Concerti Magazine Teatro Ariston Venerdì 21 febbraio 2014

Sanremo 2014. Cristiano De Andrè: «Genova, ti canto da lontano»

Dori Ghezzi e Cristiano De Andrè nel backstage del Festival di Sanremo 2014
© radiocorrieretv.blog.rai.it

Magazine - «Genova? Viene da scriverne tanto quando sei lontano». Vive a Milano da trent'anni, ma la principale fonte di isipirazione per Cristiano De Andrè continuano e essere i caruggi, il porto e le contraddizioni di una città che gli ha dato i natali e plasmato l'immaginazione. L'ultima prova di questo rapporto complesso e talvolta turbolento è Invisibili, il brano con cui il cantautore ha portato sul palcoscenico del Festival di Sanremo 2014 le storie degli ultimi e degli emarginati incontrati durante la sua giovinezza, in quegli anni di Piombo che senza giri di parole definisce «clerico-fascista-democristiana».
La canzone, scritta con Fabio Ferraboschi, purtroppo è stata scartata dal televoto, che le ha preferito per la gara la meno sontuosa Il cielo è vuoto. Eppure il brano è gettonatissimo in sala stampa per il Premio della Critica Mia Martini.

«Speriamo», racconta Cristiano in una pausa nel frenetico tourbillon del Festivàl. Si vede che la scelta del televoto gli ha bruciato parecchio. «Invisibili racconta le esperienze che ho vissuto in prima persona durante la mia giovinezza. Racconta di Genova e dell'Italia in quel periodo in cui i giovani si erano messi in moto per sovvertire la cappa clerico-fascista-democristiana che aleggiava sul paese. Poi ci ha pensato la droga, l'eroina a piegare una generazione. Eroina messa in giro da chi, e per quali interessi, sarebbe interessante capirlo. Di certo il perbenismo che si è messo in campo per condannare i drogati ha ottenuto il risultato di screditare quelle forze».

Una posizione, quella di Cristiano De Andrè, che si pone in perfetta continuità con quella del padre: un passato ingombrante, con il quale il cantautore ha fatto i conti a lungo, sia in un verso di Invisibili (e la mia incudine era un cognome inesorabile) sia, soprattutto, nello sterminato tour De Andrè canta De Andrè. «Per me è stato come un esorcismo, per togliermi molte di quelle paure - anche di penna - che continuavo ad avere».

Il progetto De Andrè canta De Andrè ha portato Cristiano a devolvere il cachet del concerto al Teatro Carlo Felice di Genova a favore della Fondazione Don Gallo.

«Don Gallo rappresenta la Chiesa che mi piace, la religione come dovrebbe essere, sempre a fianco degli ultimi» spiega Cristiano, mentre racconta come – nonostante viva da anni lontano da Genova – senta il bisogno di raccontarne le contraddizioni.
«Ho cantato la mia città in tre canzoni: Notti di Genova, Invincibili e Invisibili, tre canzoni che raccontano tre ricordi che ho di Genova. Ne scrivo quando sono lontano perché Genova è un'esperienza talmente coinvolgente e penetrante che quando ci sei dentro non riesci a distaccartene. Per questo viene da scriverne quando sono lontano».

La Genova che preferisce? «Quella da cartolina, del Righi o di Boccadasse. Anche se per gustarla al meglio bisogna prendere un canotto e guardarla dal mare».

Questa sera Cristiano De Andrè interpreterà Verranno a chiederti del nostro amore, uno dei capolavori scritti dal padre. «È una canzone che mio padre ha dedicato a mia madre. Una notte mi sono svegliato e ho sentito mio padre che gliela cantava e lei si è commossa. Un ricordo che mi è rimasto dentro».

«Cristiano sarà da solo sul palcoscenico, perché quello è un momento intimo e io sarei di troppo», spiega Mauro Pagani, direttore musicale del Festival e collaboratore di lunga data di Faber. Per Cristiano, l'ennesima occasione per chiudere un confronto con quell'incudine che è tuttora rappresentata da un cognome inesorabile. E aprirsi a una nuova stagione della sua vita: due anni fa ha smesso di fumare, ora esce la riedizione di Come in cielo così in guerra (Special Edition), l’album uscito la scorsa primavera che dal 20 febbraio è nei negozi tradizionali, in digital download e su tutte le piattaforme streaming.

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