Magazine Domenica 11 maggio 2014

Salone del libro 2014: da Cracco a Littizzetto e Ozpetek

Carlo Cracco
© ReACT: Roma - European Parliament / Flickr.com

Magazine - Il sabato al Salone del Libro è fatto di ricette: da quelle culinarie con Masterchef a quelle economiche per la ripresa italiana.

E' un sabato intenso quello nei padiglioni del Lingotto Fiere di Torino, dove è in corso la ventisettesima edizione del Salone. Lunghe le file ai botteghini. Le visite istituzionali e le scolaresche sono state sostituite da un pubblico fatto di famiglie e giovani in visita non solo per acquisti, ma per i grandi ospiti della giornata. In effetti il calendario è fitto di nomi noti.

Si inizia con un auditorium affollato per Bruno Barbieri e Carlo Cracco, che raccontano le loro avventure ai fornelli fino a diventare cuochi rinomati e ora popolari grazie al grande successo di Masterchef. E se Barbrieri racconta le difficoltà di questa avventura, bella ma stancante - «Ci sono dei giorni che stai sul set tutto il giorno ma hai registrato solo 5 minuti di trasmissione», Cracco non manca di intervenire, con fare ironico, mettendo in dubbio che forse sono loro a non essere capaci di farla la tv.

E così, tra battute e proposte serie, Barbieri ha proposto a Cracco di aprire un ristorante a Formentera, ma la risposta ironica non manca: «Sei proprio un patacca! Con tutti i bei posti che ci sono in Italia - Sicilia, Sardegna, Puglia - io non vado a Formentera». Cracco non manca di raccontare la storia della nascita del Pan di Spagna, perché è esemplificativo del nostro carattere di italiani di non riconoscere mai il giusto merito: «Il dolce è nato da un pasticcere genovese della corte dei Doria, chiamato a Madrid per cucinare al compleanno dell'imperatore. Provò a mescolare questi semplici ingredienti - uova farina e grassi - e il risultato, così soffice, fu una vera novità all'epoca, una prelibatezza mai provata, tanto che l'imperatore decise di chiamarlo pan di Spagna. Solo in Francia se ne ricorda l'origine, perché è chiamato la Genoise. Noi non abbiamo rispetto per i nostri valori, i nostri meriti, eppure anche l'Expo dovrebbe essere questo: un'occasione per mostrarsi al mondo, un pretesto per migliorarsi, per costruire un futuro, anche dal punto di vista gastronomico».

I due chef non mancano di commentare anche il fenomeno dei selfie al ristorante: «Io mi chiedo se ne vale la pena», afferma Cracco. «Il momento migliore per gustare un piatto è proprio al suo arrivo, eppure la gente perde tempo a impostare la fotocamera, fare la foto e lo mangia poi freddo», mentre Barbieri ricorda: «Un tempo prendevamo in giro i giapponesi che fotogravano tutto, ora siamo diventati uguali».

E svelando aneddoti sul programma: arriva gente di tutti i tipi: «Una volta un concorrente si è bevuto tutto il vino per fare il risotto e alla fine era completamente ubriaco. Quando abbiamo iniziato, per noi era quasi incoscienza. Uno si iscriveva all'aberghiero perché figlio d'arte o come ultima spiaggia, poi bastava andare all'estero che si trovava subito lavoro, perché si sapeva che gli italiani di cibo se ne intendevano ora invece c'è molta più concorrenza: olandesi, canadesi, spagnoli...», prosegue Barbieri: «Oggi ci sono molti più mezzi: internet, la tv. Però ognuno deve metterci del suo, non basta imitare un grande chef. Alla fine la strada è solo tua, e solo tu, con la tua personalità e il tuo carattere, dovrai saper gestire una cucina e un ristorante».

L'ironia dei due chef cede il posto a un pubblico numeroso giunto per ricordare Tiziano Terzani, a dieci anni dalla sua scomparsa. Un ricordo affidato a Massimo Gramellini e alla moglie di Terzani, Angela, evidentemente commossa dal numero di persone presenti. Vengono letti passi dei diari di Tiziano e tutta la sala ascolta attentamente le parole di ricerca di magia, di quella spiritualità che ha spinto il corrispondente estero Terzani ad abbandonare tutto, specie nell'ultima parte della sua vita, dopo che gli fu diagnosticato il tumore, e cercare sempre di più la risposta a quelle domande che il mondo ha smesso di farsi.

Attraverso le parole di Angela si rivive il dolore per l'atto di espulsione dalla Cina, il Paese così amato per la sua cultura, la sua antica civiltà e il ritrovarsi poi in un Giappone occidentalizzato, che aveva ceduto la sua cultura millenaria a un'ideologia globalizzata e consumista. Un malessere interiore oscuro, che portò Terzani a interrogarsi e a capire che se il mondo è rapido ai cambiamenti, non è così per l'essere umano, che ha bisogno di un passato.

La ricerca di quell'equilibrio tra mente, corpo e spirito, porterà Terzani a rinunciare a riprendere la sua attività dopo che i medici gli comunicarono la buona riuscita delle cure. La sua risposta è stata: «Proprio la mia vita di prima mi ha fatto ammalare». Angela ricorda come le descrizioni di albe e tramonti, che ricorrono spesso nei diari di Tiziano, non siano una visone nostalgica, ma espressione di quella visione naturale del ciclo della vita dove tutto ha un inizio e una fine naturale.

Alan Friedman è il protagonista dell'altro appuntamento della giornata. La sua non è la semplice presentazione di un libro, ma un dibattito con Luca Ricolfi e Giuseppe Recchi sulla necessità di capire perché la politica italiana sia così incapace di gestire  e uscire dalla crisi.

L'autore di Ammazziamo il Gattopardo parte precisando che avrebbe voluto intitolare il suo libro che descrive la situazione italiana Solo gli stronzi galleggiano. Con la sua ironia racconta le interviste a presidenti del consiglio e politici, e la sua ricetta per uscire da questa stagnazione: investimento, riduzione del debito pubblico e favorire le donne nel mondo del lavoro e valorizzazione del patrimonio pubblico, perché «va bene mettere all'asta su ebay le auto blu, ma sono solo gesti simbolici. Bisogna ridurre gli F35, e lo dice un americano, tanto non si corre il rischio di un'invasione da parte di San Marino». Poi il dibattito si accende: «Di ricette non ne possiamo più. C'è bisogno di sapere dove stiamo andando, che qualcuno ci dica che gli sforzi che facciamo hanno un senso un obiettivo», sostiene Ricolfi, un argomento che trova tutti d'accordo tanto quanto il bisogno di valorizzare le competenze del nostro paese.

Di  genere culinario sono invece le ricette che Luciana Littizzetto chiede di raccontare a Ferzan Ozpetek al Salone per presentare il suo libro Rosso Instanbul, che racconta la vita in Turchia e poi quella in italia: il regista è arrivato a Roma a 17 anni per studiare cinema. Un incontro pieno di ironia e racconti familiari. Ferzan racconta la sua famiglia, il rapporto con la madre, i fratelli le sorelle. Il regista non manca di lanciare messaggi importanti, come la capacità di saper amare, cogliere e coltivare l'amore per le persone, per la musica e la cucina, dalle zuppe di lenticchie dell'infanzia alle tavolate con gli amici, situazioni che spesso ritornano nei suoi film.

Il libro di Ferzan è ricco di racconti e anedotti, tra biografia e fantasia, che catturano il pubblico, tanto che a fine giornata non se ne trova più una copia in tutto il Salone. Forse perché, come afferma lo stesso Ozpetek, «raccontando la vita non si sbaglia mai».

Il Salone del Libro 2014 si svolgerà fino al 12 maggio e gli incontri, come al solito, sono centinaia (leggi il programma completo del Salone del Libro 2014).

Leggi tutte le informazioni su costi, padiglioni e biglietti.

di Margherita Pozzi

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