Magazine Domenica 8 dicembre 2013

Concerto per mio padre di Yasmine Ghata. La recensione

Un Tar armeno
© armeniapedia.org

Magazine - «Ai miei occhi, scrivere nel terzo millennio, è rallentare il mondo, prendersi il tempo necessario per guardarlo in faccia»  dichiara come introduzione Yasmine Ghata nel suo Concerto per mio padre (Del vecchio, 2013, 117 pp., 13 Eur, traduzione di Angelo Molica). Un suggestivo racconto senza tempo, una storia con tante domande, che pretenderebbero risposte, che solo il vento potrà svelare?

Due fratelli, un tradimento, un atroce e inutile delitto accompagnati dalla musica, incantatrice, una melodia di un paese lontano in grado di trasformare la realta?
Una poetica e allo stesso tempo spasmodica ricerca della verità. «Il divino è in tutto e converge verso il tutto», diceva Moshem il grande musico cieco, colui che il suo amico e rivale, Barbe Blanche, non potrà mai uguagliare. E perciò sarà proprio la musica a fare da agente provocatore, a scatenare l’invidia e l’ira.

Una consuetudine familiare spezzata che deve rivivere, ricostituirsi, rinascere. Alla morte di Barbe Blanche, Hossein riceve in eredità il Tar che si trasmette nella famiglia, di generazione in generazione, al figlio maggiore.

Ma lo strumento non accetta il nuovo padrone. Sembra quasi che voglia ribellarsi Sembra solo un pezzo di legno. Impossibile trarne i meravigliosi accordi della grande tradizione iraniana. C’è una maledizione legata a quello splendido Tar? O forse custodisce terribili segreti all’interno della sua sinuosa cassa di legno di gelso?
Unica possibile scelta per Hossein, bruciare le corde e, accompagnato da Nur il fratello minore, partire in cerca del più famoso liutaio della regione. Andare ad Ardabil. Ma durante il viaggio il Tar di Barbe Blanche viene rubato… E, all’arrivo, troveranno la prigionia, la vendetta di un passato che accusa, che imputa loro un terribile delitto, ma anche la verità, l’espiazione. Hossein dovrà soffrire e diventare cieco, anche lui come Moshem - il musicista ispirato da Allah, che con le sue note sapeva toccare il cielo. E, per riparare fino in fondo al delitto commesso dal padre putativo, si dovrà accollare fino in fondo la pesante eredità del morto, nei confronti del suo popolo.

Personaggi speciali, caratterizzati da intensa fierezza che l’autrice, Yasmine Ghata, fa interpreti di una bella e sofferta storia lontana. Con una poetica scrittura, ricca di finezza stilistica, è in grado di descrivere drammatiche situazioni, squisite immagini, raccontare sensazioni e lasciare sempre giusto spazio e tempo alla riflessione.

Con ogni passo del romanzo appoggiato e accompagnato dalla suggestiva melodia del Tar, questo strumento di origine persiana molto diffuso in Asia centrale e Cina occidentale. Il suo nome, che significa “corda” è collegabile a tutti i cordofoni che condividono questo suffisso (ad esempio il dutar, il setar e il sitar indiano). Il Tar è un liuto a manico lungo a 6 corde, caratterizzato da tasti mobili e con una doppia cassa di risonanza modellata a forma di 8. Quest' ultima viene ricavata dal legno di gelso e ricoperta con pelle di pecora o di pesce. Le corde sono disposte secondo 3 coppie e vengono pizzicate con un plettro metallico. Materiale di fabbricazione: legno di gelso (manico e parte inferiore della cassa). Pelle di feto di pecora o di pesce (parte superiore della cassa). Metallo (corde).
Dimensioni: 80 cm di lunghezza. Viene suonato con: plettro (metallo o ottone).

di Patrizia Debicke van der Noot

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