Concerti Magazine Martedì 24 settembre 2013

Gianna Nannini: «La vera rivoluzione è tradizione»

Gianna Nannini racconta la sua attività di vinificatore
© Matteo Repetto
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Magazine - Ieri sera a Torino, nella Sala dei 200 di Eataly, Oscar Farinetti e Gianna Nannini hanno presentato InNno: le tre lettere uguali non sono un errore di battitura, ma identificano un rosso di Toscana, prodotto dalla famosa rockstar nella tenuta di Belriguardo, sulle colline senesi. E la terza N è scritta con la calligrafia del nonno di Gianna, Guido.

Con InNno la Nannini aderisce al progetto Vino Libero, che raggruppa 12 produttori distribuiti sul territorio nazionale e accomunati dalla filosofia del «produrre naturale»: niente pesticidi, niente fertilizzanti chimici, pochissimi solfiti, per rispettare al massimo la naturalità.

«La vera rivoluzione è la tradizione» spiega Gianna Nannini «Io sono cresciuta in campagna, nella tenuta in cui mio padre si è trasferito quando ero piccola, e ricordo che si vendemmiava assieme coi mezzadri: mi sono allevata con la cultura del vino, e sono cose che ti restano dentro. Il vino nella mia vita c'è sempre stato, fin dai tempi dei primi provini a Milano, a casa di Battisti: per esorcizzare l'ansia, bevevo un bicchiere prima di cantare. Quando ho rilevato Belriguardo ho cominciato a ricercare per poter produrre un vino di qualità, e ho iniziato ad investire in ettari di Sangiovese».

Gianna si entusiasma mentre racconta la sua esperiena: nell'attività di vinificatore ci mette tutta se stessa, come nel canto.
«È una persona di straordinaria umanità» commenta Farinetti «lo si vede anche dal fatto che ha una vigna Giovanna e una vigna Penelope, chiamate come fossero persone»

Ho chiesto alla Nannini quando ha iniziato a occuparsi di vino in prima persona: «Ho scoperto da un manoscritto di mio nonno che lui all'età di 9-10 anni lavorava a costruire le botti e alla sera andava a cantare. Io invece cantavo e un bel giorno ho rilevato la tenuta e ho iniziato a produrre 2 vini: nel 2000 è nato Baccano, che ho poi prodotto ufficialmente nel 2003, al mio ritorno da Baghdad: l'altro vino di chiamava Clausura, ed era a maggioranza Sangiovese, con una parte in Syrah».

Ma InNno è di più: Oscar Farinetti voleva un vino in purezza, e Gianna ama il Sangiovese, vitigno fieramente autoctono, che non riesce a crescere fuori dalla Toscana.
E così, dall'unione di una vigna che sorge su un terreno marino, ricco di conchiglie fossili, e una che nasce sull'argilloso, è nato InNno, prodotto in una cantina «di legno e terra», in botti di cemento, per ricalcare le antiche tecniche di vinificazione in anfore interrate, ancora in uso in taluni paesi, come ad esempio la Georgia.

Dal punto di vista del processo produttivo, ha spiegato Manuel Pieri, agronomo collaboratore della Nannini, questo vino è stato messo a punto definitivamente sei mesi fa, dopo alcuni anni di studi, e ricorrendo a vinificazioni separate: un vitigno va infatti direttamente in botti di cemento dei primi del '900, restaurate, mentre l'altro riposa dapprima in acciaio, poi è affinato in piccole botti in legno, con passaggio finale in cemento.
Un'etichetta semplice, come quelle di un tempo, lo completa.

Che dire... Io l'ho assaggiato e, pur non essendo un sommelier, l'ho trovato assai gradevole. Ora tocca a voi.

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