Magazine Sabato 7 dicembre 2013

La 'Country girl' Edna O' Brien alla corte di Fazio

Ritratto giovanile di Edna O'Brien dalla copertina di Country Girl

Magazine - Se sei uno scrittore, o meglio un aspirante scrittore, e ti senti disperato, ma di brutto e di notte ti fai convinto che nessuno ti si filerà mai e non vedrai mai pubblicato quanto ribolle nelle tue vene, bene, allora è arrivato il momento di leggere Country Girl (Elliot, trad. di Cosetta Cavallante, pp. 356, 18,50 Eur) di Edna O’Brien.

La scrittrice irlandese (la sera di sabato 7 dicembre sarà ospite a Che tempo che fa pur non avendone bisogno perché i suoi libri si vendono come il pane), non lo nasconde in questo libro danzante sull’abisso come un condannato a morte: non si può avere una vita facile e scrivere un libro importante.
Questo è e sarà il suo testamento spirituale.

Di tutte le sue pagine non c’è dubbio cosa ricorderemo: il mistero della scrittura che nasce dal dolore.
Lei, un’irlandese bellissima ancora oggi a 83 anni, non ha mai avuto vita facile.

Forse il punto più commovente del libro e della sua storia è stata la lotta contro il marito per ottenere la custodia dei propri figli, Sasha e Carlo Gebler.
Il marito era uno scrittore più anziano di lei, pieno di manie. Quando si accorgerà che Edna sapeva scrivere, glielo dirà: "Tu sai scrivere e questo non te lo perdonerò mai”.
Riuscirà perfino a ottenere da un critico letterario che scrivesse della moglie: "Il vero talento di Edna O’Brien sta nelle sue mutande”.

Questo perché con i suoi libri come Country Girls (Ragazze di campagna), aveva scandalizzato il mondo degli anni ’60. Aveva raccontato le pulsioni sessuali delle ragazze.
Quel libro lo aveva scritto in sole tre settimane a Londra, dove nel frattempo si era trasferita con la famiglia. Dice che lei era stata soltanto un messaggero, per giustificare la velocità in cui si era praticamente scritto da solo.

Le parole erano venute su da sole, come tanti nodi che vengono a galla. Prima aveva lavorato per una farmacia, dove il marito l’aveva conosciuta e poi per la casa editrice Hutchinson, che insieme alla Knopf di New York le aveva versato l’anticipo per scrivere Country Girls.

Dopo quel libro famoso, non si sarebbe più fermata. Aveva capito di poter scegliere la via della scrittura autobiografica quando aveva letto James Joyce, un irlandese in giro per il mondo come lei.

Ma la sua vita continuava a tormentarla. Il marito - mentre continuava ad infuriare la battaglia per la custodia dei due figli – l’aveva ingannata. Con uno stratagemma, l’aveva indotta a portare i bambini da lui una sera e a lasciarglieli. Quando l’aveva accompagnata alla porta, con un sorriso folle e gelido, le aveva sibilato addosso: "Grazie Edna. Hai appena abbandonato i tuoi figli, secondo la legge”.
Sarà per quello – dice la O’Brien – che da allora associa quella porta ad un sarcofago che chiuda la bara.

Riuscirà poi ad ottenere la custodia dei ragazzi, anche se il marito cercherà sempre di farla passare come una scostumata, ninfomane scrittrice che si era montata la testa con quelle sue pagine sozze e piene di sesso, e perversioni capaci soltanto di far male ai figli.
Il vero “spostato” in realtà era lui, tanto che anche l’avvocato della O’Brien – mentre aspettano la sentenza sulla custodia – glielo dirà: "Ma lo sai che tu hai un marito veramente pazzo?”.

Poi verranno gli anni della cosiddetta Swinging London. Anche qui la O’Brien verrà associata a parties favolosi, e a tanti suoi amori o amorazzi. Le sue feste sono ancora oggi celebri, anche perché tutto il bel mondo dell’epoca vi partecipava.

Sembra che tutte le personalità del mondo fossero o rimanessero affascinate da questa irlandese dai capelli rossi e dagli occhi verdi, fuggitivi come nella poesia. Richard Burton di notte le reciterà versi dell’Amleto ma non riuscirà a portarsela a letto come anche Marlon Brando, di cui Edna ci confessa l’intelligenza fulminea.
Al mattino di una notte casta, le chiese a bruciapelo se lei fosse una grande scrittrice: gli rispose che avrebbe tanto voluto diventarlo.

Ma quello che resta fermo nella sua vita è il mistero della scrittura, che nasce sempre dalla fatica di vivere tutti i giorni al centro del mirino, dal marasma, dalla solitudine, dalla mancanza di voce, la strozza in gola e nell’anima. Se la neve non ha voce – come scriveva Silvia Plath in un verso struggente – e la solitudine non ha mai fatto paura alla O’Brien perché è un buon esercizio per sopportare l’eternità, ci confessa che oggi – dopo aver vissuto così tanti dolori e tante albe diverse per latitudine e vita – non avrebbe mai pensato di scrivere la propria autobiografia.
Meno male che l’ha scritta.

Così tutti possiamo sapere che non è mai inutile lottare per i propri sogni anche quando tutti gli altri ti dicono sempre no.

di Alberto Pezzini

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