Magazine Domenica 2 marzo 2014

Al traditor s'uccida di Niccolò Capponi. La recensione

Lorenzo de Medici

Magazine - Splendida e intrigante cover con il dipinto La congiura dei Pazzi, di Odoardo Borrani (1858) a dimostrazione che l’800 e il ‘900 espressero una fertile produzione, atta a ricostruire con straordinaria vivacità tanti scenari storici rinascimentali.
Efficacissima quarta di copertina che riporto integralmente: Le migliori menti dell’arte politica rinascimentale si mobilitano con in testa il papa e la sua corte per uccidere Lorenzo e Giuliano de’ Medici: il complotto, il delitto e la vendetta.

Tutto per un nuovo colto e approfondito saggio storico di Niccolò Capponi, Al traditor s’uccida (2014, 360 pp., 22 Eur), un saggio che diventa un’ottima scusa per raccontarci alla sua maniera la storia come piace a me. Spiegata e narrata quasi fosse un romanzo dei tempi passati.

Ma come cita la sua mini bio, Niccolò Capponi, fiorentino (ma che parla e scrive in inglese come in italiano dico io) fin dal tredicesimo secolo, divide il suo tempo tra la scrittura di storia militare, rinascimentale e della sua patria, non trascurando di tormentare i suoi studenti tanto malaccorti da seguire i corsi che tiene presso istituti americani nella sua città natale. (Sono tanti e quindi… Né tormentati, né tanto malaccorti secondo me!)
Storia militare già anche da due dei suoi libri, vedi: Lepanto1571 e La battaglia di Anghiari. E infatti da grande esperto in materia in Al traditor s’uccida Niccolò Capponi ne profonde a piene mani, ma con la rara capacità di renderla digeribile anzi persino appetibile ai più.

Ma torniamo alla congiura, al gravissimo motivo del contendere.
La mattina del 26 aprile 1478, nel Palazzo Medici a Firenze, famigli e inservienti erano impegnati nei preparativi per approntare il sontuoso banchetto destinato al cardinale Raffaele Sansoni Riario, pronipote di Papa Sisto IV.

E i congiurati erano pronti a colpire nel corso del banchetto, ma, ma, ma… quei signori, arrivando a Palazzo Medici, scoprirono che per un disguido i fratelli aspettavano il cardinale in Duomo e che Giuliano de’ Medici, uno dei bersagli, intendeva marcar visita a tavola (perché dolorante a causa di un’ernia inguinale). La novità ruppe loro le uova nel paniere. Costretti in fretta e furia e cambiare i piani si risolsero a correre in Duomo e liquidare Lorenzo e Giuliano dei Medici durante la Messa solenne. E di là scappò fuori il pasticciaccio che tutti voi conoscete. Giuliano trucidato, Lorenzo colpito, ma vivo e la rivolta spietatamente domata in pochi giorni nel sangue.

La congiura dei Pazzi era un complotto, orchestrato dai Riario, con lo zio Papa che fingeva di fare lo gnorri e il Montefeltro aleggiante anima nera, che mirava ad eliminare i Medici, ma pochi sanno che provocò una lunga guerra e pochissimi poi che questa guerra divenne un complesso conflitto europeo che, dai e dai, si trasformò nei tanti infiniti guai che dal 1494 per sessant'anni afflissero l'Italia.

Capponi tesse un affresco completo di un’Italia tardo quattrocentesca approfondendo gli aspetti politici, culturali e militari che furono legati allo scontro tra Lorenzo de' Medici e i suoi avversari.
Ci descrive manovre, assedi pontifici-napoletani di tutta la guerra contro la Firenze Medicea retta dal colto e spietato Lorenzo, con una galleria di coprotagonisti di tutto riguardo che presenta a fosche tinte:l'orgoglioso e nepotista Sisto IV,l’abile monocolo Federico da Montefeltro, l’ambizioso scaltro e spietato Ferrante d’Aragona, solo per citare qualcuno dei più noti.

Una guerra infinita fatta di tattiche che miravano a sfibrare l’avversario, predando, taglieggiando e uccidendo barbaramente tutti i suoi alleati e sudditi più che a un fatale scontro diretto. Rocamboleschi giochi di alleanze, mutevoli intrighi bizantini, tutto si faceva, tutto e il contrario di tutto era sempre lecito. E poi, come ciliegine sulla torta, ci furono il morbo, la peste si fa per dire e per gli umili la fame e la rovina. Tanto che Capponi si inventa a mo’ di filo conduttore, il povero contadino di Bastignano,Cecco d’Andrea detto il Veggia, testimone impotente e involontaria vittima degli eventi.

Convincente quadro di un saliente fatto storico, e un’interessante valutazione su Lorenzo de’ Medici, meno ago della bilancia di quanto abbiano cantato i suoi ammiratori, ma piuttosto uomo e governante fortunato. Ma nella storia e nella vita sappiamo tutti che la fortuna “la fa da padrona”.
Ah, dimenticavo, a conti fatti della congiura dei Pazzi e della successiva guerra che ne scaturì quello che ne trasse immediatamente i maggiori benefici fu Lodovico Sforza detto Il Moro.

di Patrizia Debicke van der Noot

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