Magazine Venerdì 6 dicembre 2013

Raccontami l'amore di Paola Concia e Claudio Volpe. La recensione

Paola Concia
© paolaconcia.it

Magazine - Sara è una ragazza di circa vent'anni, di bellezza ordinaria, molto timida. Ha trascorso gli anni della scuola superiore invidiando le compagne di classe più belle, meglio vestite, che escono sempre in gruppo, con il cellulare sempre in mano. Il cellulare di Sara non squillava mai, tranne quando la chiamava sua madre per sapere cosa vuole per cena. Niente messaggini continui, niente rischio di tunnel carpale, niente "addebito £ 2.000" della Omnitel a ogni ora.

Sara teneva appesi in camera poster di attori e cantanti famosi, ma nelle ante interne degli armadi, perché nessuno se ne accorgesse e la prendesse in giro. La sera li guardava e vi disegnava stelline e cuoricini sui margini.

Per la sua migliore amica, Matilde, che pure era socialmente non-inserita come lei, la vita sembrava più facile. Come se tutto questo le scivolasse addosso. Nessuna delle due aveva mai avuto un ragazzo, ma che importa? Certo, qualche volta avevano provato ad andare nelle chat (a quei tempi Zuckerberg era ancora un nerd di liceo con i brufoli e tutto il resto), ma avevano incontrato solo degli sfigati, non valeva la pena perderci tempo.

Poi qualcosa è cambiato. Il diploma, l'università, nuove conoscenze. Sara ha incontrato un ragazzo. Due anni più grande, bello, educato, perfetto. Non le piace molto, a dire il vero, ma lui inizia a corteggiarla. E si sa, quando un ragazzo ti fa la corte possono succedere due cose: o il fastidio che provi nei suoi confronti si amplifica, o inizi a notare quei modi gentili, la battuta pronta, quella fossetta che gli viene quando sorride, tutte cose di cui prima non ti eri accorta.

A Sara tocca la seconda opzione. Finalmente può fare quelle cose che ha sempre sognato: registrare un numero sulla rubrica del cellulare sotto il nome "Amore mio", comprare quella coppia di ciondoli con metà cuore che ha ammirato sognante per anni nelle vetrine, mettere su Facebook la situazione sentimentale "Impegnata" (sì, nel frattempo Zuckerberg è andato al college e ha capito che via web si rimorchia meglio).

Tutto, finalmente, va per il verso giusto. Al primo appuntamento lui le apre la portiera della macchina per farla salire. Al secondo le regala una rosa, con un grande fiocco rosso a  tenere insieme il cellophane. Al terzo le chiede il permesso di baciarla. Al quarto le presenta sua madre, che esprime a Sara tutta la sua gioia per aver trovato in lei una nuova  figlia. Al quinto provano ad andare oltre il bacio, ma poi decidono che aspettare il matrimonio renderà tutto ancora più bello, e raggiungono il tacito accordo di "tutto trannequello".

Solo che lui, il ragazzo bello, perfetto e che continua ad aprirle la portiera della macchina, nell’intimità tira fuori un lato diverso di sé. Ogni volta che la tocca, nei momenti di massima eccitazione, quando insomma si inizia a perdere il controllo, lascia sul corpo di Sara dei segni, dei piccoli lividi. Le fa male. Lei prova a chiedergli spiegazioni, ma lui dice di non ricordare. Che è perché la ama così tanto e quando la tocca non capisce più niente. Accenna al fatto che da bambino qualcuno gli ha fatto delle cose, ma non vuole parlarne. Così Sara decide che non vuole mancare di rispetto al suo dolore. Che in fondo, se a lui piace farlo così, allora anche a lei sta bene. Che quando si sposeranno, e finalmente faranno l'amore per davvero, sarà tutto diverso.

In realtà il sesso non è l'unico problema nel loro rapporto. È che a lui Matilde, che anche dopo il liceo è rimasta la migliore amica di Sara, proprio non va giù. Non capisce perché si ostini a non farsi una vita sua. Non capisce perché si sentano al telefono tutti i giorni. Non capisce perché pretenda di uscire da sola con Sara, almeno ogni tanto. Per esempio la sera dell'8 marzo. Che cavolo, se si chiama Festa della Donna è perché un uomo abbia il sacrosanto diritto di festeggiare la propria donna. Anche sua madre lo pensa, che Matilde sia una palla al piede. Sta troppo addosso a Sara, ma a lei la cosa sembra non dare fastidio. Anzi, è persino arrivata a dirgli che deve capire, che il loro è un rapporto speciale, che sono amiche fin da bambine, che hanno dormito molte notti nello stesso letto tenendosi per mano, che Matilde le faceva i grattini sulla schiena. Lui fa finta di non sentire. Ha capito. Ci vorrà tutto il suo amore per drizzarla, ma la drizzerà.

Ecco, questa è la storia fino ai giorni nostri. Non ha un seguito, perché Sara ha vent'anni e io ventisette. Tante cose della vita (il matrimonio, i figli, i nipoti) dobbiamo ancora viverle. Inoltre, Sara non è una persona reale. È la somma di tante donne. Mentre leggevo Raccontami l'amore di Paola Concia e Claudio Volpe (Anordest, 2013, 172 pp., 7.90 Eur) ho costruito nella mia mente questo personaggio, basato sulle storie piccole piccole che ho visto o vissuto.

Uno dei molti temi affrontati nel libro è trascendere la cronaca, anche la più drammatica, per andare alla fonte e comprendere su quale denominatore comune si fondano gli atti di violenza contro le donne e contro le persone omosessuali. Ho pensato a questa Sara che non esiste, che non è stata picchiata né aggredita né uccisa, ma che di fatto è vittima di una forma di violenza molto più sottile, talmente sottile che a molti il definirla "violenza" suonerà eccessivo.
Sara e il suo fidanzato sono convinti che continuare a esprimere la propria individualità, anche dopo essersi messi insieme, significa non voler bene alla persona amata. Perché quando si è in due, si è in due. Punto e basta. Avete presente la frase "Sono niente senza di te"? Ammettiamolo, almeno una volta l'abbiamo detta tutti, in un momento al top del romanticismo. La diciamo e ci piace dirla, ma al tempo stesso sappiamo che non è vera.
Io sono qualcuno, sono una persona, continuo a essere Marta anche se sono innamorata. Anzi, l'amore amplifica il mio essere persona, lo fa esplodere, non lo annulla solo perché Platone ha scritto che la massima aspirazione di ogni essere umano è "congiungersi e fondersi con l'amato e di due divenire uno solo". Se ciascun elemento della coppia è felice e realizzato, la coppia è doppiamente felice e doppiamente realizzata. Se ognuno dei due ha la possibilità di affermare e rivendicare ogni giorno i propri diritti e la propria dignità di persona, la coppia ne ricaverà più forza, più diritti, più dignità. L'amore è un sentimento, non un diritto di proprietà.

Da qui la citazione a Luce Irigaray e al suo saggio Amo a te, in cui la preposizione nel titolo indica in maniera molto esplicita che non ci può essere amore senza il riconoscimento dell'altro/a, della sua esistenza in quanto persona, in contrapposizione ad "Amo te" dove il complemento oggetto sottintende un concetto di possesso, di "persona amata" = oggetto del proprio amore e non = soggetto che ama ed è a sua volta amato/a.

Ci sarebbe molto altro da dire su Raccontami l’amore, un dialogo tra due persone assai diverse per età, genere, esperienze di vita. Quella che ho cercato di descrivere nella mia non-recensione ne costituisce, almeno secondo me, le fondamenta. Il resto lo lascio a voi, se sceglierete di leggerlo e di fare la vostra riflessione. E mi scuso con i due autori per la libertà che mi sono presa, raccontando questa storia di una Sara che non esiste.

di Marta Traverso

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