Concerti Magazine Domenica 20 aprile 2014

Jesus Christ Superstar con Shel Shapiro: «Vi racconto il mio Caifa»

Shel Shapiro interpreta Caifa nel musical Jesus Christ Superstar

Magazine - È fissato per venerdì 18 aprile al Teatro Sistina di Roma, il debutto del Jesus Christ Superstar diretto da Massimo Romeo Piparo. Lo storico musical ideato da Tim Rice e Andrew Lloyd Webber nel 1968 e riadattato al grande schermo dal regista canadese Norman Frederick Jewison nel 1973, ritorna con una nuova veste tutta italiana o quasi.

La versione proposta da Piparo arriva a vent'anni della prima trasposizione teatrale italiana dell'opera, avvenuta nel 1993, e conta su di un cast d'eccezione che ritrova nel ruolo di Gesù lo storico attore Ted Neeley, protagonista del film del 1973. Ad affiancarlo sul palco c'è Shel Shapiro nel ruolo del malavagio Caifa, Pau dei Negrita nel ruolo di Ponzio Pilato, e Simona Molinari nel ruolo di Maria Maddalena, mentre il personaggio di Giuda è stato affidato al giovanissimo e talentuoso Feysal Bonciani.  

Shel Shapiro, storico esponente del beat italiano negli anni 60 e 70 prima come leader dei The Rokes e successivamente come brillante cantante solista ci ha raccontato cosa ha significato per lui misurarsi con un'opera così affascinante, ma al contempo delicata, della storia culturale occidentale. Ecco cosa ci ha detto.

Tu hai visto Jesus Christ Superstar per la prima volta al Shaftsbury Theatre di Londra nel 1968. Cosa ha significato per te quel musical?
«È molto difficile da spiegare, in quanto io all'epoca lavoravo già in Italia con i The Rokes e lo spettacolo che vidi a Londra era diverso dal film che uscì cinque anni dopo diventando da subito un cult. Ricordo che fu un musical ben fatto in cui la musica era molto complicata ma nel contempo eseguita molto bene e mi colpì molto. In fondo racconta la storia più bella e drammatica degli ultimi duemila anni. Ma l'opera teatrale aveva un'innocenza e una purezza che il film non riuscì a riprodurre. Cosa che invece accade nella trasposizione di Massimo Romeo Piparo».

Nonostante la tua carriera ultradecennale è la prima volta che partecipi come attore in un musical. Come ti trovi in questa dimensione?
«È interessante e difficile nello stesso tempo. Io sono uno abituato a gestirsi da solo, ad avere il controllo su quello che faccio. In questa occasione invece mi trovo ad essere diretto da altri ed è un'esperienza nuova ed avvincente per me. Poi ho avuto la fortuna di essere diretto da Massimo Romeo Piparo, uno dei migliori direttori di musical italiani, con cui mi trovo benissimo».

Come ti sei trovato a interpretare Caifa, il personaggio più negativo dell'intera opera?
«Caifa è il prelato, sacerdote politicante. L'unica cosa a cui è interessato è il potere ed è esclusivamente per quello che lavora e agisce. In tutti noi c'è un lato oscuro c'è chi ne ha di più e chi ne ha di meno ed è interessante poter mostrare al pubblico la cattiveria di un uomo normale, spinto ad agire per gli interessi che gli fanno comodo. Anche perché penso che di potenti come Caifa ne abbiamo visti molti ultimamente, è quindi un personaggio in un certo senso molto attuale».

Nel ruolo di Gesù il pubblico ritrova Ted Neeley, lo storico protagonista del film del 1973. Come è lavorare con lui?
«Ted è una persona piacevolissima, estremamente bravo e preparato. Da anni interpreta questo personaggio, ha affrontato migliaia di repliche e penso che in qualche modo sia stato invaso da Gesù. Infatti anche fuori dal palco tende a comportarsi con estrema dolcezza come fa nell'opera. È una persona che apprezzo molto e con la quale mi trovo molto bene».

La parte musicale della rappresentazione è affidata ai Negrita, con Pau che interpreta il ruolo di Ponzio Pilato. Ti piace il loro modo di suonare e di interpretare i brani?
«I Negrita mi piacciono a bestia! Nessun turnista o musicista sarebbe stato in grado di replicare quel suono rock fondamentale per lo spettacolo, loro sono una band vera. Di conseguenza Pau è molto bravo nel ruolo di Pilato e mi trovo bene a fronteggiarmi con lui quando i nostri personaggi si trovano a interagire».

Tu sei stato un noto esponente del periodo beat. Cosa ha lasciato oggi quel periodo?
«Questa è una domanda che non ha risposta. Era tutto diverso, la società i costumi, sono passati 50 anni. È ovvio che le cose sono cambiate, alcune in meglio altre in peggio ma fare un paragone tra quello che succedeva all'epoca con quello che succede ora è come farlo tra la rivoluzione industriale e il periodo successivo, non è facile da spiegare».

Nel 2012 hai cantato gli articoli fondamentali della Costituzione Italiana nel brano Undici. Perché hai deciso di scrivere questo brano?
«La Costituzione va difesa, è l'unica cosa che ci tiene insieme. Ma oltre a dover essere difesa va insegnata ai più giovani. I ragazzi devono essere informati che è possibile lavorare per cambiare il futuro attraverso i diritti che sono scritti in questo testo. Io non sono uno che pensa che la costituzione non possa essere cambiata, perché nulla è per sempre, ma sono convinto che determinati principi devono rimanere saldi ed essere spiegati ai più giovani».

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