Magazine Sabato 31 maggio 2014

L'ora nera di Matteo Bortolotti. La recensione

Magazine - «Storie che si dovrebbero scrivere oggi. Storie che si dovrebbero leggere oggi», dice di questo libro Loriano Macchiavelli.
Sono assolutamente d’accordo. Un ritorno al noir azzeccato quello di Matteo Bortolotti con L’ora nera (Novecento, 2014, 260 pp., 9.90 Eur). Il suo settimo romanzo è coinvolgente e scritto bene, come è sua abitudine. Un richiamo preciso, a mio vedere, a Questo il mio sangue il suo primo successo uscito con la Mondadori dieci anni fa, ma abbastanza diverso dal suo ultimo titolo: Il Mistero della Loggia Perduta, Felici, un intelligente e surreale divertissement, in prima persona che gli ha valso il Premio Carver.

La quarta di copertina del libro recita facile ed esaustiva:
L'Italia è in rivolta. Le elezioni sono alle porte. Due giovani zingari e un vecchio scassinatore professionista partecipano a un furto su commissione, ma qualcosa va storto e lo scassinatore ruba un oggetto di inestimabile valore. Un pacco che lo caccia in un grosso guaio. L'Ispettore Murer è un poliziotto sospeso nel tempo, ha assistito all'omicidio di un collega durante una manifestazione e la sua vita è cambiata, è cambiato lui.

Un'indagine banale lo porta sulle tracce di una cospirazione, mentre qualcuno segue lui e la sua famiglia.
Agenti segreti e soldati di ventura. Politici corrotti e grandi manovratori. Il Signor Rossi e l'operazione Bona Dea. Le vite parallele di questi personaggi s'incrociano e si scontrano in un racconto coinvolgente e mai banale, in una Bologna inedita e oscura, in una Italia dai toni accesi, più attuale che mai. Quando scatterà, L'ora nera vi lascerà senza fiato
.

L’ora nera senz’altro un omaggio di Matteo Bortolotti a Bologna, una città che ha ancora le cicatrici aperte e lo sguardo appuntato su quell’orologio fermo alle 10.25 del 2 Agosto 1980. Un città che nelle pagine di questo libro appare quale specchio e simbolo di un’Italia ormai allo sbando di valori e ideali.
Un grande paese che ha paura di morire, ma soprattutto, temo, grande paura di andare avanti, di vivere.

Praticamente tutto o quasi tutto succede a Bologna, salvo qualche puntata nei dintorni e un volo fino a Praga. Fiction ma ispirata a fatti veri. Un fantasia “molto veritiera” e una realtà ben ricostruita nella metodologia criminale, con l'insabbiamento delle prove e i depistaggi delle indagini e il netto coinvolgimento dei “poteri forti”, che si celano dietro soprannomi nebulosi ma non troppo.

Due righe sulla trama. La crisi esistenziale, la depressione, il rifiuto del suo lavoro da parte dell’ispettore Francesco Murer, ha preso il via dai complessi di colpa collegati all’uccisione del collega e cognato. Tanto da rendere spinosi anche i rapporti familiari con la sorella, moglie del morto. Medita di mettersi in pensione, di aprire un negozio cult di dischi, finché viene toccato quasi per caso da quella che parrebbe un’indagine di routine per un furto da un avvocato, e che invece lo coinvolge in un intrigo-congiura politico internazionale, dove per pagare i voti servono dei capolavori della pittura da monetizzare per acquistare armi, killer spietati e il peggior nemico si rivela poi quello che sulla carta dovrebbe stare dalla tua parte. La vita di Murer, quella della sua famiglia si scontrano mischiandosi a tante situazioni controllate da una cupola di corrotti, in un romanzo allo stesso tempo thriller noir e spy story. Il bene e il male si scambiano il testimone, la linea di confine è spesso labile, le lancette dell’orologio corrono ma per fortuna talvolta i mercenari possono miracolosamente trasformarsi in angeli vendicatori.

di Patrizia Debicke van der Noot

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