Magazine Martedì 14 gennaio 2014

«Non ho un ragazzo ma tanti amici. E temo di perderli». La posta del cuore

Se vuoi contattare Antonella Viale scrivi una email a lapostadelcuore@mentelocale.it

Magazine - Gentile Antonella,
mi chiamo F. e ho 35 anni. Sono single, libera professionista e in piena esplosione creativa. Mi sento più giovane di quando avevo 20 anni. Le esperienze che fin qui la vita mi ha riservato, soprattutto quelle difficili ovviamente, hanno generato in me una forza e una chiarezza che in questo momento mi godo con soddisfazione.

Al momento non sono interessata a trovare un fidanzato e del resto non trovo uomini che mi facciano cambiare idea. Ho una visione della coppia probabilmente problematica in cui vedo il forte rischio di esserne limitati più che arricchiti. In effetti ho molti esempi al riguardo e pochi del contrario. Comunque per ora va bene quello che c’è.

A livello affettivo sono molto appagata dall’amicizia. Ho diversi amici da parecchi anni, sia donne sia uomini; insieme abbiamo costruito rapporti solidi e amorevoli e con quelli tra loro che sono ancora single in questo momento, la condivisione di idee e progetti si sta rafforzando.

Oggi però, e non è la prima volta, sono stata assalita dal terrore di perderli, dalla certezza che quando loro si faranno una famiglia (e glielo auguro di certo!) io rimarrò sola. Mi sto rendendo conto che sono dipendente da loro, dalla libertà, dall’equilibrio e dall’affetto che mi danno e che segretamente li sto investendo di un’esclusività forse inappropriata benché derivi da un autentico amore.

Il mio terrore di essere abbandonata ha radici antiche e ogni volta che si ripresenta lo scaccio come una mosca. Ma oggi si è ripresentato con la forza di un uragano. Se e quando questa terribile sorte si verificherà cosa penserò dei miei desideri di autorealizzazione che ora mi tengono così lontana dall’amore e che mi fanno sentire a volte così dura? Li detesterò? Mi detesterò?

Sono terrorizzata come non mi capitava da tempo. Per favore Antonella, dammi un’idea buona.
Grazie,
F.

Cara F,
sei in piena crisi di identità, te ne sei accorta anche se non  vuoi attribuirle l'etichetta, ma solo fare ordine. Che è possibile a patto di dare un nome, anche banale, a quello che ti sta succedendo.
Detto questo e aggiunto che, forse, l'orologio biologicio si è messo in moto e non ti va di ammetterlo (ma prendi almeno in cosiderazione l'ipotesi), vado a interpretare e cercare di dipanare il garbuglio.

Sai, questo gioco a nascondino che fai con te stessa io lo vedo bene, tu no perché ci sei immersa. Mi dici che ti senti appagata anche senza un uomo fisso e che vedi la coppia piuttosto come limitazione che come arricchimento: allora perché auguri ai tuoi amici più cari questo amaro destino?
Certo non perché non li ami, se mai perché non vuoi riconoscere di desiderarlo per te.

Subito dopo mi parli di un antico terrore dell'abbandono che prima riaffiora, poi ti aggredisce: vogliamo provare a collegare il primo e il secondo argomento? Così forse cominceremo a vederci più chiaro.
Infine concludi con una frase rivelatrice: «Se e quando questa terribile sorte si verificherà cosa penserò dei miei desideri di autorealizzazione che ora mi tengono così lontana dall’amore e che mi fanno sentire a volte così dura?» e con questo possiamo concludere l'analisi di ciò che hai scritto: sono più i desideri di autorealizzazione a tenerti lontarna dall'idea dell'amore, che il terrore dell'abbandono o è il contrario o sono le due cose insieme?

Quello che vedo, cara F, è la figura di una donna giovane che sino a oggi ha vissuto con grande soddisfazione dentro a un'immagine di sé molto appagante, a cui è affezionata non meno che agli amici. Sino a che qualcosa si è mosso dall'interno per farle capire che niente è statico, che tutta la fatica fatta per costruire l'immagine appagante è solo una fase di un'evoluzione continua e che questa fase è alla fine della sua parabola, perché bisogna evolvere. È di questo che hai il terrore, non dell'abbandono dei tuoi amici: hai paura di abbandonare la te stessa che hai costruito per andare verso l'ignoto, ma temi anche che -se non lo facessi- rimpiangerai di essere rimasta ferma.

Quindi ti tocca ricominciare a faticare per continuare a volerti bene, devi prendere le distanze dall'immagine di te a cui sei affezionata, che ti da tanta sicurezza e affrontare quello che per te è l'ingnoto, per persone meno introspettive è lo scorrere naturale dell'esistenza.
Devi cambiare sguardo, ribaltare i tuoi personali cliché, persuaderti che evolvere è giusto, necessario e soprattutto piacevole. Già, piacevole.

La femminilità è una scoperta interessante e, dopo aver combattuto una vita per essere pari agli uomini senza usare armi improprie, dovresti avere abbastanza sicurezza nelle tue capacità, da farti apprezzare senza sentirti esposta soltanto perché ammetti, accetti e sei soddisfatta di appartenere al tuo genere.
Che non vuiol dire metterti a caccia di maschi. L'uomo arriverà se saprai aspettare -è una frase banale in cui tuttavia credo ciecamente per esperienza diretta e indiretta- ma soprattutto se deciderai di ricominciare a evolvere per stare di nuovo bene con te stessa.

Il punto è sempre quello: ciò che dici di desiderare per gli altri, è ciò che desideri per te.
La vuoi una poesia ammonitrice e bellissima? Ascoltala e magari rileggila, l'unica cosa in cui il tuo stato è diverso da quello di Leopardi è che tu voli in stormo, ma le domande sono le stesse.

Ciao F, fatti coraggio, perché puoi uscirne, avevi solo bisogno di qualcuno che ti aiutasse a dipanare,

di Antonella Viale

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