Magazine Lunedì 12 maggio 2014

Salone del Libro. Da Lansdale a Fabio Volo

Il selfie di Fabio Volo con i bambini del Salone del Libro di Torino
© Twitter / Fabio Volo

Magazine - Dopo un sabato da record di visitatori e di vendite (+10% rispetto allo scorso anno) la domenica del salone del libro è dedicata alla politica e ai grandi protagonisti della narrativa.

Si sapeva da giorni la mancata presenza del premier Renzi al Salone, dove proprio un anno fa in occasione della pubblicazione del suo libro si avviava verso la candidature alle primarie, per partecipare al raduno degli alpini a Pordenone (leggi l'intervento di Matteo Renzi al Salone del Libro 2013).

Il ministro che arriva sotto la Mole è quello dell’istruzione Giannini, giunta per assegnare il premio Io sono un cantautore a Valentina Cannavacciuolo. Il Premio è istituito dal comune di Oulx in collaborazione con il Miur per avvicinare i ragazzi alla musica, perché, come spiega il ministro, «sono evidenti i ritardi della scuola italiana nell’insegnamento musicale».

Il ministro ha colto l’occasione per parlare del progetto di riqualificazione degli edifici scolastici che sta affrontando con l’architetto Renzo Piano e l’idea di concepire la scuola come un luogo di dialogo e incontro favorendo anche gli spazi aperti. Non manca il plauso al lavoro importante che questo Salone ha nella vita culturale italiana e «nell’educare alla bellezza del libro, che non esclude comunque l’uso dei tablet».

Il ministro della giustizia Andrea Orlando partecipa al Salone nell’ambito dei Dialoghi dell’Espresso, dibattito sul tema della giustizia italiana organizzato da Bruno Manfellotto, direttore della rivista, e con la partecipazione del Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti, il magistrato e scrittore Giancarlo De Cataldo, il giurista Federico Grosso e i giornalisti Lino Abbate e Gianluca De Feo.
Si è parlato della riforma giudiziaria necessaria per il nostro Paese, ma alla luce dei fatti avvenuti negli ultimi giorni a proposito di Expo si è discusso molto sul tema della corruzione.

Il ministro ha sottolineato la difficoltà della distinzione tra la mafia e la corruzione e tutti concordano nell’evidenziare come gli ultimi avvenimenti siano una dimostrazione che la criminalità organizzata non sia soltanto di stampo mafioso ma anche corruttivo e a questo appartengono non solo personaggi riemersi dal passato, evidenziando che purtroppo Falcone si sbagliava quando affermava che le mafie sono un processo naturale come sono nate così moriranno, ma a questo tipo di criminalità organizzata appartengono le aziende e le industrie che evadono il fisco e che quindi evadono i controlli anche in tema di smaltimento dei rifiuti, che sarà il vero problema dei prossimi anni. Il ministro afferma che «in questa difficoltà oggettiva che lo stato ha nel combattere la corruzione solo la partecipazione e il coinvolgimento responsabile dell’opinione pubblica può essere l’antidoto».

Inevitabili i riferimenti alla lentezza processuale: «c’è una crisi della legalità dovuta ad una crisi del processo sia civile che penale, perché se lo stato non è in grado di far funzionare i processi nel Paese si instaurano soggetti terzi a difesa del cittadino ma che portano solo mafia e corruzione». Afferma il ministro Orlando: «Una giustizia che ritarda i tempi é un regalo che facciamo dalle mafie e non possiamo permetterlo».

Franco Roberti sottolinea anche il pericolo di ciò che ci chiede l’Europa ovvero la distruzione immediata dati sensibili: «è un pericolo, perché certi dati oggi non importanti un domani potrebbero esserlo e distruggere l’immenso patrimonio di dati che l’Italia ha e che si aggiorna costantemente sarebbe una rinuncia a contrastare le mafie. Che si lottano con la memoria un tempo storica oggi informatica».

La tavola rotonda si conclude ammettendo che il nodo cruciale è il tempo: «per avviare delle riforme importanti come quelle della giustizia l’esecutivo deve finire la legislatura».

Il momento della narrativa italiana è aperto da Fabio Volo acclamato da un Auditorium sold out. L'’arrivo sul palco è seguito da un Selfie collettivo per farlo vedere agli amici bresciani. Più che una presentazione del suo ultimo libro La strada verso casa, si tratta di un incontro con i suoi lettori, gli ascoltatori del suo programma radio il Volo del mattino. Numerose le domande che accoglie con la sua ironia, ma la voce cambia il tono quando gli viene chiesto a chi si è ispirato per il libro e ricorda il momento della malattia del padre, venuto a mancare da poco tempo.

In un clima di ilarità Fabio non perde l’occasione di spronare ognuno di noi a cercare il genio che ha dentro di sé, cita Michelangelo e Dante, suoi veri ispiratori, e l’importanza di leggere: «bisogna difendere il diritto alla conoscenza più che l’obbligo dello studio”. Prosegue raccontando che «L’ironia è il mio cavallo di battaglia, è stata fondamentale per attraversare momenti di crisi familiare quando ero piccolo ma l’amore per la lettura non ti fa sentire solo ti rendi conto che ciò che vivi te lo hanno vissuto altri nel passato e qualcun altro lo vive ora nel presente»

Per la classifica dei suoi libri preferiti, Volo rimanda al collegamento serale durante la trasmissione serale di Che tempo che fa. Qui al Salone preferisce parlare di ciò che ha scritto, di quando in Le prime luci del mattino si è calato nei panni di una donna: «il segreto per scrivere da donna è scrivere il pensiero da maschio e poi lo complichi».

Lunghe code e sale affollate anche per Margaret Mazzantini che affronta il tema dell’omosessualità che coinvolge i protagonisti del suo ultimo libro Splendore.

Mentre il fotografo Steve Mc Curry fa una doppia presentazione perché gli spiace che molte persone siano rimaste fuori dalla sala. Il fotografo si racconta attraverso le sue foto e come sia l’atmosfera della strada unita a creare la magia delle sue fotografie. Nonostante i numerosi viaggi e la predilezione per l’India McCurry esalta la perfezione dell’Italia: «la sua completezza è data dalla gente, cultura, cibo, paesaggi e colori». E non manca anche lui di esortare il pubblico a coltivare le proprie passioni: «perché sono quelle a dare a senso alla vita, a ciò che facciamo».

Circa un migliaio le persone che hanno assistito all’assegnazione del Premio Mondello a Joe Lansdale, definito da Nicolò Ammaniti «maestro ideale perché i suoi racconti mi hanno cambiato come uomo e come scrittore».
Lansdale si defisce una specie di cantastorie: «io racconto storie sono gli altri a dire di che genere è se noir. Giallo, horror…». E definisce il Texas, il luogo dove sono ambientati tutti i suoi libr, «uno stato mentale, un luogo mitico».

di Margherita Pozzi

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