Magazine Venerdì 19 luglio 2002

G8 a tinte noir

seconda puntata



Uno dei primi problemi che si presentano ad un carcerato è l’evasione. Non nel senso dello svago, nel senso del tagliare la corda prima possibile per poter passare dalla condizione di detenuto a quella ben più libera di latitante. Non posso dargli torto. Raro, però, vedere un uomo libero, mettiamo con tre omicidi impuniti alle spalle, che voglia a tutti i costi finire in prigione. Dipende dai punti di vista, certo, perché in quei giorni, con il fatto della Zona Rossa e dei check point, il concetto di uomo prigioniero si capovolgeva come un funambolo ubriaco. Io, nella Zona Rossa, dovevo entrarci.
Vivevo fuori dai reticolati per cinquanta metri, e senza un minimo di Pass il mio raggio d’azione si sarebbe ridotto a tutto il resto del mondo. Ma io volevo la fetta che mancava, e che precisamente andava da via San Lorenzo, a via XX Settembre per poi fare inversione a U e tirare dritto quasi fino a Di Negro. Una bel pezzo di terra da conquistare. Mi misi all’opera.
Entrai in una trattoria di via Canneto il Lungo.
«Buongiorno Fermo» mi salutò il proprietario, un uomo senza il quale Genova avrebbe perso il piacere dell’ordine pubblico gestito a suon di ceffoni. La trattoria era vuota, erano le nove del mattino e Pino, il suo “boss” più che proprietario, lavorava senza pause dalla sera precedente. Un’abitudine che lo teneva impegnato tutti i giorni dell’anno, da trent’anni. Pino non dormiva mai, e quando lo faceva, teneva sempre un occhio semiaperto come John Wayne. Il suo uomo di fiducia.
«Devi aiutarmi ad entrare nella zona rossa, Pino» gli dissi «devo risolvere un problema e il resto del mondo non è abbastanza».
«Mr. Fermo, the world is not enough» tradusse Pino, con una pronuncia da British vissuto e da ristoratore del centro storico viveur. «È incredibile! Come fai a trovare il tempo anche per vedere i film di 007?»
«Lei dimentica, Fermo, che il signor Bond è il mio secondo uomo di fiducia. Scelgo sempre collaboratori su cui posso contare».
«Vedo. Ora aiutami ad uscire di qui, o ad entrare nella zona rossa. Fai tu».
«Mi segua» ordinò.
Seguii la sua enorme ombra nel retro. Non si vedeva niente, c’erano buio e sporco. Pino giustificò il buio.
«Devo tenere le finestre e le porte chiuse» spiegò «se scoprono che ho un’uscita sul retro che dà in piena Zona Rossa, e che non chiedo il Pass agli amici, prima mi fanno chiudere e poi mi mettono dentro».

di Donald Datti

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