Magazine Sabato 15 marzo 2014

Antonella Gatti Bardelli: «Margò è nato dal teatro»

Magazine - Esce in questi giorni Margò (Bompiani, 133 pp., 11 Eur), primo romanzo di Antonella Gatti Bardelli. Si tratta della seconda prova della scrittrice per la casa diretta da Elisabbeta Sgarbi. Il primo volume, Il cielo capovolto, era il racconto autobiografico della stessa autrice. Questa volta, invece, Gatti Bardelli propone una vicenda diversa, incentrata sul rapporto tra madre e figlia (leggi la recensione di Margò).

Come è nato il libro?
«Margò è un romanzo ispirato ad una o forse centinaia di storie vere. È la storia di Roberta, una madre, che affronta il dolore più grande, la perdita di un figlio e intraprende un lungo percorso di ricerca della verità su se stessa e la propria figlia Margò. Ho tratto l’importante spunto per scrivere questo romanzo dalla mia personale esperienza con il teatro sociale di Pino Roveredo. La sua Compagnia Instabile da più di dieci anni porta in scena l’integrazione tra ragazzi con problemi di tossicodipendenza operatori e medici del sert e familiari dei ragazzi. Grazie a Pino Roveredo ho avuto il privilegio di frequentare il gruppo giovani del sert della mia città e ho incontrato tante storie di vita che mi hanno ispirato la scrittura di Margò».

Il rapporto madre e figlia. Esigenza tua o tema sentito?
«La mia esigenza è parlare dell’amore più grande, quello tra madre e figlio, l’amore che non conosce né limiti né confini e fa credere alle cose più impensate. Sento fortemente il tema della difficoltà di comunicazione tra genitori e figli».

Il mondo della droga. Cosa ti senti di dire?
«Riconosco l’inquietudine che sta dietro al mondo della droga. Ho sempre lottato contro le etichette e i luoghi comuni. Cerco di capire con la capacità di ascoltare in assenza di giudizio».

Racconti un amore tragico…
«Con Margò volevo scrivere d’amore. Il punto di partenza del romanzo è sicuramente tragico, nasce dalla più dolorosa perdita, ma si evolve nella bellezza di un amore che è fede. Un amore che nemmeno la separazione può vincere».

Sei andata dritta al romanzo o hai provato altre vie…
«Il mio intento è stato da subito il romanzo».

Perché scrivi?
«Scrivo per impellente bisogno dell’anima, per ricordare e poter anche dimenticare esperienze di vita vera, vissuta. Vivo in modo parallelo la scrittura e la mia esperienza».

Racconti la morte… ci vuole coraggio….
«Più che raccontare la morte, racconto la vita di cui la morte non è che un passaggio. Anche se può sembrare una storia solo straziante, Margò è un libro per me di grande speranza».

Prima il teatro o la scrittura?
«La scrittura».

A chi dici grazie?
«L’elenco dei ringraziamenti sarebbe infinito in questa storia. Il primo grazie però lo devo paradossalmente alla mia malattia che mi ha permesso di trovarmi e superare l’egoismo della sofferenza per vedere e ascoltare empaticamente l’altro».

Cosa vuoi per te come scrittrice?
«Aver sempre qualcosa di importante da raccontare e da condividere in un confronto che non finisce mai».

di Francesco Bricolo

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