Magazine Sabato 8 marzo 2014

Quando Hugo Pratt diceva: «Divertiamoci seriamente»

Corto Maltese di Hugo Pratt
© cortomaltese.com

Magazine - Fa il dentista. Come Bruno Tacconi, lo scrittore di Voghera che negli anni Ottanta ha venduto migliaia di copie con i suoi libri di avventura. Preferisce però essere accostato a Zane Grey, uno degli scrittori preferiti di Hugo Pratt, perché anche lui per vivere curava i denti alla gente.

Si chiama Marco Steiner ma non è il suo vero nome. Glielo coniò sempre Hugo domandandogli quali personaggi amasse di più. Corto Maltese e Marlowe, il detective.
Bon, allora ti sarai Mar - co.
E quale scrittore ami di più?
John Steinbeck.
Allora sarai Steiner perchè ti xe’ uno Steinbeck mitteleuropeo, visto ghe xe’ furlan (facendo riferimento alle sue origine friulane).

Con quello pseudonimo nato così, come uno scoppio di luce, Marco firmerà tutti i libri di Hugo Pratt, tutte le prefazioni alle avventure di Corto Maltese, in tutto il mondo, insieme al fotografo Marco D’Anna, quello che non scatta fotografie ma «pennella situazioni».

Viaggerà per sette anni, nella sua email ci sono tre 7, ed i suoi viaggi sono stati 14 identità diverse di cui si è vestito e che ha respirato in 14 maniere differenti.
14, come i luoghi in cui aveva viaggiato Corto Maltese e che Marco – dentista romano con un piede sempre a New York – ha voluto ripercorrere.
Ogni storia di Corto si è arricchita di una sua prefazione che sembra un viaggio a sé, ma resta religiosamente fedele ad un personaggio dell’immaginario collettivo visto di persona.
Ogni notte forse non riesce neanche ad allontanarlo dal comodino.

Con Hugo ha fondato anche la casa editrice Lizard: in inglese significa lucertola, e per Hugo era un animale che – per quanto lo potessi tagliare, calpestare, offendere, ed umiliare anche un po’, insomma vincere – tanto avrebbe sempre avuto un angolo di luce dove far rispuntare la sua coda.
Insieme all’orgoglio di sapere che comunque i dadi vadano gettati, ti sentirai sempre invincibile.

È vero che lei ha assistito al passaggio di Hugo dai disegni a china all’acquerello?
«Certamente. Quello è stato l’inizio di un nuovo viaggio per Hugo. Come dice Vincenzo Mollica, è in quel momento che il fumetto classico ha conosciuto una fase ancora più evoluta».

Si ricorda una frase ricorrente di Hugo?
«Femo, inventemo, trovemo. Ma il suo vero cavallo di battaglia era Divertiamoci seriamente.

Le fonti d’ispirazione di Hugo?
«I libri, il cinema, la musica e la fotografia».

È vero che in qualche modo l’ha incoraggiata a scrivere?
«Mi diceva di raccontare una bugia come se fosse una verità. Se ci pensa un momento, è forse la chiave più sincera per capire la forza immensa di tutte le storie di Hugo. Comunque, per me scrivere è un momento di vita irripetibile. Pubblicare un libro con Sellerio, un sogno».

A dire il vero, e ci prendiamo un istante per noi che stiamo facendo l’intervista, Corto Maltese non sarebbe potuto nascere se non con un cuore vero, come quelle bugie a cui alla fine finisci per credere.
Esistono persone così. Grazie a Dio.
Capaci di lanciare i dadi con gli occhi aperti. Pratt ci ha creduto ed ha creato una figura che tutti i viaggiatori e gli irrequieti – come Steiner o Bruce Chatwin – portano stampata dietro le iridi, come un tatuaggio millimetrato, invisibile ad occhio nudo, ma loro lo sentono. Non dorme mai.

Qual è il suo libro più caro, dopo il Corvo di Pietra (Sellerio, 194 pp., 13 Eur, con un disegno di Sergio Toppi)?
«I luoghi dell’avventura (Rizzoli – Lizard) che non è soltanto la mostra tenutasi a Lugano nel 2011 ma anche la mia personale Bibbia da camera, da viaggio, il risultato di una amicizia unica. Sono l’Oceano Pacifico e sono il più grande: così inizia la Ballata del mare salato, l’atto di nascita ufficiale di Corto Maltese (che per l’anagrafe coincide con il 1 novembre del 1913, Ndr)».

Che cos’è il Corvo di Pietra?
«È un romanzo giovanile di Corto Maltese. Nasce a Scicli dove io ho preso una specie di personale residenza. Comunque. Avevo conosciuto una persona ad una presentazione di un omaggio ad Hugo. Costui mi offrì una lettura talmente profonda di questo mio lavoro da indurmi a pensare ad un racconto più ampio. Così è nata la storia, che io considero un omaggio, ma che è un viaggio alla ricerca di una truvatura, un tesoro. Corto Maltese è soltanto un ragazzo ma c’è, è lui».

Non si è sentito intimidito da certe prove precedenti, come il romanzo su Hugo scritto da Alberto Ongaro?
«No, assolutamente. Mi sono sentito libero. E soprattutto grazie a quei suggerimenti di prima, quella spinta ad inventare che per Hugo era la carta pigliatutto».

Adesso ti dico una cosa Marco Steiner, e passiamo dal lei al tu perché – nel frattempo – forse abbiamo avvertito suonare quel qualcosa capace di unire certe anime quando si incrociano, per caso. Tu sei un viaggiatore. Me l’hai detto tu stesso. Hai maturato la capacità di respirare tutti i mari del mondo, tutte le sabbie dei deserti, guardare alle nuvole come velieri in cielo.
Quando parli di Parigi, per esempio, finisce che parli di una libreria per soli viaggiatori, come l’Ulysse. Ce l’hai nel sangue. È un dono e per te è stata anche una maledetta conquista.
Sei uno scrittore straordinario. Ti ho già detto che il tuo libro, Il corvo di pietra ha la qualità di far sentire in pagina – come in rilievo - le storie a fumetti di Corto Maltese.

Ti ho anche scritto che – per questo –, per avere catturato dentro le parole quello che Hugo riusciva a fare con gli acquerelli e con i fumetti, anzi con il Fumetto, il tuo libro è rivoluzionario.

Non ti ho detto – e qui concludo – che secondo me l’Oceano Pacifico non è il più grande degli Oceani: il mare più grande – ricorda, non esiste Oceano, esiste il Mare con la sua assoluta salinità – è quello che Hugo aveva dentro di sé, rollante, maroso, beccheggiante come una nave, e che tu – in qualche maniera – sei riuscito a perpetuare nelle pagine che hai scritto dopo tanti anni. Com’è la faccia del mare, marinaio Marco Steiner?

di Alberto Pezzini

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