Attualità Magazine Lunedì 19 maggio 2014

Il re nudo. Per un archivio drag king in Italia

Workshop condotto da Eyes Wild Drag, Ladyfest, csa La Torre, Roma, settembre 2011. Foto di MalaFem, inviata da MalaFem
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Magazine - L'uomo indossa cravatta e pantaloni; la donna collant e minigonna. L’uomo ha la barba e i muscoli; la donna ha la scollatura in evidenza e le ascelle depilate. L’uomo, da bambino, gioca con le macchinine e va a scuola con il grembiulino azzurro; la donna, da bambina, gioca con le bambole e mette il grembiulino rosa. L'uomo è meccanico, elettricista, capocantiere; la donna è maestra, infermiera, babysitter. L'uomo è per natura incline al comando, la donna all’accudimento.

Quando nasciamo, i nostri corpi ci incasellano in una definizione sociale ben precisa: siamo maschi o siamo femmine. Cresciamo con un’idea piuttosto chiara di cos’è uno e cos’è l’altra, e a ciascuno sappiamo attribuire ruoli e aspettative ben precisi: come ci dobbiamo chiamare, come dobbiamo vestire, in quale bagno pubblico dobbiamo entrare, chi dobbiamo amare e sposare. Come rapportarci, però, con le persone la cui identità trascende l’essere “maschio” oppure “femmina”?

Quando ho sfogliato le pagine di Il Re nudo. Per un archivio drag king in Italia, ho capito che mi stavo incamminando su un terreno a me ignoto. Un terreno su cui poggiare i piedi lentamente, nel rispetto delle storie personali che vedevo riflettersi attraverso ogni fotografia. Ero convinta, ingenuamente e lo confesso, che i drag king fossero «donne che si vestono da uomini per esibirsi in spettacoli e performance». Mi sbagliavo.

Per questo mi sono fatta accompagnare, nel primo tratto di strada verso la loro conoscenza, da Michela Baldo, che insieme a Rachele Borghi e Olivia Fiorilli ha curato Il re nudo, il primo progetto documentale sui drag king realizzato in Italia: «Mi sono avvicinata per la prima volta al king nel 2007, mentre lavoravo a Manchester, e poi nel 2009 a Padova, la mia città, in un laboratorio a cura del collettivo Eyes Wild Drag. Nelle varie esperienze fatte in seguito ho conosciuto Olivia e Rachele, che hanno seguito un percorso analogo al mio in Italia e all’estero, e mi sono unita a loro nel progetto del libro. Esistono diversi siti web e blog italiani che documentano eventi e performance king, ma non era mai stato fatto uno studio teorico, tutto ciò che è stato pubblicato proviene dall’estero. Il re nudo non vuole però essere un progetto etnografico: non è una panoramica globale e completa del fenomeno, ma ci siamo basate sul materiale - testi e fotografie - che abbiamo ricevuto spontaneamente dalle persone che hanno risposto alla nostra call. Inoltre, mentre di norma l’analisi di un fenomeno sociale è curata da un osservatore “esterno”, tutte noi ne siamo invece parte. Il nostro compito è stato mettere insieme i materiali pervenuti e dare loro una chiave di lettura, dalla prospettiva di tre persone che hanno vissuto e vivono il king dall’interno».

Chiedo a Michela una definizione di drag king, e mi risponde traendo spunto dalle parole di Del LaGrace Volcano: il king è una rappresentazione intenzionale della maschilità, a prescindere dal genere della persona che la mette in atto.

Cosa significa? La caratteristica distintiva di un drag king non è il suo sesso o genere (ovvero: non è necessariamente “donna”), ma l’immagine di maschilità che sceglie di rappresentare. Per questa ragione, il linguaggio corretto da usare quando si parla di drag king adopera termini al maschile. Vero è che in molti casi si tratta di donne (più precisamente, cis-donne), ma vi sono anche transgender uomini e donne, persone che si attribuiscono identità di genere differenti, e in alcuni casi uomini (o cis-uomini, vedi sopra).

Il re nudo è un prezioso punto di partenza per conoscere meglio questa realtà, attraverso le quattro parti in cui le curatrici hanno scelto di suddividerlo. Si comincia con una panoramica del fenomeno drag king in Italia: le prime manifestazioni alla fine degli anni Novanta, la formazione dei collettivi a partire dal 2006 (Butterfly Kings, Eyes Wild Drag, Kings of Rome, Barbìs), fino ai i “giorni nostri”.
Il secondo capitolo riguarda i personaggi, le diverse tipologie di maschilità che i king mettono in scena: «Il materiale pubblicato nel libro presenta un denominatore comune. Molti scelgono di impersonare non tanto una figura maschile dominante, ma modelli maschili
ritenuti socialmente ai margini: la maschilità “frocia”, l’uomo latino, l’uomo del Sud».

Il terzo capitolo parla di protesi. Se ci pensiamo bene, ciascuno di noi ha un’idea differente di “maschilità” e di quanto il proprio, personale “lato maschile” sia più o meno sviluppato. I drag king lavorano sul proprio corpo, scelgono quanto e come trasformarlo, talvolta arrivano a cambiare radicalmente - man mano che il loro percorso va avanti - il modo in cui percepiscono se stessi. La protesi genitale è il tipo più comune, il primo che viene in mente, ma il corpo umano è assai più complesso. Alcuni king scelgono di fasciarsi il seno, altri di lasciarlo visibile perché ritengono di poter trasmettere un’immagine di maschilità anche senza nasconderlo. C’è chi decide di applicarsi una barba finta, o baffi, e chi non li ritiene così determinanti. C'è chi lavora su protesi non visibili, immateriali, perché «anche concetti come il sessismo e il paternalismo possono essere visti come protesi che la società ci ha applicato addosso. In questo senso, per alcuni king il percorso diventa un impegno politico, oltre che personale: il lavoro sul corpo si unisce a una decostruzione di alcuni pilastri della nostra società, ovvero il binarismo di genere, l’eteronormatività, l’universale neutro».

Infine, il quarto capitolo affronta il tema del desiderio e della sessualità. «Con il passare del tempo, abbiamo compreso quanto il lavoro su se stessi possa dare origine a percorsi inimmaginabili e molto diversi tra loro. Per molti king non si tratta solo di travestimento e performance, ma di un ripensamento radicale di come percepiscono il proprio corpo, e di conseguenza la propria sessualità. Molte persone, nel partecipare a eventi e laboratori, si sono sentite “riappropriate” del loro corpo, della sua centralità, hanno sviluppato desideri che non credevano possibili, anche perché la società tende a stabilire “dall’alto” come uomini e donne debbano vivere ciascuno la propria sessualità, partendo dal presupposto che si tratta di due modi lontani e diversi. Per alcune persone che ci hanno mandato contributi, il kinging
ha rappresentato una fase all’interno di un percorso personale di transizione di genere: per
questo, abbiamo tenuto conto della richiesta di rimuovere il loro nome anagrafico che non li
rappresentava più, nel caso ci avessero inizialmente contattato con esso».

Idealmente, si può parlare anche di un quinto capitolo, non ancora scritto. Il re nudo non è un oggetto compiuto, ma un progetto performativo, aperto, proprio com’è aperta e in costruzione la crescita personale di tutti coloro che hanno regalato un pezzetto della loro storia. Il libro è uscito da poco tempo, si sono tenute alcune presentazioni, ma si tratta di un argomento ancora tutto da costruire, e in cui la voce, le domande e i contributi dei lettori sono fondamentali. Per chi ha maggiori curiosità sui drag king consiglio questi tre nomi: Beatriz Preciado, Jack (Judith) Halberstam, Del LaGrace Volcano. Sul tema dell’identità di genere e sessualità aggiungo Judith Butler. E naturalmente Il re nudo.

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