Concerti Magazine Lunedì 5 agosto 2002

Al cinema ad occhi chiusi

Magazine - È una cavalcata “al cinema ad occhi chiusi” quella che l’Ensemble Hyperion ha permesso di realizzare agli spettatori, affluiti in gran numero venerdì 2 agosto a Campetto, per la prima del loro tour in Insieme in Liguria 2002, terzo appuntamento del progetto di Regione e Provincia nel Centro storico genovese.
Il gruppo spezzino (otto musicisti in scena), capitanato da Bruno Fiorentini, abile strumentista e accorto organizzatore, non è nuovo ad operazioni a tema, a cavallo tra musica, danza e recitazione.
Quest’anno viene proposto un viaggio che vuol sottolineare i legami del cinema con la musica e viceversa, a partire dall’immagine nella memoria di molti, ovvero il pianista che, nelle sale dei primi del ‘900, accompagnava i film muti, prima con temi non originali fino al primo brano espressamente composto per un film, opera di Charles-Camille Saint–Saëns.
Nel 1927 la prima pellicola completamente sonorizzata, poi l’indimenticabile George Gershwin, di cui nel 1998 è stato commemorato il centenario della nascita, fino al tema di John Williams per Schindler’s List. (non richiede né presentazione, né commento).
Ben preparato e ben eseguito, con un arrangiamento ad hoc, un Omaggio ad Ennio Morricone e, di conseguenza, a Sergio Leone, con cui creò un binomio strettissimo e, forse, inimitabile.
Le colonne sonore morriconiane erano talmente determinanti per la “tessitura” filmica del grande e compianto regista romano, da fargliene richiedere la realizzazione prima di girare i film.
Tutti bravi i musicisti con una nota particolare di merito per Gloria Clemente al piano e Valerio Giannarelli al violino.
Lo scorrere della serata è legato dall’autorevole apporto di Roberto Alighieri, che racconta momenti topici della storia del cinema o semplicemente episodi curiosi (esilarante il pezzo sull’“invasività” dell’omino delle bibite).
È riuscito a scrivere brani brevi e vivaci, recitati con la sua consueta maniera a “fingere” un’improvvisazione, che, in realtà, presuppone grandi professionalità e capacità . Particolarmente apprezzati, ed altamente poetici, gli interventi danzati e mimici di Giovanni Di Cicco, ballerino e coreografo collaudatissimo.
E l’immaginario, malinconico (con una spruzzatina di comicità) calare della “The End” è subito mitigato dall’energia “a la Blues Brothers” di Everybody needs somebody to love, accompagnata dal batter delle mani a tempo e dal coro del pubblico.

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