Concerti Magazine Domenica 1 settembre 2002

Le sorprese di Nada

Nonostante l’ambiente da sauna del Palatenda, all’interno della Festa dell’Unità, fosse poco favorevole a scoppi d’energia, Nada ha dato, sabato 31 agosto, ottima prova di sé ai numerosi spettatori accorsi per ascoltarla in uno dei suoi rari concerti genovesi. Un pubblico variegato, anche per l’ingresso gratuito e la serata prefestiva, famigliole con bambini, coppiette d’età, ma anche ascoltatori di buona musica. La quarantottenne cantante livornese, freschissima alla faccia della sua più che trentennale carriera artistica, ha dimostrato ancora una volta di aver fatto della coerenza la sua bandiera.
Rifiutata la scorciatoia della “ragazza prodigio”, ha imboccato una via sicuramente più difficile, meno carica di soddisfazioni (soprattutto economiche) facili, ma inconfutabilmente più creativa.
Soprattutto ha evitato le sirene delle “rotondesulmare” - cimiteri televisivi degli elefanti e/o non si è accodata agli ”edoardivianelli” di turno che, esaurita vena creativa e originalità, da quarant’anni si ripetono, fino a diventare una controfigura di se stessi.
Ben assecondata da una band di stampo rock con due chitarristi, basso e batteria, Nada ha sciorinato, in 1 ora e mezza, una significativa scelta di brani del suo repertorio.
La voce sempre tagliente, gli occhi guizzanti, il sorriso che svaria dalla dolcezza alla malinconia, la gestualità frutto di esperienze teatrali (con Dario Fo e Marco Messeri) e cinematografiche (con Francesca Archibugi) importanti, si conferma una delle poche interpreti di grande caratura della scena musicale nazionale.
Peccato che pochi se ne rendano e in molti, troppi, non la tengano nella debita considerazione. Ma lei, giustamente, non se ne cura e prosegue una ricerca che guarda alla canzone d’autore e al rock, con qualche richiamo jazz.
Forti i riferimenti al concittadino e grande sottovalutato Piero Ciampi e di rilievo le collaborazioni, ad esempio con la Piccola Orchestra Avion Travel e Mauro Pagani.
La sua maniera di cantare alterna felicemente momenti rabbiosi e aggressivi ad altri pieni di tenerezza, con l’intensità che si richiede per far, di un momento live, qualcosa di differente dall’incisione discografica.
Quando parla, quasi a metà del set, di un passato in cui vedi “una persona che sei tu, ma sai bene che non sei più tu”, che con gli anni ha imparato a guardare con tenerezza al passato, ad essere affezionata ai ricordi, si capisce che è giunto il momento di “Ma che freddo fa”.
E’ una premessa che non lascia speranze ai “nostalgici”.
Infatti il successo del Festival di Sanremo 1969 (a quindici anni appena!) è largamente riarrangiato, presentato in una versione abbastanza acida, che non concede nulla all’eventuale voglia di revival.
Poi, reggaeggiante “L’amore è fortissimo, il corpo no”, che da il titolo all’ultimo album (prodotto artisticamente dalla stessa Nada con Gerri Manzoli, Pasquale Minieri e Fausto Mesolella della P. O. Avion Travel), un hit elettropop da cantare in coro, “Amore disperato”, piena di suggestioni proprie degli autori Battiato e Giusto Pio, “Venezia – Istanbul”, drammatica, incalzante, bellissima, “Guardami negli occhi”, parole e musica sue. I testi sono sempre in primo piano, forti, espliciti, a volte anche surreali “ragazzi non giocate troppo spesso vicini agli ospedali”. Forte l’attacco ad una religione troppo spesso retorica. “Un tempo si uccidevano i cristiani e questi ultimi, con la scusa delle streghe, ammazzavano i pagani, ave Maria”. Così come in “Gesù” tratteggia senza edulcorazioni i drammi del G8 genovese.

Giovanni Villani

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