Concerti Magazine Lunedì 12 agosto 2002

Four Steps Choir, black music da levante

Magazine - Chi venerdì 9 agosto non si è fatto condizionare dal maltempo che capolineggia qua e là in una strana estate ed ha seguito il Four Steps Choir da S. Matteo, tradizionale sede del , salendo fino al Palazzo Ducale, ha fatto la scelta giusta.
Perché il concerto del folto gruppo spezzino (oltre ai quasi quaranta componenti il Coro, sette sono gli strumentisti), giunto a Genova grazie all’inserimento nel progetto Regione-Province liguri Insieme in Liguria 2002, è stata una gradita sorpresa. La curiosità di vederli alla prova live era tanta, anche per verificare la bontà dell’idea e le prospettive di un progetto ambizioso come quello di un coro dagli evidenti e voluti riferimenti a matrici della tradizione afro–americana, gospel e jazz in testa.
Dopo una non breve fase preparatoria il “F.S.C.” vanta, nel suo curriculum, una nutrita serie di esibizioni (limitate però all’ambito provinciale) e, soprattutto, l’incisione di un album. Questa è, forse, l’occasione per un lancio definitivo.
Il concerto parte con alcuni traditionals e non sembra essere troppo penalizzato dalla sistemazione, “di fortuna” (e all’ultimo minuto o quasi), sia pur prestigiosa, nell’atrio del Ducale. Le distorsioni sono limitate dalla giusta scelta di ridurre l’amplificazione al minimo indispensabile e l’ascolto risulta più che accettabile. La parte musicale è condotta da un drappello di professionisti (piano, chitarra, sezione ritmica e fiati) e il coro si dimostra ben costruito, compatto e la sua resa riesce ad essere via via sempre più convincente.
Ma è la direzione musicale della carismatica Gloria Clemente a dare il la. Non si limita a prendere e condurre per mano, seguitissima, l’intero ensemble. In breve trascina, con la sua verve e il suo entusiasmo, non solo il coro, ma anche il pubblico. Una passione autentica per la musica che sente davvero tantissimo. Salta, incita, da i tempi, canta, balla. Un vero spettacolo nello spettacolo. Riuscirebbe a far cantare anche le altère colonne marmoree del Ducale…
Godibile (e in crescendo) il programma, articolato e differenziato, con due ampie sezioni dedicate a Fabrizio De André e al musical, e uno sguardo particolare puntato sui pezzi degli anni ’70. La voce solista di Pietro Sinigaglia dà spessore, rischiando, con buoni esiti, il confronto con Fabrizio (anche sul piano della dizione genovese che troppe volte non convince in altri esecutori) e col Freddie Mercury di Somebody to love.
Al termine i bis, richiesti e ottenuti da un pubblico conquistato, sono piacevoli interpretazioni de Il pescatore e di Think nella versione Aretha Franklin/Blues Brothers, concisa sintesi del programma proposto.

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