Magazine Sabato 19 aprile 2014

Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo. La recensione

Magazine - Dalle piattaforme social lancia commenti al vetriolo praticamente su tutto. Altre volte, apre finestre da cui sbirciare nella sua vita, sempre con ironia. È Selvaggia Lucarelli e chi la segue la riconosce bene nel suo romanzo d’esordio Che ci importa del mondo (Rizzoli 2014, pp. 535, 18 Eur), presentato alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. All’incontro hanno partecipato Francesco Castelnuovo, Andrea Scanzi, Petra Loreggian, Nadia Toffa e Davide Ferrario.

Molto spesso il suo personaggio è stato associato ai talk pomeridiani o ai reality a cui deve sicuramente parte della sua gavetta. Ma è anche vero che, piaccia o no, Lucarelli è stata tra le prime prime ad aver compreso il potere della rete come mezzo di comunicazione. Nel 2002 apre il suo blog Stanza Selvaggia un esperimento con pochi precedenti in Italia. E se si pensa alla radicalità oggi dei blog, c’è da credere che ci abbia preso. Senza poi contare l’attività capillare sui social perché, a dispetto ancora di molti, saperli utilizzare con intelligenza non è impresa così semplice.

Nei tempi in cui l’autofiction va tanto di moda anche Viola Agen, la protagonista di Che ci importa del mondo, lavora in tv. La gente la ferma per strada, i suoi amori e i suoi guai finiscono sui giornali. Dal salotto di Giusy Speranza strappa applausi da standing ovation e litiga con gli altri opinionisti. Tuttavia, non ama il suo mestiere, la superficialità dello spettacolo la disgusta e davanti a tutti recita una parte.
La televisione, però, le dà da vivere dopo un passato non proprio glorioso da ghostwriter. Viola, infatti, è una mamma single alle prese con un bambino di otto anni da crescere in autonomia. Quando la chiama l’ex marito deve immaginarsi su un’isola caraibica con Ryan Gosling per riuscire a calmarsi.

Il figlio Orlando è un «piccolo quacchero», una specie di moralizzatore che la rimprovera per un tacco alto o una scollatura. Il momento più duro per Viola è l’allontanamento da Orlando a causa di un’imprudenza che rischia di costarle molto.

Con gli uomini sembra aver chiuso, troppe delusioni l’hanno portata a stilare una lista dei buoni motivi per cui l’amore non le manca: «Non mi manca perché l’amore ha le sue ragioni che la ragione dovrebbe portare in tribunale ai fini di processarle, una a una, per crimini contro l’umanità sensibile. Non c’è giustizia. Non c’è garanzia. Non ci sono risarcimenti certi».

Ma Viola non ci crede fino in fondo e ogni volta spera di incrociare quello giusto. Durante la campagna elettorale a Milano si innamora del candidato sindaco, Vasco Martini, rivale di un suo ex. In mezzo alla confusione cerca di far incastrare tutti i tasselli senza sentirsi in colpa per un pensiero fuorviante dalla routine o una sera in cui chiamare la babysitter, con l’ex marito che le fa la guerra e i giornalisti fuori dal portone di casa.
Bella, che ci importa del mondo recita la canzone di Ivano Fossati da cui è preso il titolo del romanzo. Un invito a godersi l’amore senza tante paure.

di Martina Pagano

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