Magazine Sabato 23 novembre 2013

Casta diva di Hans Tuzzi. La recensione

La sala del Teatro alla Scala vista dal palco reale
© Teatroallascala.org

Magazine - Nato come racconto a far parte di una raccolta dal titolo Tre delitti in un’estate, poi trasformato in romanzo breve, questo Casta Diva (Bollati Boringhieri, 2013, 160 pp., 12,90 Eur) è un intelligente e raffinato divertissement giallo, arricchito da una preziosa ricostruzione ambientale che sfiora, tocca, minaccia e infine grazia garbatamente un universo che fa parte a sé.
Un mondo ormai scomparso, che Hans Tuzzi riesce a far rivivere con eleganti sfumature descrittive.

Giugno 1982: il vice questore, dottor Melis che è a Napoli, scortato dal brigadiere D'Aiuto, per partecipare a un noioso convegno organizzato dal Ministero, viene raggiunto in sala da un biglietto di uno dei relatori: Sua Eccellenza il Capo di Gabinetto Saverio Lecaldano, suo ex capo in veste di questore di Milano, che gli ingiunge: «Aspettami, appena finito».

E, dopo, come rifiutare l' invito a passare il fine settimana nel suo buen retiro a Villa Angerona, la sua famosa residenza di san Giorgio alla Cala sulla Costiera, che affaccia dall’alto sullo splendore del Mediterraneo, viziati da uno stupore di cucina che contempla anche straordinari piatti della tradizione partenopea per merito di una cuoca eccezionale?

La sera stessa del loro arrivo i due poliziotti vengono introdotti nel : «… teatro di mediocri mondanità proprio com’era a Milano… e com’è a Roma…» , secondo le confidenze di Sua Eccellenza, di cui scopriamo far parte il sindaco, il dottore, l’architetto, l’albergatore, il notaio e due leggende ancora viventi come la divina cantante tedesca Frida Dechend e il pianista del secolo, il celebre russo Boris Benatof, vecchie glorie, mostri sacri del passato con i propri particolari, ma spesso benevolmente coperti e accettati, usi e costumi.

Ma l’idilliaca e colta atmosfera conviviale della cena viene guastata dall’annuncio dell’improvvisa morte di un antiquario tedesco, Manfred von Staffemberg, ospite dell’albergo del paese.

Tutti i residenti locali lo conoscevano personalmente e l’antiquario aveva appena acquistato a caro prezzo dal pianista russo il carteggio Quincy-Taginskij, una raccolta di sessanta lettere mai rese pubbliche tra il geniale scenografo e impresario di balletti francese e Taginskij, un grande talento in scena, suo amante e ballerino preferito, con il quale aveva intrecciato una relazione intensa e crudele.

Ma la raccolta è scomparsa e la successiva scoperta che la morte di Staffenberg non è stata naturale costringerà il vice questore Melis e il brigadiere D’Aiuto a trasformare la vacanza in un’indagine.
E le note di Casta Diva accompagneranno un consolatorio finale.

di Patrizia Debicke van der Noot

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