Magazine Lunedì 23 settembre 2013

Addio Álvaro Mutis, per lui una Smisurata Preghiera

Magazine - Un viaggio a Helsinki, un'immagine chiara nel freddo delle mattine al porto guardando verso San Pietroburgo, un miraggio. Un Tramp Steamer sudicio, arrugginito e con troppe navigazioni alle spalle tossisce davanti agli occhi del protagonista, che rimane folgorato da quell'ammasso inconsueto di lamine che naviga verso ovest, mentre una strana empatia si fa strada in quell'uomo che, a distanza di anni, risce a conoscere la sua storia, la leggenda di quel cargo honduregno semidistrutto, con il nome mezzo cancellato. Il narratore saprà tutto del mercantile dalla voce del suo capitano, il basco Jon Iturri, mentre naviga sul fiume Orinoco, in un viaggio senza tempo e senza mèta.

Il libro, L'ultimo scalo del Tramp Steamer, racconta già dalla trama tutta l'opera di Álvaro Mutis, scomparso ieri, domenica 22 settembre, a Città del Messico. Con la sua morte, la letteratura latinoamericana perde uno dei maggiori esponenti della narrativa degli ultimi decenni, per quanto sia sempre rimasto misconosciuto in Europa. Ormai novantenne, Mutis ha vissuto una vita da scrittore sotto traccia, pubblicando il primo libro nel 1948 (La baldanza), seguito nel 1953 da Gli elementi del disastro. Dopo l'arresto nel 1959 e la sua permanenza nel carcere di Lecumberri per oltre un anno, dove riesce a scrivere quattro racconti (riassunti successivamente come Cuentos de Lecumberri), lavora per il resto della sua vita come agente per l'America Latina di importanti case di produzione cinematografiche come Twentieth Century Fox e Columbia Pictures.

Ma è solo con la pensione che la forza narrativa prevale sul resto, scrivendo le intricate vicende e personali tribolazioni dei suoi personaggi più completi, i due amici «che continuavano a darsi del Lei» Abdul Bashur, «sognatore di navi» e Maqroll il Gabbiere, di origini sconosciute e di avventure infinite.

La saga dei due soci, ladri per sopravvivenza, truffatori per estro e gusto della rovina, si snoda tra vari titoli, senza una sequenza cronologica. Mutis è spesso, ma non sempre, la voce narrante degli scritti, passando dalla figura del narratore a quella del protagonista, ma sempre in disparte, un tramite tra i due amici, i personaggi primari, infatuati della grande Ilona, terza figura chiave della sua letteratura. La neve dell'Ammiraglio, Ilona arriva con la pioggia e Un bel morir sono i tre libri centrali dei due avventurieri, anche se tutta la scrittura dell'autore amico di Gabriel García Márquez è permeata di alcuni temi fissi: il viaggio, la ricerca, l'amicizia, l'astuzia, le donne. E la rovina.

Smisurata Preghiera, la canzone finale dell'ultimo disco di Fabrizio De Andrè è un'epitome della letteratura di Mutis, una specie di riepilogo dei suoi scritti e allo stesso tempo una spiegazione, un racconto empatico che mette al centro della questione le voci fuori dal coro, per «chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione». Lo stesso Mutis, intervistato nel documentario Dentro Faber – Gli Ultimi, affermava che il sunto della propria opera, nella canzone del cantautore genovese, è di un'efficacia di cui egli stesso non sarebbe stato capace.

Definito da García Márquez «uno dei più grandi scrittori della nostra epoca», era nato a Bogotà nel 1923, ma aveva passato la sua infanzia in Belgio, con il padre diplomatico. Durante la sua carriera ha vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Xavier Villaurrutia, il Principe delle Asturie e il premio Cervantes, oltre al Regina Sofia per la poesia. «Tutto ciò che ho scritto», affermava Mutis riguardo la sua terra natìa, «è destinato a celebrare , perpetuare questo angolo della terra calda, dalla quale emana la sostanza stessa dei miei sogni, le mie aspirazioni, i miei terrori e le mie affermazioni. Non c’è una sola riga del mio lavoro che non sia riferita, in forma segreta o esplicita, al mondo senza limiti che per me era quell’angolo della regione di Tolima, in Colombia».

di Leonardo Parigi

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