Concerti Magazine Lunedì 8 luglio 2002

Ligabue più forte del diluvio

Magazine - Piccola curiosità iniziale. Chissà perché tra Ligabue e il maltempo c’è una discreta sintonia (almeno negli ultimi anni). Esempi? Il Bar Mario Tour, 28.6.97, Milano, Stadio “G.Meazza”, sotto un diluvio universale. Stessa scena il Dieci anni sulla mia strada Tour, 8.7.00, Genova, Stadio “L.Ferraris”. Aggiungiamoci il raduno del fan club, Modena, 28.6.97, il giorno dopo una specie di alluvione, su cui fu prodotto un video dal titolo illuminante Tra fango e realtà e la bufera di vento, con centinaia di ombrelli rotti intorno al Palasport di Genova, in occasione del Miss Mondo Tour, 6. 11.99. Non c’è male, eh?

Dunque, anche sabato 6 luglio, per assistere al secondo concerto milanese del Fuori come va? Tour, si deve superare un temporalone, con successivo stupendo arcobaleno (piuttosto raro vederlo completo), verso Tortona. Sistemato il rituale, eccoci allo spettacolo. E che spettacolo! Il pubblico è già bello carico, improvvisa un’ola dietro l’altra per ingannare gli ultimi minuti di attesa. Poco prima si erano esibiti The Alarm dell’inossidabile Mike Peters, abili nell’“1–2–3-rock'n'roll!”, tirato e senza fronzoli. Un’annotazione: tre “spalle” (prima Alex Lloyd e Starsailor) straniere per un rocker nostrano. Passano gli anni e cambia anche qualcosa.

Preceduto dall’immortale voce dell’Elvis di Fallin’ in love with You a concludere una serie di brani degli Stones, sparati a tutto volume, parte il concerto.
Un mega–show con palco–passerella lungo l’intero lato distinti a collegare le due curve. Luci spaziali, fuochi d’artificio, effetti speciali. Il tutto temperato però dalla personalità del Liga, che non va mai oltre le righe, con quell’inconfondibile accento emiliano (che sa di lambrusco) quando dice cose semplici, comprensibili e condivise dal pubblico.
Che pubblico non è, ma una vera e propria tifoseria, organizzata e “cani sciolti”, che gli vuole bene perché da lui non riceve promesse, pistolotti, tanto meno proclami, tanto facili, quanto e sovente, intrisi di retorica. Insomma, Questa è la mia vita.

Sempre solare, un sorriso aperto, senza ombre, spesso un gesto “classico” con le braccia aperte, slanciate leggermente verso l’alto, come a dare e contemporaneamente ricevere energia, affetto, sentimenti.
È in forma Ligabue, pare rilassato, forse anche più maturo, cosciente di ciò che è, di ciò che può trasmettere, per niente arrugginito dai due anni trascorsi dall’ultimo tour.
Sempre potente nella sua inconfondibile interpretazione di una trentina di pezzi, nuovi, ma anche “classici” dagli album precedenti, accolti, questi ultimi, da boati incredibili e cantati rigorosamente in coro. La band, coi collaudatissimi “Fede”, “Mel”, “Rigo”, “Robby” e l’ormai ben inserito tastierista “Simoncia”, così come li presenta familiarmente il Liga, è una “macchina da guerra” ben oliata.

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