Magazine Martedì 3 dicembre 2013

«Quando Oriana gridava che non capivo niente»

Cristina De Stefano, l'autrice di 'Oriana, una donna'
© Francesco Castaldo

Se sono brava non lo so. Lavoro duro, lavoro bene. Ho dignità. Ho una vità per dimostrarlo.
Oriana Fallaci

Magazine - Dev'essere per questo. Sì, dev'essere per la sua dolcezza che Cristina De Stefano è riuscita a scrivere una bella biografia di Oriana Fallaci. È uscita a fine ottobre ed è l'unica autorizzata dalla famiglia. Si intitola Oriana, una donna (Rizzoli, 2013, pagg.313,19 Eur).

«Sono una rompipalle, lo so» diceva di sé l'Oriana, con compiacimento. Un fatto noto a tutti, quasi un marchio di fabbrica. E dunque ci voleva qualcuno che lo sapesse schivare questo assunto, lasciando alle parole, ai ricordi di chi l'ha conosciuta, il tempo di venire a galla. Dolcemente.

Che direbbe la Fallaci di questo libro? Una domanda che ci facciamo noi e si è fatta anche l'autrice che, giornalista e biografa esperta, nel raccontare la vita della toscanaccia ha dovuto dar fondo alla tenacia, abbassare la testa e andare avanti scrive De Stefano.

E se la mitologica carognaggine - attenzione ai pregiudizi perché esiste un'Oriana fragile, corazzata solo per necessità - avrebbe forse impedito a Miss Fallaci di esprimere giudizi positivi sulla (sua) biografia, ci piace credere che questa tigna le sarebbe garbata.

Di seguito le domande che abbiamo posto a Cristina De Stefano, ma prima di lasciare spazio alle risposte, fatevi dare un consiglio non richiesto. Rileggete la Fallaci. Odiatela, amatela, ma leggetela.

Oriana Fallaci non voleva una biografia, non l’ha mai autorizzata perché pensava che i biografi fossero dei “traditori in buona o cattiva fede”. Perché scriverne una ora?
Perché quando si è un personaggio pubblico come Oriana Fallaci si deve avere una biografia che ci racconti. Lei si era sempre opposta a chi voleva farlo, anche ai tanti progetti di film sulla sua vita che venivano da Hollywood, li faceva bloccare dagli avvocati e diceva: «Che li facciano quando sarò morta». Sapeva benissimo che dopo la sua scomparsa il mondo avrebbe cominciato a raccontarla. Io spero di averlo fatto bene.

Quanto tempo hai impiegato per completare la biografia?
Ho lavorato tre anni, con due persone che facevano le ricerche e le interviste per me in Italia e negli Stati Uniti.

Mi racconti degli incubi ricorrenti che ti perseguitavano mentre scrivevi il libro?
È la pura verità. Io non ricordo mai i miei sogni, ma mentre facevo le ricerche ho inziato a fare incubi terribili in cui c'era sempre Oriana. Era chiaramente il pensiero della sua opposizione che lavorava nel mio inconscio. Soprattutto tornava un incubo, sempre uguale: lei che mi gridava che non capivo niente e che mi invitava a leggere il suo diario, che ovviamente non esiste. Mi mostrava questo diario ma quando cercavo di leggerlo, le parole svanivano. Poi, una notte, per la prima volta ho fatto un sogno bello. La prendevo in braccio, molto anziana e diminuita, sembrava un uccellino, e le dicevo: «Oriana, se non mi gridi più, ti prometto che mi prenderò cura di te». Qualche giorno dopo ho iniziato a scrivere, e la scrittura è stata straordinariamente veloce.

So che nelle ricerche sei stata aiutata da due collaboratrici. Come avete organizzato il lavoro?
Io mi sono occupata soprattutto delle carte di Oriana, che erano una massa di materiale enorme. Le due collaboratrici (Ndr Gabriela Jacomella e Sara Galinetto) andavano in Italia e negli Stati Uniti a caccia di tracce: interviste a persone ancora vive, archivi di persone scomparse alla ricerca di lettere, ricerche di materiale all'anagrafe, presso le scuole e le fondazioni. Una biografia è come l'indagine di un detective, bisogna seguire ogni traccia, anche quelle che non portano a niente, prima di iniziare non si sa.

Oriana nel 1972 fa un'intervista a Golda Meir per L'Europeo. Paragonando la Meir a sua madre, scrive: "Sono donne che non usano più e la cui ricchezza consiste in una semplicità disarmante, una modestia irritante, una saggezza che viene dall'aver sgobbato tutta la vita". Dentro a questa frase ci sono 50 anni di storia delle donne - in Italia, ma non solo - e forse anche un giudizio sul femminismo. Che ne pensi?
Tosca Cantini, la madre di Oriana Fallaci, era il suo modello.Tutta la vita Oriana ha voluto vendicarla. Diceva che era una donna geniale, che non aveva potuto fare molto della sua vita perché era donna e perché era povera. La madre era sempre presente nei suoi discorsi. In un'intervista al Chicago Tribune, nel 1973 quando è all'apice della fama, si schermisce davanti ai complimenti che le fa l'intervistatrice: «Non dirmi 'Oriana sei fantastica'. Faccio il mio lavoro, ed è mio dovere farlo bene. Dovremmo sempre fare le cose bene, ogni giorno. Mia madre è una cuoca meravigliosa ma il Time non fa la copertina su di lei perché ha preparato un ottimo arrosto». Oriana era una femminista nei fatti, non aveva bisogno di far parte di un collettivo.

Dentro al mare di critiche che circondano la sua figura, c'è un punto fermo, tutti le riconoscono tenacia e odio per le ingiustizie. A proposito di questo aspetto mi ha colpito l'aneddoto dei cioccolatini degustati dalla zia scrittrice che racconti nelle prime pagine del libro...
Quel ricordo della zia ricca che mangia i cioccolatini senza offrirli alla nipote povera era vivissimo decenni dopo, per questo Oriana lo mise nel romanzo Lettera a un bambino mai nato. Sì, destestava le ingiustizie, la ripugnavano, soprattutto se erano dovute alle differenze sociali. Su questo punto Oriana ha scritto una cosa che dovrebbe sgombrare per sempre il campo a chi la definisce di destra: «Il tema della giustizia sociale rimase in me come una spina nel cuore. E per chi non ha quella spina nel cuore provo un’istintiva ostilità anzi un’istintiva ripugnanza. Io non potrei mai schierarmi con la squadra di calcio che ha nome Destra».

Oriana è l’unica giornalista italiana nota nel mondo. A tuo parere, qual è la caratteristica che l’ha resa popolare anche fuori dall’Italia?
Direi che è anche l'unico giornalista italiano noto nel mondo, e questo le ha creato tante gelosie tra i colleghi. Ci sono tanti motivi per questo suo successo: il talento, il coraggio, l'innovazione. Oriana incarna un nuovo mondo di fare giornalismo. Milan Kundera ha scritto nel suo libro L'immortalità: «Del resto chi è il più memorabile giornalista degli ultimi tempi? Non Hemingway, che scriveva delle sue avventure in trincea, non Egon Erwin Kisch, conoscitore di tutte le puttane praghesi, non Orwell che passò un anno della sua vita con i poveri di Parigi, ma Oriana Fallaci che tra il 1969 e il 1972 pubblicò sul settimanale italiano L’Europeo una serie di conversazioni con gli uomini politici più famosi dell’epoca. Quelle conversazioni erano più che semplici conversazioni; erano dei duelli. Ancora prima di capire che si battevano in condizioni impari - perché era lei che faceva le domande, non loro - gli onnipotenti politici erano già KO sul pavimento del ring. Quei duelli erano un segno dei tempi: la situazione era cambiata. I giornalisti avevano capito che fare domande non era solo il metodo di lavoro del reporter, che conduce modestamente le sue indagini munito di taccuino e matita, ma era un modo di esercitare il potere. Il giornalista non è una persona che fa domande, ma una persona che ha il sacro diritto di farle, e farle a chiunque, su qualunque argomento».

La Fallaci innamorata era un agnellino, lo dice lei di se stessa. Che idea ti sei fatta dei suoi amori? Cosa cercava?
L'assoluto, come spesso fanno le donne. Oriana era assoluta, esagerata, estrema. Quindi necessariamente era facile alla delusione. I suoi amori sono stati molti, intensi, è stata amata ed ha amato. Però nessun uomo è durato. Forse Oriana aveva bisogno della solitudine per diventare quello che è diventata, per lavorare come voleva lavorare: in modo assoluto.

Nel 2006, il pamphlet La rabbia e l'orgoglio la porta alla ribalta e tratteggia di lei un'immagine spiacevole, quasi da capopopolo. Che ne pensi?
Non esiste una Oriana buona e una Oriana cattiva, non possiamo negare cosa ha detto, e soprattutto la violenza verbale con cui l'ha detto. Dobbiamo ricordarci che Oriana era una donna che diceva sempre quello che pensava, senza curarsi delle conseguenze. Molte cose che ha scritto nella trilogia La rabbia e l’orgoglio le aveva già dette negli anni Sessanta, quando visitando i paesi islamici era rimasta inorridita dal modo in cui veniva trattate le donne. Su questo punto non ha mai cambiato idea.

È in lavorazione una fiction su di lei: "È il ruolo più gravoso che mi sia mai capitato" ha detto Vittoria Puccini che la interpreta. È tempo di incubi per qualcun altro?
Penso proprio di sì. Essere la biografa di Oriana è stato difficile. Ma non riesco neanche a immaginare cosa voglia dire essere la sua interprete sul set.

di Lorenza Delucchi

Potrebbe interessarti anche: , Rosso Barocco, «l'arte può diventare una passione pericolosa»: l'ultimo noir dei fratelli Morini , Superman, a fumetti la storia dei suoi creatori: eroi del quotidiano con il dono di saper far sognare , Il segreto del mercante di zaffiri di Dinah Jefferies, una drammatica storia romantica , Maurizio De Giovanni, Il purgatorio dell’angelo: tempo di confessioni per il commissario Ricciardi , SenzOmbra di Michele Monteleone, un racconto per ragazzi che piace anche ai grandi

Oggi al cinema

il nome del figlio Di Francesca Archibugi Commedia Italia, 2014 Le vicende di una coppia in attesa del primo figlio: Paolo, estroverso e burlone agente immobiliare, e Simona, bellissima di periferia e autrice di un best-sellers piccante. Oltre a loro Betta, sorella di Paolo, insegnante con due bambini, apparentemente... Guarda la scheda del film