Magazine Mercoledì 12 marzo 2014

Università o lavoro? E se il problema fosse la famiglia?

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Magazine - Ciao Antonella,
non so da dove potrei iniziare, ma ci sono problemi su problemi che neanch’io sono capace di capire e quindi di spiegarmi.
Ho quasi 23 anni con genitori esigenti e per questo ho sempre paura di deludere me stessa, loro e gli altri.

Per prima cosa c’è la questione università: sto cercando di terminare a fatica la triennale di Economia (anche se sono un anno fuori corso), ma i miei mi spingono a continuare la specialistica. Da una parte non voglio deluderli, ma dall’altra mi sento messa sotto pressione perché non sono molto convinta.

Non mi sono mai sentita così delusa da me stessa e l’essere un anno fuori corso lo trovo davvero umiliante per quanto mi riguarda.
Sono sempre stata “paragonata” ai miei cugini poco più grandi di me per cui venivo, puntualmente, ritenuta la piccolina dei figli più grandi. Una volta che, cresciuta, hanno capito chi fossi, allora sono passata ad essere la pecora nera solo perché voglio le cose fatte come si deve.

Tanto per capire le racconto un episodio: ci sono persone, all’interno della mia famiglia, che pensano di essere furbe e fregare mia madre, che ha un carattere talmente buono, che sarebbe disposta a farsi mettere i piedi in testa. Io questo non lo accetto e, quando succedono certi fatti, viene fuori il peggio di me: sarcasmo, acidità e stonzaggine allo stato puro.
Ma ovviamente mia madre tace, io mi prendo della stronza e, se decido di mandare tutti al diavolo, mi dicono che non mi interesso alla famiglia.

Oltre a mia madre, il problema più grande (l’ennesimo) è mio padre: si può dire che siamo quasi due gocce d’acqua (eremiti, precisi, testardi, puntigliosi, permalosi, insicuri, sfiduciosi…) e perciò siamo spesso in battaglia, finché non faccio ciò che vuole lui (essendo simili, ci sono casi in cui grazie a Dio, ci troviamo).

Tutta questa situazione mi porta a sentirmi inadeguata per tutto e tutti, con poca autostima, introversa, rabbiosa, incapace di dare fiducia e stufa di tutto. Ma si sa che la famiglia è la famiglia, perciò metto una pietra sopra. Ma la scelta dell’università è un’incognita enorme. L’opportunità è unica, ma accettare o no?

La mancanza di comprensione, mi porta a “rifugiarmi” nei pochi amici rimasti (esco poco, tra 3 o 4 al mese, perché quando lo faccio, succede il finimondo). Ma per questo mi sento dire che me ne sbatto della famiglia perché, secondo mio padre, basta che un estraneo mi chiami e io corro subito. Ma che pretendono?!

Sono arrivata al punto di decidere di ridimensionare le uscite (senza considerare che non posso dormire a casa d’amiche, andare a vacanza da sola…) o di negarmi simpatie verso uomini (anche se, per una persona in particolare, non riesco a trattenermi, anche se più grande di me di 14 anni siccome mi impatto solo in uomini più grandi), ma nulla.

A questo punto credo che se fossi drogata, sarebbe la stessa cosa. Ho sempre cercato di essere secondo le loro aspettative, ma dopo più di 20 anni, sono stanca.
Nonostante tutto, non vorrei farmi sfuggire l’opportunità di migliorare la mia cultura, ma a quale prezzo?

In ogni caso il mio più grande sogno è quello di lavorare nella natura, magari in un agriturismo (o magari un casale da ristrutturare): amo la cucina, vado matta per gli animali, i frutteti, l’orto e tutto ciò che è legato alla natura. Non ho mai avuto un’esperienza diretta in campo, ma finora ho sfruttato un terreno di mio padre piantandoci di tutto di più, con l’aiuto dell’esperienza di mio papà. E’ sempre stato contento di questo mio interesse, ma mi sono sentita dire che mi faccio manipolare perché secondo lui, le mie idee sono frutto delle parole altrui. Perché mi devono sempre demoralizzare?
Studio comunque per me stessa o basta?

Spero di essermi spiegata bene, anche se ho una tale confusione nella testa. Scusi per il disturbo e grazie in ogni caso.
Lisa


Cara Lisa,
ho l'impressione che lei mi abbia già scritto, ma non riesco a trovare la mail in archivio, però la ricordo e ricordo la risposta.
Capisco perché hai bisogno di riparlarne: ora il quadro è più chiaro. Ma dovrebbe esserlo anche per lei.

Mi sembra che gli studi siano quasi l'ultimo dei problemi, o forse la punta dell'iceberg. Come ci siamo già dette, fermarsi alla triennale è come avere buttato gli anni di studi, vada avanti, una laurea in Economia può servire a tante cose.
I suoi progetti vaghi possono aspettare un paio d'anni e consolidarsi.

Ora passiamo ai due problemi grossi: innanzitutto l'uomo, che metto per primo perché non ne parla, poi la famiglia. Andiamo con ordine.
L'uomo non lo capisco bene: non le basta un padre ingombrante? Perché ne vuole due? Forse perché pensa di non essere in grado di affrontare la vita dopo un'esistenza da semireclusa e che lui la guiderebbe, aiuterebbe, sosterrebbe? Lasci perdere.

Sul primo punto temo lei abbia ragione, il secondo può scordarselo: quando si parte da una posizione subalterna o si risale a allora la storia finisce perché quello che cercava la ragazza più giovane da manipolare o crescere non sa che farsene di un'adulta, oppure perché l'adulta si accorge di essere stata manipolata o di essere in una posizione subalterna (pensi a sua madre) e, se ha la forza, scappa, se no si ricondanna alla schiavitù.
Già, sono parecchio diretta, mi dispiace, ho uno spazio limitato e i problemi sono tanti.

Scappi da quell'uomo Lisa, si confronti con i coetanei, sarà dura, ma ha davanti un periodo durissimo, quindi tanto vale mettere tutto insieme.

La famiglia: non è che lei non sappia come uscirne; non vuole. E la capisco benissimo, i suoi l'hanno tenuta talmente fuori dal mondo, che lei non lo conosce e neanche lo immagina. Probabilmente vede pericoli ovunque perché è stata condizionata a farlo, che è un modo come un altro per tenerla rinchiusa.

Allora le ripeto quello che le ho scritto qualche tempo fa: inizi a combattere per l'indipendenza in modo sano, cercando lavoro per l'estate in un agriturismo o in una fattoria. Le servirà a tutto. A vincere la prima battaglia in casa, perché di certo i suoi non saranno d'accordo; a rendersi conto che ce la può fare da sola, che un piccolo stipendio è in grado di rimediarlo; a provarsi nelle relazioni con le persone, sia datori di lavoro che clienti, perché la vita in campagna comporta comunque parecchi rapporti sociali e anche in quel campo ha tutto da imparare; infine a capire se è davvero questa la vita che vuole.

Come fare? 1. cercare lavoro, 2. informare la famiglia, riempire uno zaino e partire. Sta soffrendo a piccole dosi sin da quando era bambina e tuttavia è talmente entrata nel gioco, da non riuscire a uscirne: uno strappo per qualche mese potrebbe essere non meno doloroso, ma salutare e salvifico.

Le parrà impossibile, no, non lo è. La parrà violento, non lo è meno della violenza che striscia per casa senza mai essere espressa.
È bene che i suoi si trovino faccia a faccia per un po', senza cuscinetto e se la vedano tra loro, perché credo che non abbiano un gran rapporto.

Lisa, deve prendere le distanze per un poco, fare esperienze, vivere, assaggiare l'indipendenza per accorgersi che forse non ha bisogno di due padri ma di imparare a stare nel mondo e crescere insieme ai suoi coetanei.
Per vivere meglio è necessario avere un buon rapporto con se stessi, stimarsi, apprezzarsi, amarsi e questo può darglielo solo l'indipendenza.

L'amore viene dopo, quando davvero ci si conosce e si sa ciò che si vuole.
Se ritiene che andarsene senza chiedere il permesso sia troppo, allora provi a parlare con calma, prima di esplodere un'altra volta per poi tornare come prima. In entrambi i casi pensi e sottolinei bene ai suoi che tornerà entro l'inizio del nuovo anno accademico.

Di nuovo auguri, Lisa, e coraggio,

di Antonella Viale

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