Concerti Magazine Giovedì 11 luglio 2002

Goa Boa, buona anche la seconda

Magazine - Seconda giornata al Festival Goa Boa di Ponte Parodi, tutta dedicata ai ritmi in levare nati fra le onde dei Caraibi in quel di Kingston, Giamaica.
Molta più folla (azzardo: almeno un terzo in più) rispetto alla giornata d’apertura per una scaletta che prevede Boogamen, Slackers, King Prawn e i tre headliner Punkreas, Ska-p e Bluebeaters. Il piazzale è quasi colmo e c’è da aspettarsi che stasera, con gli attesissimi Subsonica, si tocchi il record.
Da registrare, nel frattempo, un netto miglioramento dei suoni – che ieri risultavano un po’ piatti – e purtroppo anche qualche attesa di troppo fra un gruppo e l’altro che ha finito per penalizzare l’ultimo show, quello di Giuliano Palma [nella foto].

Dopo i genovesi Boogamen, i primi ospiti di un certo rilievo sono i newyorkesi , alfieri di un classico american-ska. Sul genere dei Toasters, per capirci, senza dimenticare il NY Ska Jazz Ensemble: potente sezione fiati, voce nera libera di improvvisazioni rap e un sound molto classico con hammond e moog. Rocksteady, reggae, ska molto jazzato e qualche pezzettino dub. Molto spettacolari sul palco, con un incredibile feeling col pubblico, al punto da scendere giù e suonare fra la folla.

Con i si cambia genere e l’adrenalina ha la sua prima impennata. Il gruppo, tre inglesi e due pachistani (con tanto di barba e tunica) è formato da basso, batteria, una chitarra, voce e tromba (!): l’assenza delle tastiere fa presagire una musica senza concessioni alla melodia. E infatti. È un crossover che alterna hip hop, punk e ska, suonato con una grinta micidiale: tirati ma nitidi come se suonassero in studio. Giusto quel che ci vuole per preparare il pubblico allo show che verrà.

Le chitarre raddoppiano e si distorcono: sono di scena i , che – fedeli al loro nome – partono a palla per rallentare solo dopo un quarto d’ora, lasciando spazio allo ska-core e (persino) allo ska. Grandissima partecipazione di un pubblico che non ha esitato a pogare anche violentemente, e che ha cantato in coro i principali successi del gruppo.

Dopo una pausa un po’ lunga, salgono sul palco gli spagnoli , attesissimi. L’inizio – un assolo furibondo di batteria – dà il senso di quello che ci aspetta. E poi si parte, con ritmi degni del miglior punk balcanico di Goran Bregovic. Sotto il palco è una bolgia come da tempo non si vedeva: la ricetta degli spagnoli è uno ska-core potentissimo e affiatato, con qualcosina dei Ramones (non per nulla omaggiati con la cover di Hey Ho - Let’s go!). Lo show si è ben presto trasformato in un comizio politico dai toni durissimi, forse un po’ troppo.

Se ne dev’essere accorto Giuliano Palma, che ha annunciato di non voler parlare, preferendo cantare e suonare. : qui si dovrebbe aprire un discorso sulla classe, che non è acqua. Muovendosi il minimo indispensabile, fedeli all’immagine di orchestrina anni ’60 (con tanto di impeccabili completini vintage tre-bottoni), i Bluebeaters hanno sfoderato un’esibizione emozionante: non occorrono le chitarre elettriche distorte per far musica e trascinare il pubblico.
Un’ora e un quarto di cover rocksteady, con perle apprezzatissime e ballatissime come Wonderful Life, Che cosa c’è e Gimme a little sign. Una band formidabile, con elementi degli Africa Unite, dei Casino Royale e della Jamaican Liberation Orchestra, che suona con una passione assolutamente palpabile. E poi la voce soul del King. Un mix che ha replicato le emozioni regalate ieri da Carmen Consoli.

In attesa dei Subsonica, il Goa Boa ha centrato anche la seconda giornata.

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