Magazine Martedì 1 ottobre 2013

«Non voglio lasciare il mio amante (ma un terzo è in arrivo)». La posta del cuore

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Magazine - Cara Antonella,
a proposito d'amore: a un certo puoi decidere che no, non farai di tutto per tenertelo, non investirai tutte le tue energie per tenerti un amore, tanto più se è un amante vanitoso; costante, meraviglioso, ma fedifrago che dopo averti fatto vedere le stelline dal piacere ti fa vedere i sorci verdi dal mal di cuore e dal bruciore nella pelle al pensiero di non averlo, per poi ricordare -quando ti sfava- che cominci ad avere i capelli bianchi, e hai quasi quarant'anni e l'hai già fatto e non lo vuoi rifare, di metterti in gioco, di investire tutte le tue energie, oltretutto per uno che non sai nemmeno se ti corrisponde ovvero, ti cerca con una certa qual regolarità ma non dice una parola.

E, e, e, e tu sai che lo potresti fare, che potresti reggere, che se avessi dieci anni di meno lo faresti, ma ora non lo vuoi fare più, ti senti stanca, vecchia, triste, depressa, infelice, senza amore e senza felicità e per questo ti senti pure in colpa perché hai un marito, non lo coccoli, non lo fai felice, in pratica, ti ho detto.
C'è da dire che è stato bello vivere l'amore con lui, anche se adesso sono triste di lasciare il mio amante - perché lo sto tagliando, è più forte di me.

Come mi è sembrato romantico e nobile amarlo, ora mi pare umano e antico lasciarlo andare. Anche perché credo che si stia infilando nelle mutandine più fresche di un'altra e sono troppo vecchia e troppo fragile per sopportarlo.

Questo è quanto, al netto di un nuovo (e più fresco) spasimante che mi fa ancora sognare di essere Zaza Gabor che diceva: è molto più facile fare felice il marito di un'altra che il proprio o di essere sempre una girl che, com'è noto, just wants to have fun!

Amo te e la tua posta,
un caro saluto.
anonymax

Cara Anonymax,
ti conosco, anzi ti riconosco. Hai uno stile inconfondibile, che potrebbe non giovare alla tua doppia vita, stai un po' più attenta! Per altro è uno stile che mi garba assai, è un piacere leggerti. (Grazie per l'apprezzamento, tra l'altro).
Ma ora finiamola con le courbette e, al solito, andiamo al sodo: non vuoi proprio un consiglio, direi che casomai mi aggiorni e ti interessa sapere come la penso.
Beh, bella, penso che dovresti darti una calmata ché questa vita di emozioni forti non fa bene alla maturità e, ahite, tocca diventare grandi. Che non vuol dire asolutamente fare figli: quello semmai è il passo successivo. I figli della crisi la peggiorano e non saranno granché felici.

Ecco, mi riesce difficile consigliarti la strada percorrere per diventare grande, ché mi verrebbe da dirti: i matrimoni sono un lavoro come la vita, le amicizie i rapporti sociali, quindi rimboccati le maniche per ravvivare un amore che c'è stato ma si sta spegnendo, la fantasia non ti manca, la volontà ho paura di sì. Invece devi partire da lì.

Marco Ferreri, il mio designer preferito, consigliò a un giovane che un po' ti somigliava: devi cominciare con il fare quello che ti fa schifo o che non hai assolutamente voglia di fare.
Sintetizzato: disciplina. Non sai cosa sia, devi costruirtela da te.
Aggiungo che una bella psicoterapia junghiana -sei abbastanza intellettuale da apprezzarla- ci starebbe proprio bene: non per questioni patologiche, per fare oridine. Hai una dipendenza dalla vita "spericolata", devi disintossicarti e per questo ci vuole un* specialista.
Ciao e tienimi pure aggiornata se vuoi,
Antonella.

P.S. Me ne sono strafregata degli amanti perché il problema non è quello, come non è segno di maturità mollare uno che senti sul punto di mollare te.

di Antonella Viale

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