Concerti Magazine Lunedì 8 luglio 2002

Ligabue più forte del diluvio (II parte)



Tra le altre diavolerie tecnologiche, da ricordare un grande schermo orizzontale (e due verticali più piccoli, ai lati del palco) con una definizione d’immagine davvero altissima, forse mai vista prima in Italia, su cui scorrono, grazie ad una sapiente regia, oltre ai primi piani, brani tratti dai film Radiofreccia e Leggi l'articolo , i fuochi d’artificio in cielo, che paiono uscire da grosse W in picchiata dallo schermo verso il pubblico (durante Chissà se in cielo passano gli Who, dall’ultimo album).
E poi una specie di ponte levatoio semovente che permette al Liga di raggiungere un palchetto in mezzo al prato per uno dei momenti più affascinanti con un terzetto di hit quali Non è tempo per noi, Viva e Una vita da mediano, proprio sopra una delle zolle tante volte calpestate dal mediano in questione, il “mundial” Lele Oriali.

Ecco la dedica al padre, scomparso 7 mesi or sono, di una Ho messo via interpretata con comprensibile commozione ed è bello vedere in quegli attimi, accanto a me, ai due lati, dondolarsi una ragazza splendidamente incinta e danzerellare con grande intensità una bimbetta, a tempo con la mamma.

Appare il volto di Gino Strada, fondatore di Emergency (cui Ligabue è sempre stato vicino), con un simil rap ricavato dalle sue parole “basta vittime, basta morti” ad introdurre Il mio nome è mai più, incisa a suo tempo per raccolta fondi con Jovanotti e Pelù. Certe notti illuminate da migliaia di accendini.

Quando partono le prime note di Tra palco e realtà all’unisono 100.000 mani si battono, slanciate verso l’alto, e le gole si spalancano Urlando contro il cielo, ultimo bis.
E mentre il popolo del Liga comincia a sfollare si spande delicatamente l’armstronghiana What a wonderful world.

A margine, un vero peccato che alcuni membri del servizio d’ordine facciano i “fenomeni”, e soprattutto che i vigili del prode Sindaco Albertini si siano dati un gran da fare a ben accogliere gli ospiti, venuti in auto da fuori Milano, appioppando 65 € di multa a chi ne aveva già pagato 5 al posteggiatore. E poi 2 h 40’ per raggiungere l’imbocco della tangenziale sono davvero troppe per una città che tutti i giorni si auto–fregia di essere a livelli europei.
“Ma ci faccia il piacere!” esclamiamo insieme al mai troppo rimpianto (e napoletano) Totò.

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