Magazine Giovedì 8 agosto 2002

Vedo nero

Magazine - Fa cross-over, ma non è un musicista: «ci ho provato a fare musica, ma ho dovuto smettere perché ho capito di non avere talento. E purtroppo lo hanno capito anche gli altri».
Non è un musicista ma vuole formare un gruppo: «come il a Bologna e la Scuola dei “duri” di Milano. A Genova c’è fermento, c’è gente che ha voglia di fare, come e Marco Vallarino a Imperia». Si parla di scrittori noir, «ma dovrebbe aderire anche . Il primo passo dovrebbe essere aprire un sito internet dove scambiarsi idee e informazioni».
È nato a Cagliari (nel 1967), ma afferma di essere genovese: «mi sono trasferito a Genova quando avevo 9 anni, sono cresciuto e mi sono formato qui».
Gli telefono i primi di agosto per un’intervista e mi dice che va bene, ma che bisogna fare in serata perché ha appena cominciato a lavorare, quando gli altri vanno in vacanza.
La biografia di Ettore Maggi sembra essere costellata di tante piccole contraddizioni. È un tecnico di laboratorio dell’IST, ma la sua vocazione è la scrittura. Dello scrittore ha la dimestichezza con il lavoro precario: «ho fatto di tutto, per un certo periodo anche il magazziniere, come Paolo Nori». E dello scrittore comincia ad avere anche il curriculum e le credenziali: pubblicato su www.fabula.it nel 1999 e poi nell’antologia (Addictions) nel 2000. E ancora, un altro racconto nell’antologia , sempre per le edizioni Addictions nel 2002. Quello che impressiona è la compagnia con la quale Maggi si trova a condividere le pagine di queste raccolte: Lucarelli, Pinketts, Cappi, Teodorani e , genovese e premio Scerbanenco nel 2001 con il suo Sublime anima di donna. Il meglio del noir italiano. Ma Maggi non si definisce uno scrittore noir, sempre per la storia del cross-over: «non mi rifaccio a un genere particolare. E poi considero il noir una categoria editoriale. Io lo vedo come una nota blues sulla scala pentatonica: dà un tono, una sfumatura, nient’altro. Il noir adesso tira, ma spesso si tende ad accantonare lo stile per seguire una formula vincente».

Fino ad ora si è cimentato sulla forma breve del racconto, ma ha grossi progetti: «sto scrivendo un romanzo con Stefano Parodi per il premio Urania. L’idea e la prima stesura sono sue. Io sono intervenuto soprattutto sullo stile, al quale tengo molto. Ma ho paura che non sia proprio una storia di fantascienza… Poi sto scrivendo un altro romanzo, che Cappi non manca mai di sollecitarmi a continuare, penso che se mai lo finirò sarà pubblicato da Addictions. Poi un poliziesco sperimentale con Roberto Saporito: scriviamo un capitolo a testa alternandoci, senza un canovaccio. È molto divertente». Per motivi di lavoro, però, è più agevole scrivere racconti. «Scrivo nei ritagli di tempo libero. E comunque penso che la forma racconto, che non ha una grande tradizione in Italia, verrà presto rivalutata, anche grazie al grande lavoro di Cappi e della Addictions». Ci crede tanto, Maggi, che si è proposto lui stesso come curatore di un’antologia di racconti: «tra poco uscirà Ultimi morsi, per le edizioni Ghost. È una serie di storie sui vampiri».

E, soprattutto, uscirà Genova per noi. Racconti sul G8. Maggi era in manifestazione durante i giorni del summit, e ha scritto un racconto pubblicato nel numero di settembre di e inserito nella raccolta curata da Carla Festa e prossimamente in libreria per i tipi di Carabà. Ha deciso di parlare del corteo spezzato: «ho lasciato i nomi dei miei amici, il racconto è decisamente autobiografico. Non l’ho scritto a caldo, ma ho dovuto scriverlo, come per liberarmi da un peso. Del resto penso che il G8 ci abbia segnato tantissimo. Molta gente sotto i 30 anni si è trovata di fronte a qualcosa che non credeva possibile. Io la penso in un certo modo, mio padre è stato partigiano ed è scampato a Dachau, mi racconta che sotto il fascismo faceva parte del movimento anarchico genovese, delle lotte operaie degli anni '50 e '60. Eppure non riuscivo a vedere il poliziotto come un mostro. Forse ha ragione Edward Bunker quando dice, per giustificare la sua vita criminale, che solo in situazioni estreme l’uomo si trova davvero di fronte a se stesso».

di Donald Datti

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