Concerti Magazine Mercoledì 10 luglio 2002

Goa Boa atto primo

Magazine - Il racconto delle giornate del Goa Boa ha sempre un sapore leggendario, specie se rivolto a chi non ha potuto esserci: gli aneddoti, la cronaca delle esibizioni, l'elenco delle persone incontrate, di quelle incrociate solo per un istante, diventano memoria.
Forse perché la manifestazione è una cattedrale nel deserto, nel contesto delle operazioni musicali organizzate a Genova; forse, perché riesce, nel suo piccolo, ad accomunare la città ad altri centri che ospitano eventi del genere; forse, perché fa uscire centinaia di ragazzi dalle loro tane, portandoli a sentire un po' di buona musica sotto un sano sole vendicatore; forse, perché, quest'anno, nel suo piccolo, sta contribuendo a rafforzare il battito del cuore della città, grazie al dislocamento nell'area di Ponte Parodi.
Insomma: è qualcosa di davvero speciale, c'è chi lo attende un po' come il Natale, questo carrozzone di note e sudore, incuneato tra sessioni estive di esami, da taluni usato come festino per celebrare l'inizio ufficiale delle vacanze. Segna una tappa all'interno dell'estate genovese.

9 luglio: prima, accaldatissima giornata.
Tanta gente, fin dalle 18, sul piazzale dove sorgeva il vecchio silos granario: è così strano non vederlo più e, paradossalmente, appare così piccola, l'area, senza la sua ingombrante mole!
Iniziano i nostrani Leggi l'articolo : originali nei testi, ricercati nelle sonorità. Assimilabili ai più conosciuti Lasintesi, proprio per queste caratteristiche e per i virtuosismi alle tastiere; richiamano per qualche verso anche i Marlene Kuntz, per la tensione emotiva che Filo, il cantante, cerca di imprimere alle liriche. Sono tanti gli amici pronti ad applaudirli sotto il palco.

Altro giro, altri genovesi: questa volta tocca ai Lo-Fi-Sucks, sperimentali, molto accattivanti , in bilico tra elettronica e noise, Beck e Pavement, molto apprezzati dalla critica. Poche parole, rigorosamente in inglese, ma musica decisamente affascinante. Azzardo: bellissimo il pezzo All beautiful angels, carico d'atmosfera, semplicemente magico.

L'eclettico Cornelius ci tiene sulla corda per un'ora buona: il suo spettacolo di luci, immagini e colori ha bisogno del buio, così attendiamo che il sole faccia il suo dovere e tramonti. “From Nakameguro to Everywhere” è lo slogan di questo artista nipponico. Il suo show è un bailamme di sensazioni uditive e visive sapientemente articolato. Il gocciolìo che si ode all'inizio accompagna praticamente tutti i pezzi, e in ciascuno dei filmati proiettati alle spalle del gruppo (cloni di se stessi, uomini e donne con i capelli tinti e stirati, quasi inespressivi, bardati con camicie nere e cravatte bianche, molto 80's pop) è sempre presente l'acqua. Non originalissimi i suoni, spesso ossessivi e acidi, ma intelligente l'uso delle immagini, caotiche, velocissime, montate col preciso intento di stordire gli astanti. Peccano di scarsa partecipazione col pubblico, nessun tipo di coinvolgimento emotivo: freddi come macchine.

Ed ecco il primo headliner della serata: Max Gazzé. Semplicemente delizioso, intelligentemente ricercato nei testi, mai una lirica banale (ritengo storica la sua: "quell'orso che ti alita accanto/sudato che farebbe schifo a un piede"), un ottimo supporto musicale (innegabile la sua maestria col basso, fantastico il suo chitarrista, scatenato in Cara Valentina). Comparsata di Mao in Colloquium vitae, uno dei pezzi più trascinanti del musicista romano. Si divertono, i due, e coinvolgono il pubblico con la loro euforia.

È poi la volta della Cantantessa venuta da Catania, Carmen Consoli. Intensa ed emozionante fin dalle prime note, il pubblico -ormai il piazzale è stracolmo- è tutto per lei. Niente fronzoli, niente sezione archi (anche per motivi logistici), praticamente 'na voce, 'na chitarra. Gioca con il suo orgasmico ansimare, prendendo platealmente fiato a due millimetri dal microfono, permettendoci di "partecipare" al suo sforzo. Saltella nel suo repertorio, mostrandoci la Carmen romantica (Parole di burro, per esempio), quella ironica (Stato di necessità), quella tremendamente arrabbiata (Sentivo l'odore), forse la più coinvolgente. Un'esibizione da brivido, costellata da cover in inglese e con una sorprendente rivisitazione di Can't get you out of my head di Kylie Minogue. Ha concesso un duetto con Gazzé e un breve bis, chiuso con una Mr.Big da sogno: esaltata dalla partecipazione del pubblico, ha sfoderato una voce grandiosa, calda, blues.

Bella serata. Davvero un buon inizio per il Goa Boa 2002

Teardrop

Prossimo appuntamento mercoledì 10. Consulta .

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