Magazine Domenica 12 gennaio 2014

Se Adolf Hitler torna a vendere in libreria

Copertina di un'edizione del Mein Kampf di Adolf Hitler venduto nelle librerie canadesi

Magazine - È ufficiale. Mein Kampf, (La mia battaglia), l'autobiografia politico filosofica di Adolf Hitler – pubblicata per la prima volta nel 1925 – sta vendendo tantissimo nel 2014. Su Amazon e su iTunes.
La notizia arriva come una bomba su Dagospia, che ha ripreso l'eco mediatica scatenatasi sul sito Vocativ.com.

Pare che da quando il libro – stampato nello stesso formato della Bibbia e definito da Mussolini «un mattone leggibile solo dalle persone più colte e intelligenti» - abbia incontrato la versione digitale dell'e-book al prezzo di soli 99 centesimi, i suoi lettori siano andati crescendo.

La versione digitale ha anche liberato il libro “maledetto” dalla vergogna di andarlo ad acquistare in libreria.
Si tratta infatti di una di quelle opere che possono in qualche modo bruciare nelle mani del lettore come una lettera scarlatta.
Chi lo legge in pubblico o viene immediatamente ostracizzato in società, o nella migliore delle ipotesi, guardato a vista,come una specie di monatto da bandire a tutti i costi.
C'è gente che poteva anche rischiare di essere trattenuto in aeroporto se trovata a leggere le sue pagine in tempi di terrorismo dilagante e dopo l'11 settembre 2001.

Oggi chiunque può acquistarlo senza farsi accorgere dagli altri, in primis dal libraio. È giusto che sia diventato così, al pari dei giornaletti porno o di altri libri scandalosi o proibiti.
Il chè è del tutto relativo perchè le grandi piattaforme come Kindle o Amazon continuano a conoscere i gusti morbosi di un lettore nazionalsocialista in quiescenza mediante la semplice “spunta” dei suoi acquisti.

Il destino è davvero strano, comunque, se ci si pensa. Il libro venne pubblicato anche dal Times che lo definì in modo avventuroso la Bibbia laica.

Hitler lo scrisse in prigionia. Era stato rinchiuso in carcere per il reato d'insurrezione, dopo il tentativo fallito del colpo di stato di Monaco. Nelle prigioni di Landsberg lavorò – come tutti i detenuti che scoprono la letteratura (pure Tyson) – al suo saggio imbevuto di filosofia politica fino all'ultima pagina.
Come a tutti noto i suoi punti nodali sono la lotta contro l'ebraismo ed i comunismo – definiti due mali gemelli – e la caratterizzazione di una razza ariana e superiore, quella pura per intenderci.

Pochi sanno – perchè fino ad oggi le vendite del Mein Kampf avevano registrato vendite modeste – che un altro punto nodale del libro era l'alleanza con il Regno Unito al fine di evitare un'eventuale guerra su due fronti.
Sappiamo poi com'è andata con Churchill.

Fino all'ascesa al potere di Hitler – avvenuta nel gennaio del 1933 – furono vendute circa 241.000 copie:in quell'anno si raggiunse invece la cifra del milione di esemplari venduti.
Al termine della seconda guerra mondiale vennero bruciati milioni di tipi di quel volume venefico.

I diritti d'autore, ad eccezione delle edizioni inglesi ed olandesi, rimarranno in possesso della Baviera fino al 31 dicembre del 2015, data in cui scadranno i 70 anni dalla morte dell'autore. In Germania è vietata ancora oggi la distribuzione del libro e fino ad ora i tedeschi non hanno mai messo mano ad un'edizione seriamente commentata dell'opera.

Nei Paesi Bassi la vendita del libro è illegale, ma non il possesso o il prestito. Negli Stati Uniti il libro si poteva acquistare nelle librerie e via internet già da tempo.
In Italia il libro venne stampato per la prima volta nel 1934 dalla Bompiani su ordine di Mussolini.

Nel 1987 al teatro di Vienna venne esibito per la prima volta il pezzo teatrale Mein Kampf di George Tabori, dedicato alla narrazione della vita di Hitler antecedente alla Prima Guerra Mondiale.

Oggi Internet ha ridonato sangue nuovo ad un fantasma del passato. Merito o colpa? Ma poi siamo sicuri che leggere un'opera significa in qualche modo sposarne l'autore?

di Alberto Pezzini

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