Magazine Mercoledì 31 luglio 2002

Vado

Prendo i libri e vado.
Ma che cavolo penso ai libri che qui si tratta di sopravvivere!… Devo guardarmi attorno velocemente se no cambio idea ma se cambio idea allora io non lo penso veramente.
Ho nausea come quando dovevo dare anatomia. Poi dopo fuori c’era il sole e la nausea non la sentivo più vedevo solo futuro roseo dopo aver passato anatomia. Mille anni …un milione di anni un miliardo di anni da allora ed io non sono più quello, è come guardarmi in una vecchia fotografia e vedo un altro.
Sento il tappeto sotto i piedi scalzi e vorrei avere arpioni ai piedi per tenermi fermo qui e gridare e piangere di dolore perché non posso andare… Squilla il telefono ma che cazzo vuoi ora stronzo non so neppure chi sei mi rompi i coglioni ora possibile che non capisci che non è il momento.
Non rispondo, sono felice libero di non rispondere. Finalmente sono io in questo stupido gesto di non rispondere finalmente sono io che chiudo i ponti con tutti anche se fosse l’ospedale… cazzo mia madre potrebbe star male se mi cercano non mi trovano o forse potrebbe essere lei che mi dice che sta male ma se rispondo sarà sicuramente uno stronzo che vuol vendermi un biglietto del teatro per beneficenza e io potrei anche ucciderlo a parole un tale stronzo se osasse chiamarmi ora… ma non squilla più. Un problema alla volta. Cosa mi serve. Quanto sto via? Che ne so se esco è per sempre. Cosa vuol dire per sempre, nella mia testa non c’è il concetto di “per sempre”, è una cosa che non ho mai veramente pensato ma sono tante le cose che non ho mai pensato ed ora sono qui a pensarle mentre per la nausea mi viene da vomitarmi sui piedi.
Eppure i libri mi servono, ho sempre pensato che abbracciato ad un libro potrei addormentarmi come con un orsacchiotto e il problema sarà dormire anche se neppure so dove. Da mia madre non posso non ce la farei per più di qualche giorno l’albergo costa troppo… vedrò dopo ma dopo cosa… Se non mi sbrigo qualcuno arriva e mi blocca con una voce famigliare, occhi azzurri e l’odore della focaccia nella borsa della spesa anche se non ne posso più e allora vorrò solo dormire.
Suona il citofono sono qui sono fregato ancora una volta. Non rispondo neanche al citofono ma se sono loro hanno le chiavi cazzo e arrivano lo stesso non ho più tempo neanche stavolta ma forse non volevo proprio e aspettavo che arrivassero. L’ascensore è al piano e la chiave gira nella toppa…

Riccardo Cavaliere
di Donald Datti

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