Magazine Giovedì 15 agosto 2013

Le bugie nel carrello: Dario Bressanini svela le verità su cibo e marketing

Magazine - Partendo dal libro precedente Pane e bugie (Chiarelettere, 2010), e sull'onda del suo successo, (siamo arrivati alla settima edizione) ecco Le bugie nel carrello. Le leggende e i trucchi del marketing sul cibo che compriamo, un reportage di Dario Bressanini, che è complementare al primo.

In questo libro si parte dal Kamut per passare al selenio, al vino biodinamico, agli omega3, alle uova, al pomodoro pachino, alla mozzarella di bufala, al latte, alla mortadella , al burro, per arrivare al tonno. Per ogni prodotto elencato si raccontano la storia, la leggenda, i dubbi e le verità scientifiche.

Cosa si nasconde dietro a molti nomi e ingredienti? Quali sono i veri valori nutrizionali di certi alimenti?

Scopriremo, nella lettura del libro, che non c'è legame tra naturale e benessere; scopriremo quanti benefici e qualità dei prodotti siano solo questione di marketing, di sfacciata pubblicità. Non ha senso distinguere gli alimenti tra naturale o meno. Con questo libro avremo un aiuto concreto per conoscere cosa mettere nel carrello della spesa. Avremo il punto di vista di un chimico. Un approccio scientifico per sapere la verità sui prodotti che acquistiamo quotidianamente per alimentarci.

L'autore Dario Bressanini, chimico ricercatore presso l'Università degli Studi dell'Insubria a Como e collaboratore con una rubrica Pentole e provette sulla rivista Le Scienze, si occupa con taglio scientifico di far conoscere quanti benefici e rischi ci sono nell'impiego della chimica in agricoltura e nell'industria alimentare, nelle nostre cucine e supermercati.

Km zero, naturale, biologico, ecologico ecc. sono parole d'ordine che condizionano i consumatori. Ma è veramente tutto buono? Il naturale e il biologico sono veramente buoni e salutari? Ma cos'è veramente il mangiare sano? È vero che i prodotti biologici sono veramente di qualità superiore agli altri? Tutti i luoghi comuni smascherati.

Allora della farina di Kamut, che si racconta ottenuta da semi provenienti da tombe egizie di quattromila anni fa, veniamo a sapere che in verità è solo una trovata di una famiglia di agricoltori statunitensi che ha registrato questo marchio, dando il nome di origine egizia: kamut. Quindi Kamut è un marchio registrato come quello della Coca Cola. Appunto. Infatti Dario Bressanini scrive che è improbabile che i semi possano germinare dopo quattromila anni; poi risulta che gli egizi coltivassero soprattutto farro e orzo e non frumento.

Lo stesso grano utilizzato dalle coltivazioni Kamut è il cereale Kohorasan, che può essere coltivato da chiunque ma, poiché non si conosce l'associazione tra i due frumenti, resta invenduto; mentre il Kamut - che non va bene per i celiaci - costa il quadruplo e vende.

Le patate al selenio fanno diventare più intelligenti? Cosa sono le patate  bolognesi Selenella, con l'aggiunta di selenio? Il vino biologico o biodinamico è migliore? Quanto influiscono le pratiche esoteriche, inventate da Rudolf Steiner, nella qualità del vino? Niente. Ugualmente come, secondo dati scientifici, tra le uova delle galline allevate a terra e quelle in gabbia. Perché il burro del nord-europa è più buono di quello italiano? Già, mentre la filiera dovrebbe essere: latte-burro-formaggio, in Italia è latte-formaggio-burro; si predilige alimentare la produzione del formaggio come il grana reggiano e padano. Questo crea un burro di qualità inferiore.

Ancora: qual è la storia del pomodoro pachino? Nato da sementi israeliane è un prodotto che vuole essere italiano. Delle mozzarelle di bufala? Solo bufale? Non sempre è così. È vero che gli adulti non dovrebbero più bere latte?

E il tonno, perché bisognerebbe mangiarne poco? Quello che va in scatola è della qualità pinna gialla ovvero quello più scadente (altro che pubblicità) e pescato in Asia. La quantità di mercurio e metalli è alta. Inferiore alla quantità indicata come pericolosa, ma sempre alta e quindi da limitarne il consumo. Questo vale anche per il tonno fresco. Attenzione con i giapponesi che lo pescano per i loro sushi e altri piatti, il tonno sta avviandosi all'estinzione.

In finale del libro ecco lo scenario del futuro: la carne clonata, il cloneburger. Intanto è  notizia recente del consumo di un panino con carne prodotta in vitro.  

Ma la chiusura del cerchio si ha con la storia del frumento del Senatore Cappelli, ora diventato simbolo della tradizione e prodotto da gourmet: un grano definito autoctono ma proveniente dalla Tunisia. Dietro quel grano Cappelli c'è il lavoro di Nazareno Strampelli, uno dei più grandi genetisti agrari che l'Italia abbia mai avuto. È grazie a lui che l'Italia riuscì durante il fascismo a passare dal raccolto di 44 milioni di quintali di frumento nel 1922, agli oltre 80 milioni di quintali del 1933. Questo senza accrescere la superficie coltivata. Dal Kamut dei faraoni del Montana al grano duro del Senatore Cappelli.

In definitiva un libro che fornisce molte risposte a tanti interrogativi, svelando molte utili curiosità. Un valido aiuto per i consumatori.

di Giorgio Boratto

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