Magazine Domenica 19 gennaio 2014

Pallida Mors di Danila Comastri Montanari. La recensione

Il foro traiano

Magazine - Sì, si apre con lo scheletro ancora coperto parzialmente dai resti di una donna orribilmente inchiodata a una tavola di legno con lo spauracchio delle “empuse”, pericolosi demoni femminili dai piedi di bronzo che aleggia sinistramente. A seguire troviamo altri morti e delitti, ma francamente, mi sono proprio divertita.
Ne avevo bisogno dopo tante indigestioni di orrori e aberrazioni troppo spesso fini solo a se stessi. Non so voi, ma io preferisco ridere che battere i denti o farmi venire il cattivo umore.

Comunque avanti! Son qui per scrivere di Pallida Mors di Danila Comastri Montanari (Mondadori, 2013, 310 pp., 14,90 Eur). Niente da dire, la figura del ricco senatore Publio Aurelio Stazio, serenamente agnostico, sciupa femmine ed epicureo è straordinaria come sempre. Mi risulta che si sia arrivati alla sua diciassettesima avventura, oibò!
E in effetti era il lontano 1990, ventitre anni fa, quando Danila Comastri Montanari vinceva il Premio Tedeschi con il suo indimenticabile Mors tua. Anche i protagonisti, volere o volare e magari meno di noi, sentono gli anni e infatti in Pallida Mors il suo eroe ha varcato bravamente la quarantina.

Poco male perché questo non frena la sua scopaiola propensione per le belle signore, molto meglio se impegnate, e non cancella la pecca non irrilevante, stante il giudizio del suo segretario e complice Castore , la bizzarra e incontenibile attrazione per i delitti enigmatici.Per il resto tutto funziona perfettamente: braccia, gambe, testa e “altro”, nonostante le maledizioni delle tre stregacce: Danae, Dione e Diope.

E qui sta la bravura di Danila Comastri Montanari nel saper dosare l’humour e fargli fare da contraltare alla trama gialla delle sue storie.

L’ultima avventura in ordine temporale finora, ma non sarà certo l’ultima, di Publio Aurelio Stazio, ci fa tornare alla Roma direi intorno al 45 (ci dovrei essere) con saldamente al potere il claudicante, colto e simpatico imperatore Claudio, anzi Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, quarto imperatore della dinastia Giulio Claudia. Perché ne parlo? ma perché Claudio parlava e scriveva l’etrusco, anzi lasciò scritta di suo pugno una storia del popolo etrusco malauguratamente andata perduta.

E la donna barbaramente assassinata che apre la storia viene fortunosamente ritrovata proprio da Publio Stazio all’interno di un colombario sull’Esquilino, una tomba appartenente a una schiatta di antica origine etrusca, seconda la scritta sul frontone. Quanto basta per scatenare la sua furia investigativa, fargli aprire la borsa, mettere in marcia Castore, il suo astuto segretario, e convocare il degno medico Ipparco.

Ma quando Publio Aurelio va a trovare la proprietaria della tomba, tale Festia Valthinia, per aver maggior lumi sul fattaccio trova lei cadavere e la moglie del nipote, donna di eccezionale bellezza, in lacrime…. L’erede è il marito che ha un fratello maggiore tornato da poco da molto lontano… In casa c’è anche una cugina da non buttar via. Sulla famiglia girano strane voci di un grande tesoro sotterrato dal fratello della morta detto l’Avvoltoio (nomignolo meritatissimo viste le sue inclinazioni).

Il fattaccio si complica. A Publio Aurelio farebbe molto comodo l’aiuto di Pomponia, la matrona serbatoio di ogni pettegolezzo e informazione cittadina, sua cara amica e spalla in altre indagini, ma lei è inutilizzabile perché in preda alla depressione. Bisogna trovare il modo per guarirla. Ci riusciranno Ipparco e Castore? Forse con l’aiuto dell’acqua miracolosa e finanziando il valetudinarium, l’innovativa idea di una clinica derivata dalle infermerie dei campi militari, sognata dal medico Ipparco?

Ma non temete, sdegnando il pericolo, pur quasi a prezzo della vita, anche stavolta Publio Aurelio riuscirà a risolvere più di un enigma.

Una Roma che pare di toccare con mano tanto è vera e viva. La Roma di oltre un milione e mezzo di abitanti, di epoca imperiale con in alto gloria, smodata ricchezza, spesso viziosa depravazione e in basso povertà, fame, superstizione e delinquenza… Una ricostruzione storica e di costume da leccarsi i baffi! Da leggere!

di Patrizia Debicke van der Noot

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