Magazine Martedì 16 luglio 2002

Lume di candela o lampada Ikea?

Nessuno lo dice, ma esistono anche i ristoranti finti, e vanno pure di moda.
In una serata lunare, mangiamo sotto un ponte di cemento armato, il vento di levante porta un freddo elettrico, chiudete la porta, per favore. Un'occhiata alla carta e Xilox esulta, la lista promette meraviglie da vegetariani, ed il coperto in fondo. Un piatto ed un bicchiere di vino, questa la promessa, il classico posticino prescopatorio, luci basse di lampade Ikea, atmosfera oriental-minimalista, ciliegio impialliacciato a scaldare il cuore.

Perché dovrei pagare il coperto? In pizzeria 1500, qui il doppio, e i tovaglioli sono di carta. Tenaci e di un bel giallo, ma sempre di carta, col mio coperto ne comprano una risma. Belli anche i piattini giapponesi, chissà se vanno in lavastoviglie, ciò che conta è che alberghino porzioni adeguate a Milù, che guata l’ambiente con occhioni voraci. Ci tornerà con LongDick, dice, mal di schiena permettendo. La prossima volta però ditelo, che siete cinque anziché quattro, può essere un problema...

Non per nulla la sala è mezza vuota, ci vorrebbe un po' di musica compresa nel coperto. L’avvocato Playtex si controlla, deve guidare l’auto nuova di papà e perciò beve poco, si nasconde nel suo golfino e trangugia il tortino di biete senza esitare, la salsa di formaggio è golosa quanto basta, peccato per il vino così corto, non ce ne voglia il Taurino, Cosimo per gli amici.

A proposito di mode, la carta dei vini, peraltro assente, sembra scritta da Massobrio, settimana per settimana. Il propinator d'alcolici brilla per le definizioni argute e competenti, da vero professionista del tralcio. Se ascolto lui, beviamo vini strong o meno strong, sarà un nuovo vitigno, magari sudafricano. Meglio ordinare subito i secondi, sennò bisognerà aspettare, c’è una comitiva di dieci persone... Che bello stare in compagnia, non c’è fretta grazie, le mie dolci comari possono attendere chiacchierando, per questo siamo qui, dove tutto è di qualità, qualitas qualitatum, concetto onnivoro che non affronto, lo lascio a Fedro ed alla sua moto, se riesce a farla partire.

Eccolo di nuovo, l’esimio propinatore, attratto evidentemente dalle bellezze al tavolo. Che l'invidia lo consumi alla velocità del servizio. Xilox interrompe il suo racconto sull'uomo cozza e/o zerbino, facce diverse di una stessa schiavitù amorosa, quindi passa al semifreddo, mentre Milù sceglie la cassatina, sorride e si umetta le labbra, fortuna che la sala è mezza vuota, qualcuno potrebbe equivocare. Ma lui, il propinatore col pizzetto, sorvola alto e suggerisce l’immancabile vino da meditazione, non certo un banale vino da dessert. Già temo gli sguardi assorti, le mani sulle fronti, il silenzio che cala sulla tavola, Ernst Junger sgualcito che esce dalle borse.

Ci pensa Paolona a riportarci sulla terra, quando fa così l’abbraccerei, beh, anche quando non fa così, e mentre rifletto arriva uno ed uno solo di quei temuti bicchieri, quasi colmo di Le Passule, ditta Librandi di Calabria. Il loro rappresentante di zona dev’essere instancabile, ritrovo gli stessi vini ovunque io vada, qui come da Vecchia Quaglia, addio sorpresa. Si discute del nettare, le ridenti facce di Xilox e Playtex argomentano come segue. Produttori di vini da meditazione in Italia: qualche migliaio circa, per diverse migliaia di bottiglie ciascuno. In media fa qualcosa come alcuni milioni di bottiglie, una più una meno. Dedotta la parte destinata all’esportazione, aggiunto un buon numero di casse di Porto, qualche fiaschetta di Sauternes e l’introvabile Sherry, ipotizzando che il consumo di un meditatore medio sia di una bottiglia il mese, fanno all’incirca alcuni milioni di meditatori, milione più, milione meno. Eppure, da questo turbinar di cifre manca qualcosa, cioè il risultato di tanta meditazione alcolica. Se poi fermenta, aggiunge Milù, altro che Rinascimento, non basterà il pianeta a contenere tutto quanto, tracimeranno idee fino a Plutone.

Così discorrendo paghiamo il conto, siamo tutti felici, Playtex è in grado di guidare e questo è l'importante.
Notte a tutti.
Tristam
di Donald Datti

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