Magazine Sabato 31 maggio 2014

Golden Boy di Abigail Tarttelin. La recensione

Magazine - Una famiglia perfetta e fotogenica è la ricetta numero uno per una campagna elettorale vincente. Steve e Karen lo sanno bene. Sono ancora giovani, belli e innamorati, entrambi avvocati di successo, fiori all'occhiello della Procura della Corona. Max, il loro primogenito adolescente, è un ragazzo d'oro, il figlio che tutti vorrebbero: a scuola ha ottimi voti, è popolare e molto corteggiato, è un talento del calcio.

Daniel, nove anni, sogna di diventare un genio della robotica e di massacrare la sua antipatica maestra come fa con gli zombie nei videogame. Crescendo gli passerà. Le carte in regola perché Steve arrivi al Parlamento ci sono tutte. Certo, se si esclude Quella Cosa. Chi potrebbe accorgersene, però?

Max sembra in tutto e per tutto un ragazzo, anche senza prendere ormoni. Non hanno seguito i consigli degli specialisti, non gli hanno attribuito chirurgicamente alcun sesso, hanno lasciato che scegliesse autonomamente se crescere come maschio o femmina. Per questo lo hanno chiamato Max: è diminutivo di Maximilian, ma anche di Maxine. Sarebbe andato bene in entrambi i casi. È un ragazzo felice e amato: non hanno mai fatto nulla per farlo sentire un diverso, gli vogliono bene così com'è, e non permetteranno più a medici e ricercatori di analizzarlo, sezionarlo, fotografarlo, come quando era piccolo.

Cambiamo scena. Max è nel suo letto, lascia che siano gli adulti a proseguire la festa. Si tocca lì sotto. Lo fa spesso, sa che è normale alla sua età. Max piace molto alle ragazze, ma non ha avuto il coraggio di andare oltre con nessuna: sa che, quando lo vedranno lì sotto, fuggiranno inorridite.

Sa di essere un mostro, uno scherzo della natura, mezzo uomo e mezzo donna. Lo sa anche Hunter, il suo migliore amico fin da bambini, figlio della più cara amica di sua madre. Hunter lo sa e glielo ripete più volte, quella stessa sera, mentre gli entra nel letto, si sfila i pantaloni, lo tiene fermo sotto di sé, gli sussurra che se lui (Max) è così è per forza gay e che quindi quello che gli sta facendo deve piacergli per forza, ma che lui (Hunter) no, non è gay, e che non si azzardi a dirlo a nessuno.

Cambiamo ancora scena. A Sylvie non piace molto stare in mezzo alla gente. Quando può, si isola in biblioteca o in sala comune con le cuffiette alle orecchie, a studiare o scrivere poesie. Le manca Londra, dove la performance poetry le aprirebbe molti più sbocchi che nella piccola cittadina di Hemingway. Quando vede Max aggirarsi davanti al consultorio, non gli fa troppe domande. Si sarà preso qualche malattia, con tutte le ragazze che ha intorno. I due si salutano, due parole, niente di più. Lui però le piace, le piace un sacco. Non sa neanche lei perché, qualche tempo dopo, rifiuta il suo invito ad andare al cinema. Forse non riesce a credere di piacergli davvero.

Puoi essere ciò che vuoi, ripete spesso Steve al figlio. Glielo ripete fino alla nausea. Senza però spiegargli quali sono le opzioni del “ciò che vuoi”. La società in cui viviamo tende a ragionare secondo stereotipi binari: o sei uomo o sei donna; o sei eterosessuale o sei omosessuale. Nel tempo qualcosa è mutato, il binario è diventato triade: o sei uomo o sei donna o sei transgender; o sei eterosessuale o sei omosessuale o sei bisessuale. E Max? "Loro non c'entrano con me", risponde alla dottoressa Archie Velma, che gli accenna l'esistenza di gruppi di auto mutuo aiuto LGBT.

Ermafrodito è un personaggio della mitologia greca, figlio degli dei Ermes e Afrodite, il cui corpo aveva caratteristiche sia maschili sia femminili. Il termine intersex è nato in anni più recenti e abbraccia diverse conformazioni fisiche e genetiche. Max è il cosiddetto “intersex perfetto”, ha sia i cromosomi XX sia i cromosomi XY. Ovvero: è nato con un piccolo pene e una piccola vagina; è nato con il tessuto testicolare, l’utero e le ovaie. Cresce come un maschio, un maschio eterosessuale, ma quello che Hunter gli ha fatto porta a conseguenze in cui una persona di sesso maschile non potrebbe mai incorrere.

Abigail Tarttelin, con il tramite di sei diverse voci narranti, ci regala le possibili sfaccettature attraverso cui osservare un personaggio complesso e completo come Max. Un romanzo che raccoglie l'eredità di Jeffrey Eugenides e il suo Middlesex, che ci costringe a fermarci e riflettere sull’identità personale, le sfumature, sul diritto inviolabile di ogni persona a non sentirsi un mostro.

Un mondo, quello di Max e Abigail, che non si esaurisce nel solo libro: questa giovanissima e talentuosa scrittrice ha un sito, un blog, vive Internet non come vetrina pubblicitaria ma come reale opportunità di dialogo e scoperta. Quando l'ho citata in un tweet per complimentarmi con lei, mi ha risposto immediatamente. Dedica un omaggio anche alla piattaforma Tumblr, nei ringraziamenti del libro, per la possibilità che offre a chiunque di avere un proprio spazio e raccontare storie. Proprio come lei ha fatto con la storia di Max.

di Marta Traverso

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