

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