Concerti Magazine Lunedì 29 luglio 2002

Tuck&Patti, incantesimo al Porto Antico

Magazine - Pienone e pubblico entusiasta sabato 27 luglio per la prima di due serate per orecchie fini, riunite sotto la denominazione di Arena Blues, organizzate al Porto Antico dal Teatro Garage (con Triccheballacche), frutto di un’attività secondaria che Lorenzo Costa e il suo staff, visti i risultati, dovrebbero curare con più assiduità.
Tuck (Andress) & Patti (Cathcart) hanno presentato il meglio del loro repertorio (otto album dal 1988 ad oggi, sette dei quali usciti per la prestigiosa Windham Hill Record) nell’ultimo concerto europeo prima di 16 date attraverso gli States (dal 10 agosto al 25 settembre) e di un Australia–Asia tour in novembre e dicembre.
Soli sul palco, “armati” solo di voce e chitarra, come loro costume, ben prima che l'unplugged divenisse, grazie a MTV, quasi un genere musicale, sembrano in gran forma. Un duo solido (s’incontrarono a San Francisco nel 1978), amalgamato alla perfezione, ma senza essere mai stucchevole. Una vita spesa nei piccoli club della Bay Area, prima del grande lancio internazionale. Propongono, per due ore belle piene, canzoni vecchie e nuove, composizioni originali, opera nella quasi totalità di Patti (debitrice a Stevie Wonder e Miles Davis), contrariamente a quello che normalmente pensa il pubblico, vedendo lei solo cantante e Tuck solo strumentista.
È un concerto che non richiede fumi, effetti speciali, grandi scenografie, solo un mazzo di fiori. Fanno proprie anche le covers, plasmandole, disarticolandole e restituendole in maniera del tutto originale.
Patti, la voce che sognereste sempre di ascoltare, nera, caldissima e profonda, ma capace di salire senza sforzi verso le massime altezze. Suoi maestri sono Ella Fitzgerald e Sarah Vaughan, giù giù fino alle “spericolatezze” di Al Jarreau e Bobby Mc Ferrin. Nel suo modo di cantare e di comporre si riconoscono gli stili che ha ascoltato e frequentato, fin da bambina - gospel, jazz, soul, folk, blues per poi scoprire rock, country e musica di altre culture. Da notare che, prima d’incontrare Tuck, il suo gruppo "33" fu backup band di T-Bone Walzer. Poi l’ascolto della John-Mayalliana Turning Point le suggerì l’idea di una formazione solo chitarra e voce.
Tuck, padre, madre e sorella maggiore pianisti, sceglie, invece, la chitarra. Le influenze sono jazz e blues (da Wes Montgomery e George Benson fino a Jimi Hendrix). Suona la fidata Gibson L – 5 del 1949, accompagnamento e insieme solista. Un set di 20’, solo strumentale, basta per dimostrare una maestria, una tecnica davvero pregevoli, quasi esclusivamente fingerstyle. Pizzica, percuote, schiaffeggia le corde, servendosi di tutte le dita, ma anche della mano, a palmo aperto.
Un’ovazione per Patti che alza lo sguardo verso il porto e dice di sentirsi a casa sua a Genova, così simile alla natia San Francisco.


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