Concerti Magazine Venerdì 12 luglio 2002

Festival di bossa

Mentre ieri sera giravo nel porto cercando di posteggiare la vespa più vicino possibile al festival ho individuato una decina di miei coetanei che tentavano di entrare a babbo. Alcuni parlavano coi buttafuori offrendogli acqua, caramelle, alcolico, fucili e perline; altri stavano dando l'ultima controllata alle bombole mentre si allacciavano vicendevolmente le mute.

Una coppia di ragazzi aveva scritto sul lunotto della 127 "Macchina dei Subsonica" e canticchiando "..labirinto senza luci colorate…" cercavano di spacciarsi per la band; più avanti ho visto uno con capelli rasta, maglietta di Madaski e bottiglia di birra in tasca, spingere un carrellino con qualche cassetta ed imprecare "Devo lavorare! Fatemi passare, non è che posso perdere tempo perché voi giovani vi dovete divertire!!"

Il premio tenacia va comunque a Bagnasco Gianfranco che è entrato nel silo poco prima dell'esplosione, è rimasto una settimana nascosto sotto le macerie cibandosi di unghie, forfora e ghiaia, si è lasciato asfaltare per uscire trionfalmente ieri sera e trovarsi sotto uno di quei fantastici bagni chimici che ormai tinteggiano di blu ogni manifestazione (Dove vanno a finire le nostre deiezioni? Perché dentro è buio?).

Questo fiorire di artisti dell'imbuco mi ha fatto notare che nel linguaggio giovanile, almeno in quello genovese, esistono mille modi per dire "imbucarsi", entrare gratis, a babbo, a scrocco, a ufo, di bossa, di straforo, sensa franchi, ecc. mentre viceversa si può dire soltanto "pagando" o "a pagamento" doppiando comunque il verbo. Questo non ci aiuterà certo nel nostro intento di riscattare la diceria che ci vuole scozzesi senza kilt, cornamusa e col gianco de Cunà al posto del McCallan.

Io entro col mio biglietto e noto che una nutrita parte del pubblico sta lottando contro il nodo dei palloncini che regalavano allo stand della Diesel, allora mi avvicino e ne chiedo uno anch'io. "Dalla faccia direi che lo vuoi senza nodo". Commesso perspicace.

Dopo alcune boccate di elio io e due miei amici parlavamo da sembrare Paperino, Paperoga e Gastone, ma io ho voluto di più: un palloncino intero! Così oltre alla voce mi è venuta anche la testa da cartone e, torso nudo e berretto bianco, ho passato il resto della serata a correre e gridare "Grandepuufo! Grandepuufo!"


MaSa

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