Concerti Magazine Giovedì 5 settembre 2002

Tiziano Ferro alla Festa dell'Unità

È l’idolo incontrastato degli adolescenti di mezza Europa. Il fiero oppositore in chiave spaghetti-blues del piadina-rock dei Lunapop. Il traghettatore su pentagramma da Cristina D’Avena alle scelte della maturità. Che non è detto non lo contemplino. Perché piace un po’ a tutti, un po’ ovunque. È in cima alle hit parade di Italia, Spagna, Francia, Germania (per capire quanto seguito abbia basta inserire il suo nome su google.it: compariranno siti non ufficiali dal portoghese al tedesco). E venerdì 6 settembre sarà a Genova, alla Festa dell’Unità. Si esibirà al teatro tenda di piazzale Kennedy alle 21 (ingresso 10 Euro).

Piace ai ragazzi perché parla il loro linguaggio, fatto di abbreviazioni da SMS (scrive e Primavera non è +, si firma TZN), di riferimenti al mondo di internet ( sembrerebbe proporio il racconto di un amore di chat. In Le cose che non dici parla di un “Purgatorio virtuale”) e a quello di tutti i giorni. Spiega che amare “è antico”, ma che ci può fare, meschinetto, è innamorato. Canta di problemi come la bulimia (Mai nata), di difficoltà di relazione (Imbranato), di sesso (che “è un’attitudine/come l’arte in genere”) della voglia di rimanere bambini sempre (Il bimbo dentro).

Tiziano ama definire la sua “e-music”, ovvero musica della nuova generazione informatica, che abbatte i confini e le distanze e si mescola, si meticcia, si ibrida (e magari si scarica da internet). Insomma, contaminazione. La sua è una contaminazione della tradizione musicale R&B con quella melodica italiana, soprattutto per quanto riguarda la stesura dei testi. Scrive con un italiano da cantautore del 2000, solo apparentemente semplice, i testi sono pieni di metafore immediate ma non banali che lo rendono uno dei casi più interessanti e promettenti degli ultimi anni. Del resto di anni ne ha solo 22, e le canzoni del suo album di esordio sono ancora precedenti: se saprà liberarsi di certi moti ingenuamente giovanilistici (“Tu che vivi sempre nei tuoi/Timori di/Normalità/Che tanto il mondo/Non cambierà/Lo so anch’io/E finché puoi/Tu spacca tutto/Stupisci chi non crede/Non crede in te…” da Di più) e di qualche soluzione un po’ facilotta (“Sai che c’è?/Ci sei te/Da un po’ in qua” da Il Confine) è lecito aspettarsi qualcosa di buono per il futuro. E un consiglio: eviti di compilare ringraziamenti chilometrici nei credits del CD: denotano l'ansia di chi ha paura di non pubblicarne un altro.

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