Cinema Magazine Lunedì 3 marzo 2014

Oscar 2014: La Grande Bellezza ha vinto. E l'Italia?

Paolo Sorrentino con il premio Oscar per La grande bellezza

Magazine - Tutti sottovoce lo dicevano, tutti lo speravano. Anche Hollywood, girava voce nei giorni scorsi, tifava Italia.
Alla fine, dopo avere fatto incetta di premi in tutto il mondo (dai Golden Globe ai Bafta), per La grande bellezza di Paolo Sorrentino il riconoscimento più ambito è arrivato davvero: il Premio Oscar come miglior film straniero, a quindici anni dall'ultima vittoria italiana con La vita è bella di Roberto Benigni.

Il trionfo stanotte, domenica 2 marzo, al Dolby Theatre di Los Angeles. A ritirare il premio insieme a Sorrentino, il suo attore feticcio Toni Servillo, protagonista del film nei panni del giornalista Jep Gambardella. Le parole del regista napoletano sono state semplici e impostate. Ha ringraziato attori e produttori, la famiglia presente in sala: «Daniela, Anna e Carlo, my personal Great Beauty». E poi le sue fonti di ispirazione: «Federico Fellini, i Talking Heads, Martin Scorsese e Diego Armando Maradona».

Un discorso che non lascerà il segno come la teatrale performance di Benigni nel 1999, ma che in effetti riassume in pieno la miscela poetico-cinematografica di Sorrentino: sognante come i film di Fellini, pop come la musica della band di David Byrne (con cui il regista peraltro aveva già collaborato in This must be the place), virtuosa e ricercata come la regia di Scorsese, fantasiosa e senza regole come il calcio dell'ex numero 10 del Napoli.

Il successo della Grande bellezza è aria fresca per il cinema italiano, che fuori dai confini nazionali era ormai abituato a ricevere consensi esclusivamente per storie esotiche e d'altri tempi. L'immagine dell'Italia che tutto il mondo guardava con ammirazione e anche un po' di invidia (e di cui pure noi potevamo dirci orgogliosi) era quella di un paese che non c'è più: povero, pieno di gioia di vivere, di speranza, di voglia di riscatto dopo le macerie della guerra.
Un ritratto bello ma anacronistico quello degli ultimi Oscar italiani: Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore (1990), Mediterraneo di Salvatores (1992), La vita è bella di Benigni (1999), ma anche Il postino con Troisi (1996), che la statuetta non riuscì a portarsela a casa.

Quindici anni dopo la favola di Benigni sull'olocausto, le cose sono cambiate. Nell'immaginario globale, non siamo più un luogo da sogno, povero ma bello. Siamo ormai quello che siamo: un paese un po' più ricco e decisamente più brutto, decadente, dove c'è crisi ma a regnare sono sperperi ed eccessi, depravazione e corruzione (senza generalizzare, ovvio: c'è tanta gente fatta di ben altra pasta). Se dunque da una parte il trionfo della Grande bellezza non può che renderci felici e fieri del nostro cinema ritrovato, dall'altra spunta un leggero senso di imbarazzo: il mondo si è accorto della nostra reale essenza.

Potrebbe interessarti anche: , Bohemian Rhapsody: non la solita recensione del film sui Queen , Gli incredibili 2 e Bao ad Annecy 2018 e a settembre al cinema , Ralph spaccatutto: il sequel ad Annecy 2018 e al cinema , Festival di Annecy 2018: vincitori e premi. C'è anche l'Italia , L'animazione impegnata al Festival Annecy 2018: da Another Day of Life a Funan