Weekend Magazine Venerdì 9 agosto 2002

Nella valle dei cento castelli

Magazine - A un’ora di macchina da Genova c’è il mondo. Cosa sono sessanta minuti di autostrada, quando solo per andare alla Fiumara ce ne vogliono venti? Questa volta, approfittando di una quattroruote e di una giornata a disposizione, mentelocale.it vi porta fuori dalla nostra stretta, affollata e incementata Liguria.

La Lunigiana ti incuriosisce già aprendo la cartina per vedere dov’è: «maddài, è accanto a Spezia e neanche lo sapevo». E invece è lì, incastrata fra l’estremo levante della Liguria, la prorompente Emilia e una lingua di Toscana un po’ sui generis. Una cerniera fra tre regioni.
Più che una valle è un cratere: incuneata fra cime altissime su tre lati, sul quarto - invece di aprirsi sul mare - si restringe all’inverosimile, lasciando spazio sufficiente solo alle rapide del Magra e all’autostrada (che però non vale, usa tunnel e ponti).

Ma l’apparenza non deve ingannare. Anche se negli ultimi centocinquant’anni il tempo vi si è praticamente cristallizzato, questa è da secoli una terra di passaggio, di confine. Qui la via Francigena scavalcava gli Appennini, un flusso ininterrotto di pellegrini per tutto il medioevo. E anche tutti gli eserciti che hanno attraversato l’Italia, da Annibale a Carlo VIII, fino alla Wermacht. Ecco perché la Lunigiana è anche la terra dei cento castelli. Tutti medievali, al massimo quattrocenteshi: il più moderno - la Brunella che domina Aulla – fu progettato per le primissime artiglierie. Poi, con l’ingrossarsi degli eserciti, qualcuno decise che era meglio far finta di nulla e lasciarsi attraversare per non rischiare guai seri, la salute valeva più dell’orgoglio.

Così la Lunigiana – fatti salvi i danni dell’ultima guerra e di un paio di terremoti - è giunta intatta fino a noi. Ed è una terra affascinante. Vasta e verdissima, ricoperta di foreste di abeti, lecci e castagni, costellata di borghi in pietra semi-abbandonati. Sì, ha ospitato Dante e Tasso, vi si tiene uno dei più importanti premi letterari italiani (il Bancarella), ma questo è solo un sottile strato intellettuale su quello che è principalmente un antico e ingente patrimonio di tradizioni contadine.
, così come le sagre. E ovviamente si mangia benissimo: i "testaroli" sono ormai celebri, ma in pochi conoscono i cugini, i "panigacci".

Il panigaccio è uno dei migliori incroci di acqua e farina del mondo. Sta alla piadina, alla tortilla e alla crêpe come la focaccia genovese sta agli altri suoi epigoni farinacei.
Viene cotto a legna fra due “testi” di terracotta precedentemente riscaldati sulla fiamma viva. Va mangiato caldo, nel giro di una decina di minuti, piegato in due con dentro una fetta di salume (e che salumi: la Lunigiana è geograficamente al centro del triangolo Colonnata-Parma-Felino) oppure di stracchino. Ultimamente viene proposto anche con la nutella o cotto al pesto come i testaroli, ma il consiglio è di andare sul tradizionale, col salume. Qualche buongustaio, trascinato più dall’entusiasmo che dalla decenza, gli ha persino dedicato . Il panigaccio è specialità esclusiva di Podenzana (sopra Aulla), duemila anime e otto ristoranti, giusto per dare l’idea: i nomi da segnarsi sono quelli della Gavarina d’oro (loc. Castello), dai Cento e di Gambin (loc. Barco).

I borghi lunigianensi da scoprire sono molti, anche troppi. Il consiglio è di lasciarsi trasportare, ma se proprio avete poco tempo, visitate almeno Verrucola (col castello del pittore Cascella), godetevi il panorama alpino della strada che sale al Cerreto e Sassalbo. Ma anche le grotte di Equi e la pieve di Codiponte. Un sito ricco di suggerimenti per programmare la visita è quello della .

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