David di Michelangelo col fucile. Franceschini: «Viola la legge» - Magazine

David di Michelangelo col fucile. Franceschini: «Viola la legge»

Mostre Magazine Domenica 9 marzo 2014

David come Rambo. Il capolavoro di Michelangelo imbraccia un fucile di precisione nello spot di un'azienda americana di armi
Altre foto

Magazine - Uno schiaffo alla Bellezza di cui tanto si parla in questi giorni. Non si può definire in altro modo la (a dir poco) discutibile campagna pubblicitaria di ArmaLite Inc., che, grazie ad un programma di fotoritocco, ha fatto imbracciare un fucile di precisione al David di Michelangelo

«L'immagine pubblicitaria del David armato offende e viola la legge - ha scritto l'8 marzo su Twitter il neoministro alla Cultura Dario Franceschini - Agiremo contro l'azienda americana che deve ritirare subito la campagna».

Il responsabile del Ministero dei Beni Culturali è evidentemente andato su tutte le furie. E ne ha i motivi.

Il capolavoro del Rinascimento, conservato oggi alla Galleria dell'Accademia di Firenze, è un patrimonio di inestimabile valore per l'Italia e il mondo intero. Lo sfruttamento della sua immagine è riservato a campagne di campagne di comunicazione culturali nostrane e non può in alcun modo essere utilizzato per pubblicità con altre finalità. Men che meno queste. 

L'azienda americana che produce armi da fuoco ad alta precisione deve aver trovato brillante l'idea di affiancare la statua di Michelangelo Buonarroti - un'opera conosciuta in tutto il mondo per la sua perfezione - al suo ultimo prodotto,  l'AR 50A1, un fucile calibro 12.77 lungo più di un metro e pesante quasi 15 kg. Un'arma dal potenziale enorme, che i culturi del genere potrebbero definire perfetta. 

Se poi ci mettete la tradizione biblica che dipinge David come un guerriero senza paura, capace di sfidare il gigante Golia con il solo aiuto di una fionda, ottenete il resto. Peccato che in quel caso si trattasse di una lotta fra un tiranno e un eroe.

Nel quartiere generale di ArmaLite a Geneseo, Illinois, non sono andati troppo per il sottile. Al punto da non fermarsi un momento per chiedere il permesso alla Soprintendenza dei Beni Culturali di Firenze. Permesso che di certo sarebbe stato negato. 

Ora lo stop di Franceschini mira ad ottenere la cancellazione della campagna e forse anche un indennizzo da parte dell'azienda statunitense per lo sfregio ad un'espressione d'arte che nulla ha a che fare con uno strumento di morte.

Fotogallery