Magazine Domenica 2 febbraio 2014

Il ritratto scomparso. Il nuovo libro di Patrizia Debicke

Il ritratto scomparso. Il nuovo libro di Patrizia Debicke

Il ritratto scomparso è il nuovo libro di Patrizia Debicke van der Noot. Di seguito pubblichiamo il prologo del libro.

Magazine - PROLOGO

Dintorni di Stavelot 7 settembre 1989

I nonni dovevano arrivare prima di sera.
La madre di Janine de Fleuret raccomandò: «Vengono apposta per vederti. Si cena alle sette, cerca di essere puntuale!».
Alle due, mentre era in giardino sdraiata sull'amaca a leggere, Janine sfrecciò davanti alla veranda in sella alla sua nuova bicicletta rossa. I suoi lunghi capelli biondi, sciolti sulle spalle, fluttuavano al vento.
«Torna presto e non all'ultimo momento come al solito!» gridò alla figlia, prima che uscisse dal cancello di Le Fleuron, residenza di campagna dei Fleuret.
Senza neppure voltarsi Janine rispose: «Sì, mamma, stai tranquilla!».
Quando superò il cancello dei Sennes de Breze ed entrò scampanellando nel piazzale sghiaiato, i ragazzi, tre maschi e una femmina, schizzarono fuori della porta. Aspettavano solo il suo arrivo per fare il bagno. Era caldo, sembrava ancora piena estate e l'acqua della fontana del piazzale era tiepida. Si spogliarono e ci saltarono dentro.
«Sono più di due ore che siete a mollo. Ora basta, fuori» ordinò loro molto tempo dopo Leonie Sennes, la zia dei ragazzi con una pila di asciugamani in mano.
Jaine uscì per prima. Un'occhiata all'orologio e disse: «Accidenti le sei passate». Ignorò la pelle delle dita raggrinzita e si concesse una strofinata. Poi si rivestì in un lampo e dopo un grazie frettoloso, risalì in bicicletta buttando il costume fradicio nel cestino appeso al manubrio.
Ma era tardi. Quando fu per strada decise: "devi prendere la scorciatoia o non ce la farai mai per le sette". Meno di un chilometro dopo, l'imboccò.
La faceva di rado perchè non cipassava anima viva, ma tagliava dritta in discesa per i boschi.
Affrontò con prudenza il lungo viottolo ripido e sassoso che scendeva  serpeggiando. Nel fitto degli alberi era scuro. Aveva quasi paura. Ma dopo l'ultima curva a destra, vide il piccolo tabernacolo di legno un po' scolorito, piantato sul bivio tra due sentieri a circa due chilometri dalla strada principale.
"Hai fatto bene! Hai recuperato. La mamma non si arrabbierà" si disse, rilassandosi. Superò tabernacolo e bivio e in quel momento udì un tuono. Alzò gli occhi al cielo. Quel poco che spuntava tra gli alberi era grigio scuro di nuvole. "Corri!" s'ingiunse "Tra poco pioverà".
La scorciatoia diventava pianeggiante. Spinse sui pedali e, nella cupa penombra del temporalesco pomeriggio avanzato, non notò la brutta radice piazzata di traverso. La centrò con la ruota anteriore, la sua bici s'impennò come un cavallo impazzito e Janine cadde, sbattuta a terra come un fagotto.
Aveva male dappertutto. Braccia e gambe sanguinavano. Si tirò su, stringendo i denti, ma non riusciva ad appoggiare il piede sinistro.
La sua bicicletta giaceva di lato con la ruota davanti accartocciata.
"Devi raggiungere la strada provinciale e chiedere aiuto. Se resti qui non ti troveranno mai" pensò ingoiando le lacrime. Usò il costume da bagno bagnato per tamponarsi il sangue delle sbucciature, poi provò a raddrizzare la ruota con le mani. Impossibile. La bicicletta era inutilizzabile, anche solo come appoggio per camminare.
Si guradò attorno. Rifletteva. "Devi muoverti, ma come?"
In quell'istante percepì qualcosa, un rumere...: "Forse? Ma sì". A distanza ma nettissimo il ronfare di una macchina che scendeva dalla collina per il secondo sentiero e si congiungeva davanti al tabernacolo, con quello fatto da lei.
Provò contemporaneamente sollievo e timore. "Arriva qualcuno, ma chi sarà?" si chiese. «Attenta Janine, non parlare con gli sconosciuti!» raccomandava sempre sua madre.
"Oggi non hai scelta" non le restava che aspettare.
Finalmente scorse il muso impolverato di una fuoristrada che girava...
Mentre sventolava il suo costume da bagno, caddero le prime gocce.
L'automobile la raggiunse, si fermò e janine tirò un sospiro di sollievo.
La persona al volante, un volto conosciuto, abbassò il vetro, lanciò un'occhiata indagatrice alla bicicletta e alla sua padrona e dichiarò con tono serio: «Che disastro!» prima di aggiungere: «Sbaglio o serve un passaggio?».

Un'ora dopo, mentre pioveva a dirotto, iniziò il calvario dei Fleuret.
Genitori e nonni arrabbiati, poi preoccupati e infine stravolti dall'angoscia fecero e rifecero avanti e indietro in macchina, una, dieci, venti volte gli otto chilometri di strada che separavano Le Flueron dalla residenza dei Sennes, sotto un acquazzone implacabile, un diluvio che proseguiva senza sosta.
A passo d'uomo controllarono la carreggiata e i fossi che l'affiancavano, metro per metro.
Senza arrenderso, telefonarono a tappeto agli amici e a tutti i conoscenti in zona. Interrogarono gli ospedali più vicini, ma alle dieci di sera, disperati, furono costretti a denunciare alla polizia la scomparsa della figlia, una bambina bionda, di nove anni, con gli occhi azzurri.
Jeanne, detta Janine, de Fleuret aveva lasciato in bicicletta la residenza dei Sennes de Breze, dopo le sei del pomeriggio per tornare a casa. Sarebbe dovut arrivare alle sette.
Indossava un abito bianco a fiorellini gialli. Portava al collo una catenina d'oro con appesa una medaglia con l'immagine della Madonna.

La pioggia ostacolò le ricerche nella zona. Quando i cani della polizia superarono il punto dove tre giorni prima la bambina era caduta in bicicletta, l'incessante scrosciare dell'acqua per ore aveva cancellato ogni traccia.

Dintorni di Malmedy, 20 ottobre 1989

Daniel Marche falciò l'erba del giardino e, come ogni sabato, si occupò delle piante. C'era molto lavoro da fare prima dell'inverno. La mattinata volò via. A mezzogiorno sua moglie lo interruppe gridando: «A tavola, è quasi pronto».
All'una decise di concedersi una passeggiata. Fischiò a Black, il setter gordon che i nonni materni avevano regalato a suo figlio, che arrivò di corsa, e lo fece salire in macchina, dietro il divisorio.
A circa dieci chilometri in direzione di Spa, parcheggiò in una radura, a sinistra della strada ed entrò nel bosco. Il cane l'affiancò scodinzolando festoso, poi si staccò e cominciò a cercare.
Gli bastò meno di un'ora per capire che Back, ancora un cucciolone, aveva molta stoffa. "Vale la pena di cominciare ad addestrarlo", si disse, soddisfatto e, dimenticando il giardino, rimandò il ritorno.
Black andava e veniva annusando e ubbidiva ai comandi. Per ben due volte puntò e fece alzare la selvaggina. Ma all'improvviso sparì, dileguandosi nel folto della vegetazione.
«Black, su dai bello, qui, vieni qui!» chiamò.
Arrivò, ma dopo aver abbaiato eccitato, fece dietro front e sparì di nuovo, risucchiato dalla foresta.
Lo chiamò un'altra volta. Il setter ricomparve agitando la coda, festoso, per poi allontanarsi, ma più lentamente, quasi un invito a seguirlo. Incuriosito, s'inoltrò anche lui tra le piante, senza perderlo di vista. Ma dopo venti, forse trenta metri, fu aggredito dall'odore dolciastro e inconfondibile di putrefazione. Davanti a lui il cucciolone fregava il terreno con le zampe.
"Accidenti ha trovato una carogna" e ordinò disgustato: «Su Black buono, molla! Andiamo via!» ma quello imperterrito continuava.
Voleva solo allontanarsi da quel fetore insopportabile che prendeva alla gola e dava voglia di vomitare. Tappandosi il naso con le dita, si avvicinò e afferrò il setter per il collare. Stava per trascinarlo via di forza, ma vide la bicicletta e, dove Black si accaniva a raspare, il piccolo braccio che sporgeva dalle foglie.
Fece di corsa la strada, per raggiungere l'automobile, inseguito dal cane che saltava e abbaiava felice per quello che credeva un nuovo gioco del padrone.
Aprì la portiera, fece salire Black e sedette senza fiato, ansimando.
Guidò come un automa, fino alla gendarmeria. Raccontò tutto prima all'agente di servizio, poi al brigadiere e alla fine fu costretto a tornare nel bosco con loro.
Il cadavere era quello di una bambina. Era nuda, occhi e bocca sigillati con nastro adesivo marrone chiaro. Poi, con lo stesso nastro, le avevano imprigionato polsi e caviglie. Addosso non aveva indumenti, né oggetti, ma l'età presumibile e la poca distanza fecero collegare il macabro ritrovamento con la scomparsa di Janine de Fleuret in settembre. Era lei! L'autopsia accertò che aveva il piede sinistro incrinato e il cranio fratturato in più punti. L'avevano colpita con una mazza o un grosso bastone di legno ed era stata brutalmente violentata.
La sua bicicletta era rotta. Gli inquirenti ipotizzarono che un incidente, immobilizzandola, avesse concesso all'assassino di impadronirsi di lei.
Qualcuno della polizia suggerì una correlazione con un altro delitto, avvenuto cinque anni prima a vicino a Houffalize, nella contigua provincia di Lussemburgo. C'erano delle coincidenze: il rapimento, la stessa data, il 7 settembre, e il nastro adesivo utilizzato dall'assasssino per imprigionare le piccole vittime, marrone chiaro da pacchi. Ma anche delle differenze.
Nel primo caso l'assassino aveva ucciso la sorella maggiore, lasciando in vita la bambina coinvolta. Nel secondo caso aveva violentato e massacrato Janine Fleuret.
Gli inquirenti approfondirono le indagini. Ricostruirono i particolari.
Risentirono i presenti, tutti i testimoni dei due fatti di sangue, per individuare una possibile traccia, un legame.
Ma niente di concreto! Solo alcune agghiaccianti coincidenze.

© Copyright Melino Nerella Edizioni 2014

di Patrizia Debicke van der Noot

Potrebbe interessarti anche: , Il Natale del commissario Maugeri, l'ultimo libro di Fulvio Capezzuoli. La recensione , Bonelli: Dylan Dog e Martin Mystere nell'Abisso del male , A mali estremi: nuovo caso per la colf e l'ispettore di Valeria Corciolani , Peccato mortale di Carlo Lucarelli: un altro intrigo da risolvere per il commissario De Luca , Le Quattro donne di Istanbul: un romanzo suggestivo e commovente di Aişe Kulin

Oggi al cinema

To Rome With Love Di Woody Allen Commedia U.S.A., Italia, Spagna, 2012 To Rome with Love è una commedia spensierata, un film caleidoscopico ambientato in una delle città più affascinanti al mondo. Il film ci mette in contatto con un architetto americano molto noto che rivive la sua gioventù, un... Guarda la scheda del film