Magazine Venerdì 21 marzo 2014

Aids al cinema. Da Hanks a McConaughey, un racconto della diversità

Tom Hanks in Philadelphia

Magazine - Chi non ricorda quelle piccole smorfie, gesti microscopici, occhiate, pochi secondi in tutto quando Andrew Beckett entra nello studio di Joe Miller e gli dice che ha l'HIV dopo avergli dato la mano, provocando appunto un istante di flutti sbandati nel corpo controllato che deve avere un avvocato.

Era il 1993, Tom Hanks interpretava il ruolo di Andrew Beckett e Denzel Washington quello di Joe Miller, tutti e due avvocati. Per Tom Hanks sarebbe stato il primo Oscar e quel film avrebbe fatto la storia del cinema, ma anche la nostra di storia. Non v'è dubbio infatti che l'HIV è entrato nelle vite di tutti noi anche attraverso quel capolavoro diretto da Jonathan Demme.
Ora chi ha l'HIV si sente dire che la morte può restare lontana se si controlla, si cura e non è troppo sfortunato, ma allora non era così.

Quel che è certo è che l'HIV ha rappresentato per tanto tempo il diverso pericoloso e il suo annidarsi in gesti fatti volontariamente e in tutti noi rimaneva il pensiero che chi se lo prende in fondo se l'è un po' cercato. Quindi sì rispetto, anche un po' di pietà, ma poi, insomma, alla fine se l'è cercata.

Negli ultimi Oscar, Hollywood ha assegnato la statuetta come miglior attore protagonista a Matthew McConaughey, che ha interpretato il ruolo di Ron Woodroof, un malato di AIDS che si procurava i farmaci in modo allora illegale.

Sono solo due esempi cinematografici di quella che per tanti anni è stata la diversità che non riusciva non solo ad integrarsi ma nemmeno ad essere accolta ed è su questo punto che vorrei portare la vostra attenzione con qualche riflessione un po' dolorosa.

È difficile o comunque suona strano sentire qualcuno che dice che il diverso non deve essere emarginato nella comunità. Sono principi sui quali a parole sono tutti daccordo e anzi un discorso opposto suonerebbe subito come razzista.
Quello che ci scordiamo, dimentichiamo e tendiamo a non affrontare è il costo emotivo che l'accoglienza del diverso comporta. Non si tratta solo dell'HIV, di tutto ciò che è sesso quindi omosessuali, transessuali e le varie combinazioni che s'incontrano nella nostra vita. Il diverso è molto di più e la diversità assume anche dei volti che sono inattesi.

L'ubriaco che ogni sera fa la pipì sull'angolo di casa mia lasciando la sporcizia e l'odore è molto più fastidioso e difficile da accettare della persona che si muove in carrozzina ma che non ci rallenta perché è autonomo.
Dobbiamo decidere dove vogliano andare. Se al direzione che vogliamo prendere è che il diverso è non solo con noi, vive con noi, ma s'integra con noi, il diverso si mischia con noi e noi dobbiamo fare la fatica di accettare alcuni limiti che la diversità c'impone, se questa è la strada che scegliamo allora dobbiamo accettare di pagare un prezzo personale, cedere un po' di me per l'altro.

Questa è una comunità che non solo accoglie dentro di sé ma s'integra con il diverso. La cifra di questa comunità è l'infinito, quel pizzico d'eterno di cui ci dobbiamo nutrire perché solo dentro l'infinito ci stiamo tutti ma come diceva Jorge Luis Borges, «C'è un concetto che corrompe e lacera tutti gli altri» e si riferiva appunto all'infinito.

Eppure è all'infinito e al suo potere costruttivo e non distruttivo che dobbiamo guardare se volgiamo incontrarci invece che scontrarci, se volgiamo crescere invece che distruggerci.
L'infinito è dunque una sorta di codice al quale ogni gruppo di persone che voglia diventare una comunità deve guardare e al quale deve ispirarsi se vuole trovare la forza dell'accoglienza e dell'integrazione.

di Francesco Bricolo

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

Un piccolo favore Di Paul Feig Drammatico 2018 Ho bisogno di un piccolo favore. Mi puoi prendere Nicky a scuola? È questa la semplice, comune richiesta che l'affascinante Emily fa alla sua nuova amica Stephanie, prima di sparire senza lasciare traccia. Mamma single tuttofare, vlogger per passione... Guarda la scheda del film