Magazine Giovedì 27 giugno 2002

30 giugno 1960: chi se lo ricorda?

Venerdì 28 giugno, alle ore 18, presso il circolo ARCI 30 giugno di salita degli Angeli 70, a Genova San Teodoro, verrà presentato 30 giugno. La rivolta nelle parole di chi c'era. Il libro, curato da e da Lucia Compagnino e pubblicato da , ricostruisce la rivolta dei camalli e dei "ragazzi con la maglietta a righe", che insorsero contro la decisione provocatoria del MSI di tenere il proprio congresso nazionale a Genova, città medaglia d'oro della Resistenza. Una pagina eroica e tragica della storia cittadina e nazionale nel racconto dei protagonisti.
Interverranno Alessandro Benna, Fulvio Cerofolini (Presidente ANPI Liguria ed ex sindaco di Genova), Mauro Passalacqua (segretario generale CGIL Genova), Giordano Bruschi (ex Segretario PRC), Gabriele Taddeo (Arci Genova) e Marcello Lusardi (Presidente Circolo Arci “30 giugno”)

Qui di seguito pubblichiamo l'introduzione al libro, firmata da


Nel giugno del 1960 non avevo ancora compiuto cinque anni, eppure assorbivo già l'aria che tirava in famiglia, un'aria che indubbiamente non potrei definire serena e spensierata, ma certo intensa e appassionata. Un'aria carica di speranze lontane e vicine, dove si mescolavano gli echi della rivoluzione cubana - si parlava dei "barbudos" di Castro e Che Guevara come se fossero vicini di condominio - alle parole accorate del "papa buono", quel Giovanni XXIII che di lì a poco avrebbe convocato il Concilio Vaticano II e dalla sua "opzione per i poveri" sarebbe nata la Teologia della Liberazione... Ricordo i commenti pieni di entusiasmo per quel papa, proprio a casa mia dove aleggiava una scarsa simpatia per il clero in generale, e ricordo anche i tanti momenti di tristezza che le nostre passioni provocavano, come il giorno in cui, tornato da scuola (era ormai il 1967 e facevo la seconda media a Chiavari), trovai i miei in lacrime: con una stretta al cuore, pensai fosse morta una persona cara, pensai ai nonni o allo zio preferito... Avevano ucciso Che Guevara, ed era in effetti una persona cara, carissima, a casa mia, anche se vista soltanto in foto e in rari servizi televisivi (memorabile il discorso all'assemblea dell'Onu, che gareggiava in popolarità domestica soltanto con i furibondi colpi di scarpa sferrati da Nikita Kruscev sul banco dei delegati); comunque, la tragedia era attesa, da circa un mese, quando avevano diffuso la notizia che Tania la Guerrigliera era caduta in un'imboscata dell'esercito boliviano, assieme a tutto il suo gruppo. Prima ancora (nel 1961), la stessa tristezza l'avevo respirata dopo l'assassinio di Lumumba, e non saprei neppure spiegare come i miei genitori sapessero della sua esistenza e ne seguissero le gesta, ma per me Lumumba era un nome che evocava dignità per l'Africa come lo sarebbe stato tanto tempo dopo quello di Mandela...

E la prima volta che mi sono "avventurato" a Genova da solo, attirato da quella che per me era una sorta di frontiera, aria pervasa di aromi d'Africa e America Latina nei vicoli del grande porto allora in piena attività, ecco perché, passando da piazza De Ferrari, ricordo di aver rivissuto in un'ondata di emozioni tutti i discorsi e i commenti accesi su quell'epopea antifascista che era stato il giugno del '60 nei racconti di casa mia: i camalli e i partigiani, i famigerati "caroselli" delle camionette e qualche bagno forzato nella fontana, giusto per spegnere un po' di tracotanza, la solidarietà delle genti dei caruggi che lanciavano dalle finestre fiori sulla celere di Tambroni ma con tutto il vaso, terra compresa, e gli appelli di Pertini e Terracini, persino una canzone che rievocava tutto questo, sentita fino a consumare il vecchio disco comprato in qualche festa dell'Unità sul lungo Entella...

di Donald Datti

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