Magazine Venerdì 26 luglio 2002

La bottiglia

Erano passati cinque anni da quella vigilia di Pasqua.
Fausto e Giusy da quella sera non si erano più frequentati. Lei dopo un lungo periodo trascorso tra lavoro, lunghi viaggi e brevi incontri, aveva deciso di chiamarlo.
Era giunto il momento. Una cena da lei.
Il piccolo tavolino di legno vicino alla finestra, era imbandito come fosse la prima volta, al centro, già stappata una bottiglia di Barolo del 1995, un vino che ama invecchiare in bottiglia e che dà il meglio di sé dopo almeno 10 anni.
Cinque anni prima, al centro dello stesso tavolo c’era una bottiglia dello stesso vino e dello stesso anno.
L’acqua della pasta bolliva ormai da due ore,lui era in ritardo,lo ricordava di solito puntualissimo. Il tinello era inondato dal profumo dello stracotto,che col passare dei minuti si tirava sempre di più.
Fuori faceva freddo, i vetri delle due grosse finestre dipinte di giallo, erano appannati. Per l’occasione Giusy aveva acceso le tre candele rosse che per molto tempo erano rimaste chiuse nel cassetto della credenzina viola.
Lillo,un barboncino nero con striature grigie, dell’età di vent’anni, sonnecchiava nel suo angolino sopra il divano. Fausto da circa un’ora aveva posteggiato l’auto là fuori, lo sguardo fisso verso quelle due finestre al secondo piano che irradiavano all’esterno una luce gialla, tremolante… come le sue gambe.
Quante volte, di notte, si era fermato sotto quella casa ad osservare le finestre, a volte buie, a volte illuminate fino a tardissimo. Ricordi precisi: passione, gelosia, notti in bianco, le liti, il distacco. Tutto così breve, tutto così intenso.
Aveva ricevuto il suo sms la sera prima; il numero era lo stesso, dopo tanto tempo lei lo cercava per una cena a casa sua..
«Papà ,dove vai stasera? Non fare tardi che domani si va a pattinare!»
«Fausto, mi raccomando con queste cene tra colleghi,vedi di non bere troppo, ti aspettiamo per l’una».
Doveva rivederla. Erano le 10.30, scese dall’auto, trovò il portone aperto.
Salì le scale senza respirare fino al secondo piano. La porta socchiusa lasciava passare un sottile raggio di luce, aprì bussando.
Lillo non gli corse incontro come al solito, i libri sugli scaffali di legno, le piante rampicanti alle finestre, la collezione di accendini che nel frattempo si era arricchita di altre “chicche”, tutto era al medesimo posto. Mancavano solo alcune fotografie sostituite da altre. Una nuova sezione era dedicata agli ultimi viaggi: vasetti d’argilla e stranissime conchiglie viola… il suo colore preferito.
«Ciao,Giusy !».
«Ciao!»
Lei era lì, di spalle,ai fornelli. Non si voltò neppure.
Le candele accese, il tavolo imbandito, con al centro una bottiglia di Barolo del 1995, proprio come quella ………..
Un particolare lo colpì: sotto la vestaglia rossa, scesa sulle spalle ancora tonde e perfette, notò la spallina di quel completino in tulle che le aveva regalato 5 anni prima e che non le aveva mai visto indossare.
Nell’aria, le note di una dolce melodia araba inondavano la stanza dalle finestre gialle…………

Giovanni Morando
di Donald Datti

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